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Cambiamento climatico: danni e perdite per l'Italia

Dal 2010 sono 126 i Comuni che hanno subito i colpi del clima che cambia e dal 1980 i danni ammontano a 60 miliardi di euro.

Piove come non è mai piovuto. Piogge tropicali in Italia e i nostri ecosistemi, non avendo avuto il tempo necessario per adattarsi, risentono della quantità d’acqua che viene giù in poco tempo. Ma anche lunghi periodi di siccità (ne stiamo affrontando uno ora nel sud Italia, ad esempio) e isole di calore. Sono alcuni dei fenomeni legati all’innalzamento delle temperature.
Il clima cambia e, a subirne le conseguenze, ci sono anche le nostre città, quelle in cui viviamo. Città purtroppo indietro per le politiche di adattamento al cambiamento climatico.
Secondo il rapporto “Le città alla sfida del Clima”, stilato da Legambiente in collaborazione con il Gruppo Unipol, sono 126 i Comuni italiani che dal 2010 ad oggi hanno subito gli effetti devastanti del cambiamento climatico. 242 i fenomeni meteorologici estremi che hanno colpito tutta la penisola creando gravi disagi alla popolazione. In particolare si contano 52 casi di alluvioni e 98 casi di danni alle infrastrutture (per piogge intense) che hanno reso impossibile l’uso di mezzi pubblici quali tram e metropolitane per un totale di 56 giorni (19 a Roma, 15 a Milano, 10 a Genova, 7 a Napoli e 5 a Torino).
Ma neanche il patrimonio storico italiano può dirsi esente da danni, sono infatti 8 i casi registrati.
Come è noto, poi, il nostro Paese possiede gran parte del suo territorio in zone considerate a rischio dissesto idrogeologico e dal 2010 sono 44 le grosse frane che lo hanno martoriato (sono in Italia i 2/3 delle frane censite in tutta Europa).
Disagi anche per l’accesso all’energia. Il maltempo ha causato 55 blackout elettrici, il più lungo proprio ad inizio 2017 per le forti nevicate. Per questa ragione solo in Abruzzo sono state 150 mila le abitazioni rimaste senza luce e riscaldamento.
Se invece facciamo riferimento alle regioni, è la Sicilia quella più colpita: 25 eventi climatici estremi tra cui trombe d’aria e alluvioni.

A rendere i dati ancora più duri sono la conta delle vite umane perse: 145 le vittime accertate dal 2010 al 2016 a causa di inondazioni. 40 mila, invece, gli sfollati. E poi c’è il problema delle isole di calore, zone in cui la temperatura percepita supera di gran lunga quella reale, dove tocca soprattutto agli anziani e agli ammalati soffrire quando si superano i 35°. Solo nel 2015 si contano oltre 2700 morti premature tra chi aveva più di 65 anni d’età.

Ma quanto ci costano i cambiamenti climatici?
Per rendere un po’ l’idea di quanto ci siano costati negli ultimi anni i fenomeni generati o esacerbati dal surriscaldamento globale a noi europei la EEA, l’Agenzia per l’Ambiente Europea, in uno dei suoi ultimi lavori (Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2016) ha stimato in termini monetari i danni subiti. Ne emerge una cifra spaventosa. Dal 1980 al 2013 le perdite subite dai Paesi che fanno parte dell’European Economic Area ammontano a quasi 400 miliardi di euro (393 per la precisione).
L’Italia, nella speciale classifica dei danni economici, è seconda con 60 miliardi di euro di perdite, prima la Germania (78), seguono Francia (53), Gran Bretagna (46) e Spagna (33).
La competizione per l’accaparramento delle risorse naturali (come l’acqua) di questo passo è destinata ad aumentare generando nuovi problemi di tipo socioeconomici – si legge nel report – il Mediterraneo è visto come regione chiave per capire le conseguenze legate al climate change poiché possiede “il maggior numero di settori economici gravemente colpiti” ed “è fortemente vulnerabile alle ricadute sugli scambi agricoli e alle modifiche dei flussi migratori”.
Insomma, Trump o non Trump, il cambiamento climatico è qui, ora, e anche da noi comincia a mostrare i suoi primi effetti.

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clima | comuni | Italia

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Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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