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Aziende impreparate al rischio clima

Lo afferma la recente indagine di DNV GL: solo 1 impresa su 4 dichiara di aver già agito sul clima

“Le aziende hanno già evidenziato degli impatti generati dai cambiamenti climatici sulle proprie operazioni o riconoscono che vi sia un alto rischio di conseguenze imminenti. Nonostante ciò, si registra una mancanza di proattività, con solo una minoranza di imprese che sta portando avanti iniziative che mirano all’adattamento o ad aumentare la resilienza. Stanno sottovalutando quanto possano essere dirompenti gli impatti e quanto sia urgente affrontare questo problema?”, si chiede Luca Crisciotti, CEO di DNV GL, ente di certificazione che ha indagato sulle misure prese dal mondo dell’industria in relazione agli eventi meteorologici estremi. 
Lo studio, effettuato insieme a GFK Eurisko, ha coinvolto più di 1200 figure professionali europee, asiatiche e americane.

Quasi tutte le imprese interpellate hanno dichiarato di essere al corrente dei rischi legati al clima che cambia, pericoli che direttamente o indirettamente potrebbero incidere pesantemente sulle attività di produzione.
Maggiore preoccupazione è stata espressa per fenomeni come l’aumento della temperatura (e seguenti ondate di calore), l’intensificarsi delle tempeste e delle alluvioni. Preoccupazioni che si diversificano in base alla collocazione geografica del campione intervistato. Per il nord America il problema numero uno sono le tempeste. Per l’America centro-meridionale e l’Europa, la minaccia più rilevante è data dalle ondate di calore.

Se guardiamo invece agli impatti che il cambiamento climatico sta generando o ha generato in passato, solo un’azienda su quattro dichiara che la propria catena del valore ne ha risentito, mentre una su otto pensa che avrà problemi tra più di dieci anni.
Inoltre, nonostante lo studio dimostri che il legame climate change - attività produttiva sia noto, solo il 25% delle aziende ha fino ad ora investito in misure di prevenzione ai danni climatici. Percentuale che però sale, al 40%, se consideriamo esclusivamente imprese di grandi dimensioni.
Imprese che parlano molto di “resilienza climatica” ma che si trovano in difficoltà nel distinguere adattamento e mitigazione: “sembra esserci confusione tra azioni di adattamento ai cambiamenti climatici e azioni di mitigazione – continua Luca Crisciotti - Gli sforzi di mitigazione sono cruciali per ridurre le emissioni di gas serra, ma da soli non consentiranno a un’azienda di adattarsi ai cambiamenti o di svilupparne resilienza. C’è, dunque, un enorme potenziale per accrescere e potenziare la consapevolezza e la preparazione nella gestione degli effetti dei cambiamenti climatici”.

In fine, se da una parte si evince che agire sul clima viene visto come opportunità sia di business che di vantaggio competitivo, dall’altra parte l’indagine sottolinea la necessità di lavorare sotto il profilo della consapevolezza e, l’unico modo per aumentare la capacità di reazione aziendale ai fenomeni estremi, è fare una valutazione completa dei rischi. Perché, una volta conosciuti nella loro totalità, si può finalmente metter in campo una strategia efficace.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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