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Le città italiane nel mirino della crisi climatica

L’ultimo rapporto CittàClima di Legambiente descrive gli impatti decennali del cambiamento climatico nei centri urbani. Roma, Bari, Milano e Agrigento tra le città più colpite

L’ultimo Climate Risk Index di Germanwatch fornisce numeri allarmanti sull’impatto della crisi climatica nel nostro Paese. Tra il 1999 e il 2018 in Italia hanno perso la vita circa 20mila persone a causa degli eventi estremi, per una perdita economica in rapporto ai danni generati quantificata in 32,92 miliardi di dollari. Il tutto, mentre ancora si attende l’approvazione da parte di Governo e Parlamento del “Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico”, strategia necessaria per mettere in sicurezza territori e persone.
Secondo il rapporto 2020 dell’osservatorio di Legambiente “CittàClima”, dal titolo “Il Clima è già cambiato”, la crisi climatica continua a colpire duramente le realtà urbane del Belpaese e, anzi, i danni sono in costante ascesa. Negli ultimi 10 anni, infatti, nei Comuni italiani si sono verificati 416 casi di allagamenti per via delle intense piogge e, di questi, 319 avvenuti in città. Allagamenti che hanno generato: 347 episodi di interruzioni e danni alle infrastrutture (con 80 giorni di stop solo per le aree metropolitane e per i treni urbani); 14 casi di danni al patrimonio storico-archeologico; 39 casi di danni provocati da lunghi periodi di siccità e temperature estreme; 257 eventi con danni dovuti a trombe d’aria; 35 casi di frane causati da piogge intense e 118 eventi (89 avvenuti in città) da esondazioni fluviali. Inoltre, CittàClima stima che le persone che hanno perso la vita per queste cause sono 251, di cui 42 solo nell’anno 2019. Secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerce (CNR), invece, sono 50mila le persone evacuate in seguito a frane e alluvioni.

“Nel Rapporto di CittàClima abbiamo tracciato un bilancio degli ultimi dieci anni con numeri e una mappa aggiornata degli impatti nel territorio italiano – commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – L’intento è quello di far capire come serva un cambio delle politiche di fronte a fenomeni di questa portata”.
Solo nel 2020 (dati disponibili fino a ottobre) in Italia si sono verificati 86 casi di allagamento da piogge intense e 72 casi di trombe d’aria. Un numero in aumento, se pensiamo che nel 2019 i casi registrati erano 54, mentre erano 41 nel 2018, con un forte impatto anche in termini di costi. “Dal 2013 il nostro Paese ha speso una media di 1,9 miliardi l’anno per riparare ai danni e soltanto 330 milioni per la prevenzione: un rapporto di 6 a 1 che è la ragione dei danni che vediamo nel territorio italiano – osserva ancora Zanchini – Il Recovery plan deve contenere la risposta a queste sfide, con risorse per l’adattamento e un cambio della governance che oggi non funziona. Del resto, oggi sappiamo che cosa dobbiamo fare, come raccontiamo con decine di buone pratiche nel rapporto, e abbiamo tutte le informazioni e gli strumenti per analizzare le aree coinvolte dai fenomeni, per comprenderne le possibili cause antropiche, le scelte insediative, i fenomeni di abusivismo edilizio che ne aggravano gli impatti e individuare efficaci strategie di contrasto e adattamento”.

Per quanto riguarda le città più colpite, dal 2010 al 2020 è Roma, con 47 eventi estremi registrati, uno dei centri urbani che ha subito i danni maggiori. Tra le altre realtà urbane troviamo Bari, con 41 eventi estremi, Agrigento con 31 e Milano a quota 29, a dimostrazione che l’emergenza climatica coinvolge l’intera Penisola.
Infine, Legambiente elenca una serie di buone pratiche da replicare per la messa in sicurezza dei centri urbani, tra cui figurano l’edilizia sostenibile e l’estensione delle aree verdi, e fornisce diverse proposte indirizzate al governo per rendere il nostro Paese più resiliente. Proposte dove, per esempio, troviamo: l’approvazione immediata del piano di adattamento climatico; il divieto di qualsiasi edificazione nelle aree a rischio idrogeologico; la delocalizzazione degli edifici in aree classificate ad elevato rischio idrogeologico; il ripristino dei suoli nelle aree urbane; lo stop al consumo di suolo; il divieto di utilizzo dei piani interrati per abitazioni.

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Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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