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Ambiente: terminato il G7 meno 1

C’è dichiarazione congiunta questa volta ma gli USA ribadiscono: siamo fuori da Parigi.

“D’accordo su tutto tranne che sul clima”. Come dire “d’accordo su tutto tranne sulla questione ambientale” che, al G7 Ambiente, non è proprio un tema così accessorio, uno da mettere in secondo piano.
Si era aperto con queste dichiarazioni, quelle del padrone di casa Gian Luca Galletti, la sessione green del G7 cominciata domenica e terminata ieri, nella città di Bologna. Parole pronunciate dal nostro Ministro dell’Ambiente che facevano, neanche tanto velatamente, riferimento all’ospite ingombrante di turno: Scott Pruitt. L’attuale capo dell’EPA (l’equivalente negli USA del nostro ministero all’ambiente) che più volte in questi ultimi mesi si è reso protagonista di dichiarazioni (quantomeno) ambigue sui cambiamenti climatici. Dal famoso interrogatorio in cui rispondeva a Bernie Sanders di non essere sicuro dell’effetto provocato dalla CO2 sul clima alla bufala “siamo attualmente in una pausa che dura dal 1990 per quanto riguarda l'aumento delle temperature” (facilmente smentibile col primo grafico di turno).
Pruitt, il braccio armato incaricato da Trump allo smantellamento delle politiche ambientali ed economiche di Obama non punta, però, ad ostacolare solo la lotta climatica. Dall’innalzamento delle emissioni inquinanti delle autovetture (per non bloccare il mercato, dicono…) all’intenzione di togliere il bando per quei pesticidi ritenuti (precedentemente proprio dall’EPA) pericolosi per la salute umana. Sono questi i prossimi obiettivi del repubblicano. Senza contare la smania del Presidente americano nel voler sfruttare fino all’ultima goccia di gas e petrolio a stelle e strisce puntando, contemporaneamente, anche (e soprattutto) sul rilancio della forma più “sporca” per la produzione di energia: il carbone.
Deve essere per questo che Pruitt, quindi, è tornato negli Stati Uniti già domenica (è stato sostituito da una delegata EPA), dopo poche ore dall’inizio del summit in cui, tra l’altro, si era discusso solo di cambiamenti climatici (la versione ufficiale dice che è rimpatriato per un appuntamento preso precedentemente con Trump). Questa volta, però, a differenza di quanto si era visto per il G7 Energia, si è comunque arrivati ad un documento condiviso. Ma c’è una nota.

Gli impegni presi e la nota USA
Trattandosi di G7, oltre al nostro Galletti e all’americano Pruitt, hanno preso parte al dibattito Karmenu Vella (rappresentate dell’Unione Europea) e altri 5 ministri: Catherine McKenna (ministra dell'Ambiente e del Cambiamento climatico del Canada), Nicolas Hulot (ministro della Transizione ecologica e sociale della Francia), Barbara Hendricks (ministra dell'Ambiente e della sicurezza nucleare della Germania), Koichi Yamamoto (ministro dell'Ambiente del Giappone) e Andrea Leadsom (ministra dell'Ambiente e le politiche agricole del Regno Unito).
Nel documento finale i Paesi si sono impegnati ad agire sui temi del marine litter (l’inquinamento degli oceani), dell’economia circolare, dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (e della sua implementazione in Africa), della finanza sostenibile e dei sussidi dannosi all’ambiente. Per quanto riguarda, invece, l’azione climatica e le banche di sviluppo multilaterali per la lotta al climate change, gli USA attraverso l’inserimento di una “postilla” nel documento ribadiscono la scelta presa dall’amministrazione Trump: sono fuori dalle logiche dell’Accordo di Parigi.
Durante l’evento, i Paesi hanno anche sottoscritto la “Road map di Bologna”, una carta che intende limitare il sovrasfruttamento dei servizi ecosistemici.

“Poteva essere una riunione di rottura, invece è stata del dialogo. Abbiamo lavorato per erigere ponti – afferma Galletti - I Paesi presenti al G7 hanno detto con forza che l’accordo di Parigi è irreversibile e non negoziabile e che è l’unico strumento possibile per combattere i cambiamenti climatici. Con gli Usa ci auguriamo di poter portare avanti un dialogo costruttivo, ogni posizione diversa per noi è esclusa”.

Oltre a verificare il modo in cui le promesse fatte dai Paesi del G7 verranno attuate, resta da capire come Trump e Pruitt intendano perseguire gli altri obiettivi senza sforzarsi a ridurre le emissioni climalteranti. Chiaro esempio di questo “paradosso climatico” può essere rappresentato dall’attuazione dell’Agenda 2030 ed i suoi 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile: al numero 13 compare proprio il climate change. Inoltre, la lotta al cambiamento climatico non è univoca ma trasversale e coinvolge tutti i settori: dall’economia alla coesione sociale, dalla finanza sostenibile all’immigrazione, dall’inquinamento degli oceani all’aria pulita. Per questo, la posizione degli USA è, di nuovo, sembrata più di apparenza che di sostanza. Un modo per tener d’occhio l’altra parte della barricata o, come preferisce Trump, l’altro lato del muro. Una posizione pericolosa, però, e non da sottovalutare. Perché rischia di inceppare ancor di più le politiche a sostegno del benessere e dello sviluppo che, al contrario, avrebbero bisogno di una forte accelerata da parte di tutta, tutta, la comunità globale. 

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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