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La biodiversità non interessa

Dai media globali alla politica nostrana: arrestare la perdita di biodiversità non sembra essere una priorità

Secondo la FAO negli ultimi tre secoli le aree forestali si sono ridotte di circa il 40%, mentre per il Millennium Ecosystem Assesment il tasso di estinzione delle specie provocato dall’uomo è di 1000 volte superiore a quello naturale e negli ultimi anni abbiamo perso il 35% delle mangrovie globali. Eppure la perdita di biodiversità non sembra toccare il mondo dell’informazione e quello della politica.

Nel mondo se ne parla troppo poco
È quanto afferma un team di ricercatori canadesi attraverso lo studio “Our House Is Burning: Discrepancy in Climate Change vs. Biodiversity Coverage in the Media as Compared to Scientific Literature” che mette in mostra la differenza di “trattamento” tra due temi: la biodiversità e clima.
Premettendo che i due fenomeni sono fortemente correlati tra loro – il classico cane che si morde la coda -, il team di ricerca ha calcolato il loro peso mediatico in diversi giornali anglofoni del Canada, degli Usa e del Regno Unito, tra articoli pubblicati nel periodo 1991–2016.
“Le nostre analisi dimostrano molto chiaramente che la copertura mediatica dei cambiamenti climatici è fino a 8 volte superiore a quella della biodiversità – ha dichiarato la prima firma dello studio Pierre Legagneux, del Département de biologie, chimie et géographie dell’Uqar -, e questo malgrado una bassa differenza nel numero di studi scientifici realizzati e dei finanziamenti di cui hanno beneficiato questi due campi della ricerca. Alla luce di questa constatazione, la popolazione non è sufficientemente cosciente riguardo alla diminuzione della biodiversità, quali gli animali e le piante, che svolgono però un ruolo essenziale per il buon funzionamento degli ecosistemi e per il nostro benessere”.

In Italia risorse poco tutelate
Tra gli istituti che si occupano di monitoraggio ambientale, troviamo il “Comitato per il capitale naturale” presieduto dal Ministero dell’Ambiente. La mission è tenere sotto controllo i servizi ecosistemici: beni e servizi che gli ecosistemi ci offrono, anno dopo anno, necessari per il benessere del Paese. Punto cruciale, è valutarne modifiche e reazioni - impatti - in rapporto alle diverse politiche di gestione e, proprio in questi giorni, il Comitato ha pubblicato il suo secondo rapporto.
Se il primo ci informava sul valore monetario dei servizi ecosistemici italiani, si parla di 338 miliardi di euro per il 2015, il secondo prova a rispondere ad una semplice domanda: quanto tuteliamo queste risorse?
Grazie all’aiuto di esperti del settore, tra cui Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF, si è analizzata la parte di spesa pubblica destinata alla tutela ambientale nell’anno 2016 e l’andamento delle imposte ambientali a partire dal 1980.
Nello studio si legge che le risorse destinate a questo tipo di attività sono pian piano diminuite, passando dagli 8,3 miliardi di euro nel 2010 a 4,8 nel 2016 (solo lo 0,6% della spesa pubblica nazionale), dove il 56% è stato destinato alla protezione del suolo, il 32,4% alla protezione di biodiversità e paesaggio, alla gestione dei rifiuti è toccata quota 11,8%.
Per quanto riguarda le imposte ambientali, queste sono sì cresciute dal 1980 al 2016 ma rappresentano ancora una voce di entrata esigua: 58,8 miliardi di euro (nel 2016). Numero basso, legato ad una tassazione troppo permissiva nei confronti delle attività dannose per la salute umana e quella ambientale del nostro Paese. Motivo per cui, tra le raccomandazioni, il Comitato suggerisce di “attuare il principio Chi-Inquina-Paga e riorientare il sistema fiscale per ridurre le pressioni sul capitale naturale e sui servizi ecosistemici”.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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