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Oceani sempre più caldi

Più cresce la CO2 in atmosfera e più si scaldano gli oceani: fino a ora hanno assorbito oltre il 90% del calore derivante dai gas serra.

La temperatura degli oceani ha raggiunto un nuovo picco: il 2019 è stato l’anno record che dimostra chiaramente l’acceleramento del cambiamento climatico. Gli oceani nel mondo, infatti, rappresentano la misura più chiara dell'emergenza climatica poiché fino a ora sono stati capaci di assorbire oltre il 90% del calore derivante dalle emissioni gas serra.
Secondo lo studio “Record-Setting Ocean Warmth Continued in 2019”, pubblicato dalla rivista Advances In Atmospheric Sciences, la quantità di calore introdotta negli oceani del pianeta negli ultimi 25 anni è equivalente all'energia prodotta da 3,6 miliardi di bombe atomiche di Hiroshima.
"Questo riscaldamento oceanico misurato è incontrovertibile ed è un'ulteriore prova del riscaldamento globale. Non ci sono alternative ragionevoli a parte le emissioni umane di gas serra che intrappolano il calore per spiegare questo riscaldamento”, ha affermato l’autore dello studio Lijing Cheng.
I ricercatori per arrivare a questa conclusione hanno utilizzato tutti gli strumenti a loro disposizione, compresi i dati raccolti dalle 4mila postazioni che galleggiano nei mari di tutto il mondo. I risultati mostrano chiaramente che il calore marino aumenta pian piano che i gas serra si accumulano nell'atmosfera: il ritmo di accumulo del calore in mare dal 1987 al 2019 è quattro volte e mezzo più veloce di quello dal 1955 al 1986”.

"È fondamentale capire quanto velocemente stiano cambiando le cose", ha dichiarato John Abraham, coautore e professore di ingegneria meccanica all'Università di St Thomas negli Stati Uniti. “La chiave per rispondere a questa domanda è negli oceani: ecco dove finisce la stragrande maggioranza del calore. Se vuoi comprendere il cambiamento climatico, devi misurare il riscaldamento degli oceani".
Ma questa è solo la punta dell’iceberg di quello che potrebbe ancora accadere, lo studio infatti sostiene che se dovessimo continuare con lo scenario bau (business as usual, in pratica descrive cosa succede se non si dovesse cambiare il nostro modello economico), gli impatti si ripercuoterebbero gravemente sia in mare che in superficie. L’aumento del calore, infatti, oltre a essere una serie minaccia per la biodiversità marina, contribuisce alla creazione di eventi estremi sempre più distruttivi. “Quando il mondo e gli oceani si surriscaldano, cambia il modo in cui la pioggia cade ed evapora. Esiste una regola empirica generale: le aree più asciutte diventeranno più asciutte e le aree più umide diventeranno più bagnate, le piogge si verificheranno con forza sempre maggiore", ha continuato Abraham.
Infine lo studio ricorda che gli oceani più si riscaldano e più si espandono, e più si riscaldano e più sciolgono il ghiaccio, causando così l'innalzamento del livello del mare. Dal 1900, è proprio negli ultimi 10 anni che l’innalzamento del livello del mare è cresciuto a un tasso maggiore. Gli scienziati ora calcolano che potrebbe essere circa di un metro l’innalzamento del livello del mare entro la fine del secolo: un fenomeno che costringerebbe 150 milioni di persone in tutto il mondo a spostarsi.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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