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L’estinzione inosservata

Si tratta degli insetti, necessari alla vita sul pianeta: “potrebbe essere andata persa metà della popolazione dal 1970 a oggi”.

Il pianeta è all'inizio di una sesta estinzione di massa, come da tempo sostiene il mondo scientifico che si occupa di biodiversità, con perdite enormi già registrate per animali di grandi dimensioni. Per quelle più piccole, invece, fino a qualche anno fa risultava difficile fornire una stima accurata, proprio per via delle dimensioni, tuttavia gli ultimi rapporti sull’argomento hanno evidenziato che la situazione potrebbe essere peggiore di quel che si pensava.
La popolazione di insetti sta crollando un po’ in ogni parte del mondo, ne è un esempio la prima rassegna scientifica globale in merito, risalente allo scorso febbraio, che dimostra come dalla Germania al Porto Rico sia in atto un “collasso degli ecosistemi naturali”.

Gli insetti sono di gran lunga gli animali più vari e abbondanti sulla Terra, pari a circa 17 volte il numero delle persone, e sono necessari per la sussistenza del genere umano, basti pensare che gli impollinatori risultano fondamentali per la produzione di cibo.
L’ultimo rapporto in merito, dal titolo “Insect declines and why they matter” reso noto da Wilder Future, ha fornito nuovi elementi da tener bene in considerazione.
Lo studio parla di “un’apocalisse degli insetti inosservata”: metà della popolazione potrebbe addirittura essere andata persa dal 1970 a oggi, sia per fattore legati all’aumento della temperatura, sia per fattori naturali e sia per l’uso sfrenato dei pesticidi che esploso negli ultimi 50 anni in tutto il mondo. Al momento sono state catalogate circa un milione di specie di insetti e di queste il 40% rischia di non sopravvivere ancora per molti anni.

"Ci sono ancora poco studi sulla popolazione di insetti, ma potremmo aver perso il 50% o più dei nostri insetti dal 1970”, ha dichiarato Dave Goulson dell'Università del Sussex, tra le prime firme del rapporto, “e proprio il fatto che abbiamo ancora delle lacune nella letteratura scientifica rende la cosa più spaventosa. Di sicuro va arrestato il declino di questi animali o ci saranno profonde conseguenze per tutta la vita sulla Terra e quindi per il benessere umano, non abbiamo il tempo per migliorare la qualità dei dati. Dobbiamo agire ora".

L’analisi si è poi soffermata sul caso del Regno Unito, zona dove gli insetti sono particolarmente studiati dai ricercatori. I risultati mostrano come 23 specie di api e vespe si siano estinte durante il secolo scorso mentre raddoppiava l’uso di pesticidi, in particolare negli ultimi 25 anni. Le farfalle britanniche, che vivono in particolari habitat, arrivano in alcuni habitat a registrare una perdita pari al 77% della popolazione rispetto alla metà degli anni '70. In media, le farfalle del Regno Unito sono diminuite del 46%.
Ma è tutto collegato, gli effetti sono a catena e impattano anche sugli altri animali: per esempio il “pigliamosche maculato”, un piccolo uccello, che mangia solo insetti volanti, ha subito un declino del 93% degli esemplari dal 1967.
Cibo, flora e fauna, tutto è messo a rischio da quella che viene definita un’apocalisse inosservata, ma che potrebbe generare danni evidenti agli occhi di tutti.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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