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La pandemia crea problemi alla conservazione della natura

Molti i posti di lavoro persi dai ranger addetti alla salvaguardia ambientale nel mondo, uno su cinque dichiara di aver perso il lavoro

Secondo una raccolta di nuovi documenti sul tema, la pandemia ha avuto un impatto significativo sulla conservazione della natura in tutto il mondo. Molti sono stati infatti i posti di lavoro persi tra i ranger, in pratica le guardie addette a monitorare e a evitare le pratiche di bracconaggio, e che si occupano più in generale di protezione ambientale. A farlo presente un lavoro svolto dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), che ha pubblicato l’11 marzo un numero speciale dell’indagine “Parks”.
Le aree protette dell’Africa e dell’Asia sono quelle che ne hanno pagato maggiormente le spese. Più della metà delle aree protette in Africa, infatti, sono state costrette a fermare o a ridurre le pattuglie sul campo per le operazioni anti-bracconaggio, e le campagne di sensibilizzazione dirette alla necessità di tutelare i nostri ecosistemi. Per quanto riguarda l’Asia, un quarto delle aree protette hanno visto contrarre le attività di conservazione. In America latina e Nord America, Europa e Oceania, invece, la ricerca sostiene che la maggior parte delle aree protette è stata in grado di mantenere le operazioni principali, nonostante chiusure e perdite derivate dalle mancate entrate turistiche.
Inoltre, la pandemia ha anche colpito i mezzi di sussistenza dei ranger, basti pensare che in oltre 60 paesi analizzati più di un ranger su quattro ha visto il proprio stipendio ridotto o posticipato, mentre il 20% dei ranger intervistati da un’indagine sul tema ha dichiarato di aver perso il lavoro a causa dei tagli di bilancio legati al Covid-19. I ranger più colpiti sono stati quelli dell'America centrale e dei Caraibi, del Sud America, dell'Africa e dell'Asia.
“Le aree protette e conservate sono una strategia essenziale: aiutano a garantire la salute a lungo termine della natura, delle persone e dei mezzi di sussistenza dai quali dipendiamo - ha dichiarato uno degli autori principali dello studio, Rachel Golden Kroner di Conservation International -. Non possiamo permettere che l'attuale crisi metta ulteriormente a repentaglio il nostro ambiente naturale. Se vogliamo costruire un futuro sostenibile, è necessario evitare la riduzione delle protezioni ambientali e le misure di ripristino devono essere pianificate in modo da evitare gli impatti negativi sulla biodiversità".
Per fare luce sul modo in cui la pandemia ha avuto impatti sulle politiche ambientali in giro per il mondo, il numero speciale di Parks ha poi analizzato i pacchetti di stimolo economico, e altre politiche governative, che sono state implementate tra gennaio e ottobre 2020. Nel documento sono stati identificati alcuni “pacchetti di stimolo per la ripresa economica” che mirano alla conservazione delle aree protette. È il caso, per esempio, di otto paesi dell'Unione europea che hanno stanziato, nel periodo preso in esame, dei finanziamenti per espandere e proteggere meglio le aree protette. Misure del genere sono state anche riscontrate in Kenya, Giappone, Pakistan e Nuova Zelanda.
“Investire nella conservazione e nel ripristino della natura può prevenire l’insorgere di future pandemie - ha affermato infine Carlos Manuel Rodríguez, Ceo e Presidente del Global Environment Facility -. Ricostruiremo meglio soltanto se lo facciamo proteggendo anche il mondo naturale”.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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