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WWF: “Metà delle specie a rischio estinzione”

Lo sostiene l’associazione ambientalista nel report “Il futuro delle specie in un mondo più caldo”

Senza una drastica riduzione della CO2 il mondo perderà metà delle specie animali e vegetali che lo popolano. È l’allarme lanciato dall WWF insieme ad esperti dell’Università dell’East Anglia e della James Cook con lo studio dal titolo “Il futuro delle specie in un mondo più caldo”. I risultati, pubblicati in anteprima sulle pagine della rivista Climate Change, parlano chiaro: fauna e flora di paradisi naturali come Galapagos e Amazzonia rischiano l’estinzione entro la fine del secolo. Problemi anche per il Mediterraneo, costretto a rinunciare a gran parte delle porpore specie.

La perdita di biodiversità, specifica il report è chiaramente collegata al fenomeno del cambiamento climatico. Nel dicembre del 2015, con l’Accordo di Parigi, il mondo si è imposto di raggiungere l’obiettivo di 2°C - inteso come aumento medio della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali-, ma potrebbe non bastare per evitare gravi danni agli ecosistemi.
Pur rimanendo entro la soglia dei 2 gradi, infatti, il WWF afferma che il 25% delle specie delle specie conosciute potrebbero perdere la vita. Inoltre, la regione mediterranea con l’aumento delle temperature è destinata a subire effetti superiori rispetto alla media, con il 30% delle specie analizzate nel report a rischio estinzione.
Tra le specie del Mediterraneo maggiormente a rischio troviamo tartarughe marine e cetacei, insieme ad altre 8 specie definite "stabili" (vivono in modo permanente nel Mediterraneo) più 13 presenti occasionalmente. Per le tartarughe i problemi principali sono legati soprattutto ai processi riproduttivi: dato che è la temperatura a determinare il sesso dei nascituri, l'aumento delle temperature può provocare uno squilibrio tra i generi, con la nascita di sempre meno maschi, come sta avvenendo per la tartaruga verde in Australia.
Vulnerabili poi all’impatto del clima sia i cetacei che i grandi migratori come i tonni: la variazione della temperature dell’acqua impatta sulla funzione cardiaca e sull’attività di deposizione delle uova influenzandone qualità della vita e capacità riproduttiva.

"Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per ecosistemi e specie terrestri più sensibili come le testuggini e le tartarughe d'acqua dolce - dichiara Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia che aggiunge -. Quella che siamo chiamati ad affrontare è una vera emergenza planetaria. Il rischio che molti dei luoghi più affascinanti, come Amazzonia e le Isole Galapagos, e alcune aree del Mediterraneo, potrebbero diventare irriconoscibili agli occhi dei nostri figli non solo viene confermato dai dati della ricerca ma diventa ben più drammatico di quanto immaginavamo Metà delle specie non sopravvivrebbe al cambiamento climatico. Splendide icone come le tigri dell'Amur o i rinoceronti di Giava, vissuti sulla terra per 40 milioni di anni rischiano di scomparire, così come decine di migliaia di piante e altre piccole creature, fondamentali per la vita sulla terra”.

Associazione ambientalista che individua tre specie simbolo a rischio estinzione. Il leopardo delle nevi, vive nella catena dell’Himalaya (già oggi conta meno di 7000 individui); la tigre, costretta a fronteggiare non solo gli effetti del cambiamento climatico (tra i tanti, l'innalzamento del livello del mare sommergerà il 96% dell'habitat riproduttivo delle tigri di Sundarbans, la più grande foresta di mangrovie del mondo) ma anche la minaccia del bracconaggio; l’orso polare, tra le specie più sensibili al riscaldamento globale: dipende dal ghiaccio marino per vivere e procurarsi il cibo.

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Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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