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Biometano e idrogeno al via

Con il biometano e l'idrogeno l'Europa potrebbe azzerare le emissioni di gas climalteranti al 2050

Il biometano e l'idrogeno, forse, permetteranno all'Europa di eliminare le emissioni di CO2 al 2050 risparmiando 217 miliardi l'anno, è questo il succo del nuovo studio consorzio Gas for climate, messo a punto da Navigant, che riunisce sette aziende europee di primo piano nel trasporto gas (Snam, Enagßs, Fluxys, Gasunie, GRTgaz, Open Grid Europe e Teréga) e due associazioni attive nel settore del gas rinnovabile (il Consorzio italiano biogas e l'European biogas association).

Lo studio mette in evidenza il potenziale di idrogeno e biometano, accanto all'elettricità prodotta da rinnovabili, al fine d'assicurare una transizione energetica meno costosa possibile, svolgendo un ruolo chiave nel riscaldamento domestico, nei processi industriali, nella produzione di energia elettrica e nei trasporti pesanti.

«Il report - dichiara Piero Gattoni, presidente del CIB-Consorzio Italiano Biogas - è un'ulteriore evidenza dell'apporto essenziale che il biometano può dare alla realizzazione di un futuro energetico sostenibile e totalmente rinnovabile in Europa».

Il consorzio Gas for Climate è nato nel 2017 e mira a creare consapevolezza intorno al ruolo fondamentale del gas naturale nella decarbonizzazione del continente europeo. Secondo la visione del gruppo, il gas rinnovabile (biometano, idrogeno e metano sintetico) e il gas low-carbon, cioè combinato a tecnologie di carbon capture and storage (Ccs) o carbon capture and utilisation (CCU), saranno decisivi nella realizzazione di un futuro energetico a zero emissioni, al minor costo possibile per cittadini e imprese.

«Questo studio - commenta Marco Alverá, amministratore delegato di Snam - mostra il prezioso contributo che il biometano e l'idrogeno possono dare al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi climatici in Europa e al tempo stesso sottolinea l'importanza delle infrastrutture esistenti nel favorire una totale decarbonizzazione a costi accessibili in un orizzonte che va ben oltre il 2050».

Secondo la ricerca oltre al biometano prodotto da rifiuti urbani e scarti agricoli e agroindustriali, larga parte del gas rinnovabile in Europa sarà inizialmente costituita dal cosiddetto idrogeno blu, l'idrogeno carbon-neutral prodotto da gas naturale d'origine fossile e reso rinnovabile tramite la cattura e lo stoccaggio del carbonio (Ccs) che dal 2050 sarà gradualmente rimpiazzato da idrogeno verde, cioè prodotto tramite eolico e solare, realizzando un mix energetico totalmente rinnovabile.

Su questo punto, quello della produzione d'idrogeno dal gas naturale fossile si apre una questione importante. Ossia quella legata all'effettivo funzionamento della tecnologia Ccs. La cattura e lo stoccaggio del carbonio, infatti, è una tecnica sperimentale che ha dato, fino a oggi, risultati controversi specialmente sul fronte dei costi, al punto che alcune sperimentazioni avanzate, ossia applicate a impianti energetici produttivi, negli Stati Uniti, sono state abbandonate. Oltre a ciò per quanto riguarda l'Europa, si pone il problema delle perdite di metano lungo le dorsali di trasporto al quale si aggiunge la questione dell'instabilità geopolitica. Senza contare che la prospettiva dell'idrogeno green dopo il 2050 ha il problema della bassa efficienza nella produzione d'idrogeno. Con ogni probabilità sarebbe meglio puntare sull'ottimizzazione complessiva della filiera del biometano spingendo al massimo la doppia coltura di rotazione che aumenterebbe la filiera produttiva senza impattare sulla produzione alimentare. Aumentando il reddito agricolo. Questione molto importante per l'Italia visto che negli ultimi ha visto un calo della Superficie Agricola Utilizzata.

Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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