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Il Permafrost si scalda: è una minaccia per il clima

Secondo il primo studio sullo stato del permafrost globale, le grandi quantità di gas serra nel suolo ghiacciato potrebbero accelerare il cambiamento climatico

È un serio pericolo per il sistema climatico terrestre. Parliamo del permafrost, strato di suolo ghiacciato fino a 1500 metri di profondità, che copre il 17% dell’intera superficie terrestre (un quarto dell’emisfero settentrionale).
Il rischio è che grazie agli effetti del riscaldamento globale, inizi a catena il suo processo di scongelamento, rilasciando così enormi quantità di gas serra in atmosfera.
Questa particolare tipologia di suolo, infatti, è formata da composti organici imprigionati nel terreno dalle basse temperature. Una volta che queste si alzano, la materia organica viene trasformata in anidride carbonica e metano e, per quanto riguarda quest’ultimo, ce n’è talmente tanto intrappolato nel permafrost che potrebbe far accelerare il cambiamento climatico di due o addirittura tre volte (se da una parte il metano viene assorbito prima dai nostri ecosistemi, dall’altra ha un potere climalterante pari a 30 volte quello della CO2).

Per valutare lo stato della situazione, è da poco uscito uno studio, pubblicato dalle colonne della rivista scientifica “Nature”, dal titolo “Permafrost is warming at a global scale”.
La ricerca per la prima volta mette insieme lavori effettuati sul permafrost in giro per il mondo, cercando di fornire una descrizione chiara e generale dell’argomento.
Fino a ora gli scienziati non avevano mai prodotto una valutazione globale del riscaldamento del permafrost, pur riconoscendone la grave minaccia. Neanche nei lavori dell’Ipcc, infatti, viene considerato uno scenario con all’interno lo scioglimento del permafrost. Questo per via della mancanza di un database globale, e per intenzione dei governi, che chiedono all’ente studi basati su effetti certi e “quantificabili”.

Il team di ricercatori ha analizzato 154 siti, di questi in 123 hanno fornito numeri affidabili per il decennio preso in esame, dal 2007 al 2016. In generale, la temperatura è aumentata in 71 siti, diminuita in 12 e rimasta invariata in 40.
"Ora possiamo finalmente affermare, e con certezza scientifica, che il permafrost si sta riscaldando su scala globale", ha affermato Hugues Lantuit dell'Istituto Alfred Wegener, coautore del nuovo studio.
La variazione di temperatura maggiore, è stata rilevata dove il permafrost è presente in modo perenne: nell’Artico, alle latitudini boreali e in Siberia settentrionale. Qui la temperatura nel periodo osservato è aumentata di circa 0,4 C° (0,39 C° per la precisione).
L’Antartide, invece, si scalda un po’ meno: ha registrato una variazione pari a + 0,37 C°. Per quanto riguarda la Siberia meridionale e il Canada meridionale, la variazione è stata di + 0,2 C°.

"Questo tasso di riscaldamento suggerisce cambiamenti sostanziali in corso", ha commentato Ted Schuur, esperto di permafrost presso la Northern Arizona University, “è una notizia importante che non deve essere trascurata, troppo spesso non ci preoccupiamo di ciò che non possiamo vedere, come quello che avviene nel profondo del terreno".
Lo studio, inoltre, indica pure le aree con permafrost molto datato (parecchie aree sono congelate dalla scorsa era glaciale), comprese quelle presenti in Groenlandia, dove lo scongelamento dei terreni potrebbe essere più sensibile alla variazione di temperatura di quanto stimato fino a ora.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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