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Roma sotto i colpi del clima

Il clima che cambia produce i propri effetti già oggi ed è necessario adeguare le città

Farà più caldo, ma non solo ai poli o nella fascia equatoriale. Farà più caldo, a causa dei cambiamenti climatici anche dalle nostre parti. Anzi la temperatura salirà anche nelle nostre metropoli i cui sistemi, ambientali, sociali ed economici potrebbero essere a rischio già oggi. Un dimostrazione di ciò arriva dal volume di qualche anno fa del sociologo Pascal Acot "Catastrofi climatiche e disastri sociali", nel quale c'è un capitolo dove sono descritti in maniera minuziosa gli effetti della canicola del 2003 sul tessuto sociale francese incrociando i dati sanitari, con quelli economici e sociali - dai quali è emerso, per esempio, che erano maggiori gli anziani deceduti nelle periferie, rispetto a quelli del centro cittadino - con un impietoso confronto sugli effetti, in termini di mortalità, con il vicino Belgio, dove un sistema sanitario migliore ha salvato molte più vite rispetto alla Francia. Si tratta di un'analisi poco nota che però è servita in parecchie nazioni europee, Italia compresa, a migliorare la prevenzione verso gli anziani nel caso di ondate di calore.

E Roma non è da meno. L'estate del 2017, infatti, è stata la più calda dopo quella del 2003 dal 1880 e in futuro sarà peggio. Uno dei problemi principali, inedito per la Capitale, sarà la siccità, cosa già avvenuta lo scorso anno che riguarda da una parte la minor disponibilità delle risorse idriche che a loro volta sono sprecate in una rete idrica modello colabrodo che perde più che in passato, nonostante qualcosa si sia investito in risorse idriche. Secondo Legambiente e Cittadinanza ttiva, infatti, si è passati dalle dispersioni della rete Acea dal 25% del 2007, al 35 del 201, fino al 45% del 2017. La poca cura per decenni della rete ora presenta il conto. A ciò si deve aggiungere che le ondate di caldo e l'assenza prolungata di pioggia farà crescere l'inquinamento da ozono e polveri sottili emesso copiosamente dagli oltre 2,34 milioni di autoveicoli presenti nella capitale. Se consideriamo la media d'utilizzo nazionale di 30 km al giorno per tutte le auto, il che corrisponde a circa 11,7 kWh per auto, facendo una media e applicando l'efficienza del motore endotermico che è di circa il 30%, significa che 8,19 kWh sono dispersi in calore e non trasformati in movimento. Tenuto conto che circa il 35% dei veicoli sono in movimento ogni giorno a Roma ecco che possiamo dire, sempre con medie approssimative, che ogni giorno 9,5 GWh di calore sono dispersi nell'ambiente di Roma. A ciò si devono aggiungere nella stagione estive gli scarichi esterni dei sistemi di condizionamento che aumenteranno con l'aumentare della temperatura creando così un circolo vizioso.

E ciò creerà delle bolle di calore che saranno sempre meno mitigate dalla vegetazione che nella Capitale è in diminuzione vista l'età, la scarsa manutenzione delle alberature e la mancanza di fondi.

E se sul fronte delle ondate di calore e sulla loro mitigazione la progettualità deve essere di lungo periodo sotto al versante sanitario provvedimenti possono essere presi rapidamente.

Secondo il  Dipartimento di Epidemiologia del Lazio interpellato dal giornalista Massimiliano Di Giorgio, infatti il 2017 non nonostante il caldo «non ha fatto registrare un impatto significativo sulla salute della popolazione in termini di incrementi della mortalità e degli accessi al pronto soccorso». A Roma i decessi attribuibili al caldo secondo il Dipartimento, sono stati 776 nel 2002, 769 nel 2003, 693 nel 2008, 607 nel 2010, 648 nel 2015 e 114 nel 2017. La tendenza storica è quindi questa: diminuzione.

Si tratta di una diminuzione delle vittime che ha diverse ragioni. La prima è che ha fatto più caldo ma con meno umidità, la seconda è che si è avuto un tasso di mortalità più elevato negli ultra  ottantacinquenni durante l'inverno e, infine, che i piani di prevenzione delle ondate di calore dopo il 2003 sono applicati con maggiore rigore. Ma tutto ciò non è sufficiente. «Secondo gli esperti, poi, per far fronte alle ondate di calore non bastano misure-lampo: servono, per esempio, “piani di urbanizzazione comprendenti aree verdi e criteri più stringenti di isolamento termico degli edifici”, dice un articolo che sarà pubblicato sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione e che ho potuto leggere in bozze». Afferma Di Giorgio nel suo articolo. Sarà necessario, quindi, adeguare le città affinchè non diventino delle trappole sotto i colpi dei cambiamenti climatici.

Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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