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Smog peggio della guerra

Nel mondo le morti per smog superano quelle provocate dalle guerre. Intanto Legambiente aggiorna i dati per l'Italia

Arrivano dal rapporto redatto dalla prestigiosa rivista Lancet gli ultimi numeri che descrivono l’emergenza smog come “una grave minaccia per la salute” su scala globale. Nel 2015, infatti, la pessima qualità dell’aria ha provocato 9 milioni di morti, numero talmente alto da essere pari a 15 volte la cifra che fa riferimento ai decessi provocati da guerre e altre forme di violenza.
Dati che colpiscono i Paesi anche sotto l’aspetto economico, perché nello studio viene spiegato come le morti correlate allo smog generino una riduzione annua del PIL che arriva fino al 2% nei Paesi sviluppati. Ai costi sociali che incidono sul benessere, invece, viene attribuito un valore monetario pari a 4,6 trilioni di dollari l’anno.
Il Lancet prova a fare anche una valutazione sulle attività responsabili di questo che può essere definito come un vero e proprio “attacco alla salute”. È, anche qui, lo stretto legame tra combustibili fossili e cambiamenti climatici ad essere messo nel mirino: l’uso dei fossili unito alla combustione di biomasse produce l’85% di polveri sottili e di altri gas nocivi che rendono l'aria irrespirabile.
Intanto, per l’Italia, tocca a Legambiente fornire nuovi dati sull’emergenza.

Gli ultimi dati sulla qualità dell’aria in Italia
“L’emergenza smog – ha dichiarato Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, alla luce delle ultime notizie che arrivano dalle città italiane - è sempre più cronica. Il protocollo antismog firmato dal ministero dell’ambiente e da alcune regioni del Nord da solo non basta, perché in questa partita devono essere coinvolte tutte le città italiane mettendo in campo, in tempi brevi, interventi strutturati, concreti e coraggiosi che riguardano la messa al bando dei motori a diesel e dei veicoli più inquinanti, ma anche azioni incentrate sulla mobilità sostenibile, il trasporto pubblico per far in modo che le auto diventino l’ultima delle soluzioni possibili per gli spostamenti dei cittadini. Quello che serve è una strategia nazionale per la qualità dell’aria e allo stesso tempo un piano per la mobilità in città, accompagnato da studi accurati sulle fonti di emissione, eseguiti a scala locale e urbana, per pianificare le giuste politiche di intervento. Senza dimenticare che per città libere dallo smog e centri urbani sempre più smart, partecipativi e inclusivi servono anche azioni di rigenerazione e riqualificazione urbana, interventi di efficienza energetica, più spazi verdi e azioni a tutela del suolo. Di certo non serve appellarsi alla danza della pioggia per sperare che i livelli di PM10 si abbassino”.
Perché da sola la pioggia non basta e invocarne l’arrivo, come si legge da qualche dichiarazione sui media, significa solo spostare il problema, metterlo sotto al tappeto: lo smog che la pioggia ci permette di non respirare oggi, oltre a ricrearsi in poco tempo, si trasforma in qualcosa che rischiamo di bere domani.
Per questo servono interventi strutturali e pianificati che abbraccino tutti i settori, dalla mobilità all’edilizia, fino all’energia. Perché l’aria è sempre più inquinata e continua a peggiorare, secondo gli ultimi bollettini.
Rimane Torino la città più inquinata d’Italia. Dall’inizio di quest’anno, infatti, ha sforato già per 70 giorni la soglia consentita di PM10. Seguono Pavia (66 giorni), Cremona (65) e Padova (60). Subito dietro Milano che, sebbene pian piano migliori, ha superato fino ad ora per 59 giorni i limiti.
Oltre al PM10, però, ci sono altri composti inquinanti da tenere sott’occhio, come gli ossidi di azoto (NOx), generati soprattutto dalle auto diesel, motivo per cui pende sul nostro Paese una procedura d’infrazione europea.
E, proprio sul diesel, Legambiente chiede una messa al bando tra il 2020 e il 2025 unita a standard sempre più elevati da rispettare per poter accedere alle aree urbane.
L’Italia, la nazione europea con più morti premature causate dallo smog, è ancora lontana dalla soluzione del problema. Basta guardare le vendite delle automobili. Nei primi sette mesi del 2017 le nuove immatricolazioni di autovetture diesel sono risultate in crescita rispetto allo scorso anno dell’8,6% e rappresentano il 56,4% del totale. Alle auto a benzina è toccato il 32,5%. E l’elettrico? All’elettrico rimangono le briciole. 

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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