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AAA efficienza energetica cercasi

L’80% delle case trattate in compravendita appartengono alle classi energetiche più scarse. Lo segnala un’indagine ENEA, FIAIP e I-Com

L’efficienza energetica non alberga ancora nelle scelte degli italiani se si considerano le compravendite immobiliari. L’80% delle abitazioni vendute appartiene alle classe energetiche più infime; solo alla classe G, la più scarsa, appartiene il 56% del totale compravendite, mentre il restante 24% appartiene alle classi E ed F. Lo rileva lo studio, giunto al quinto anno, condotto da ENEA, FIAIP e I-Com che "fotografa" il peso del "fattore Efficienza".

Si guarda al prezzo della casa, non all'efficienza energetica

Solo il 7% delle compravendite ha a che vedere con le classi energetiche più elevate, ovvero A e B. Il quadro che emerge è chiaro: agli acquirenti non importa la resa energetica, ma guardano al prezzo, senza rendersi conto che più la classe è alta, più si risparmia in riscaldamento e meno si spende poi. Un altro segnale che conferma il disinteresse al discorso dell’efficienza emerge anche da un altro dato: la metà degli agenti immobiliari ritiene che l’APE, ovvero l’Attestato di prestazione energetica, che raccoglie le caratteristiche di consumi ed efficienza di un immobile non incida sulle scelte di chi compra o vende. La stessa FIAIP in una nota segnala inoltre che:

“Guardando la tipologia di immobili venduti nel 2017, i meno efficienti dal punto di vista energetico sono le villette (oltre una su due, ovvero il 54,7%) e, ancor di più i bilocali (66,7%) mentre solo il 4,4% dei bilocali e l’8,7 delle villette appartiene alle classi energetiche più alte (A+, A e B).”

L’efficienza energetica vale sugli immobili di pregio

Che sia un discorso legato a scelte puramente economiche lo dimostra anche il dato riguardante gli immobili di pregio: nel 2017 le vendite di abitazioni che rientrano in classe A+, A e B, le migliori, sono passate dal 14,1% del 2016 al 22,1%. Risultano in crescita anche gli immobili nelle classi energetiche più elevate oggetto di compravendita nei centri storici delle principali città italiane, dove si sale dal 6,4% del 2016 al 10,8% del 2017. Nelle zone periferiche, invece, questa percentuale diminuisce.

Ma lo studio rivela anche un altro motivo di poca attenzione al “Fattore E” ed è quello che riguarda le nuove costruzioni: lo scorso anno solo il 40% delle nuove abitazioni acquistate o cedute è risultato di elevata qualità energetica (A+, A e B) contro il 60% del 2016.

Si tratta, spiegano Enea, Fiaip e I-Com di un “dato sorprendente, considerati gli elevati standard energetici imposti dalla legge per le nuove costruzioni, che si spiega con la crisi vissuta in questi anni dal settore immobiliare e dal notevole stock di invenduto che ne è derivato: questa percentuale, dunque, appare determinata soprattutto dalla compravendita di edifici costruiti in passato e finora mai stati alienati dai costruttori originari”.

Ma il problema si estende anche alle ristrutturazioni: solo il 10% degli immobili su cui è stato svolto un intervento specifico risulta nelle prime tre classi energetiche, e ciò conferma che gli italiani ancora non sfruttano gli ecobonus, ovvero gli incentivi offerti in termini di detrazioni fiscali per realizzare interventi di deep retrofit e fare davvero efficienza energetica. Le difficoltà di accesso al credito pesano sull’opportunità di procedere a ristrutturazioni energetiche.

 

Foto: Luca Biada / Flickr.com

 

Autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.

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