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Efficienza energetica in edilizia, il tempo stringe

Secondo il Global Status Report 2017 della IEA occorrono rapidi sforzi per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici e mantenere l’accordo di Parigi

“Il tempo stringe”. Non usano mezzi termini le Nazioni Unite in merito alla necessità di fare uno sforzo rapido ed efficace per rivedere al meglio le prestazioni energetiche degli edifici e mantenere così quanto stabilito nell’accordo di Parigi. Spunto da cui partire per evidenziare l’urgenza di un impegno concreto è il Global Status Report 2017, stilato dalla IEA, l’Agenzia internazionale, per la Global Alliance for Buildings and Construction – avviata per la prima volta dallo UN Environment Programme (UNEP) in occasione della COP21. Lo studio rileva che il settore edile continua a crescere, con un’intensità energetica per metro quadrato che ha bisogno di migliorare, riducendosi del 30% entro il 2030.

Le stesse Nazioni Unite riportano le parole del direttore esecutivo IEA, Fatih Birol: «Nei prossimi 40 anni, nel mondo si dovrebbero costruire edifici per 230 miliardi di metri quadrati. Questa rapida crescita non è priva di conseguenze».

Edilizia e immobili, lo scenario atteso

Nel 2016 si contano circa 235 miliardi di metri quadrati di superficie totale edificata. Nei prossimi 40 anni ne verranno costruiti altri 230 miliardi: per fare un paragone, è come se si aggiungesse l’equivalente della superficie del Giappone al pianeta da qui al 2060.

E se s’include la produzione di energia a monte, immobili e costruzioni edili rappresentano il 39% delle emissioni di CO2 legate all’energia.

Da qui il monito: il tempo stringe perché, secondo il rapporto della Global Alliance for Buildings and Construction coordinato dall'UNEP, più della metà delle costruzioni previste entro il 2060 saranno realizzate nei prossimi vent’anni, due terzi dei quali in Paesi che non hanno alcuna regolamentazione in campo edilizio. Tuttavia, il report evidenzia numerose opportunità per mettere in atto soluzioni a basso consumo energetico, facendo anche riferimento a esempi concreti nel panorama globale. Le Nazioni Unite non mancano tuttavia di segnalare come:

“a oggi, le promesse assunte nell’Accordo di Parigi sono inferiori alle aspettative: le emissioni di CO2 dal comparto edile sono aumentate di quasi l’1% all’anno tra il 2010 e il 2016, rilasciando 76 gigatonnellate di anidride carbonica in termini di emissioni cumulative”.

NZEB e riqualificazione energetica, uniche soluzioni

Da qui la richiesta di un’azione ambiziosa, che passi anche dalla realizzazione di edifici nZEB, che deve diventare lo standard costruttivo globale entro il prossimo decennio per migliorare progressivamente le prestazioni energetiche fino al 2030, secondo il rapporto, che fa anche riferimento alle riqualificazioni energetiche degli edifici: il tasso di miglioramento, in questo caso, dovrebbe raggiungere il 3% nel prossimo decennio, particolarmente importante nei paesi OCSE, dove già oggi è già presente il 65% circa del totale previsto nel 2060.

Il potenziale di risparmio energetico derivante da migliori prestazioni dell’involucro edilizio può essere enorme. A livello globale, costruzioni a elevate prestazioni e deep retrofit rappresentano un potenziale di risparmio di più di tutta l’energia finale consumata dai paesi del G20 nel 2015.

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Autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.

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