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Gasolio bio, poco bio

L'olio di palma nonostante sia etichettato come bio è poco sostenibile

L'Unione Europea va verso il divieto nell'utilizzo dell'olio palma non certificato nel biodiesel. L'olio di palma ha un impatto troppo alto in termini di deforestazione e di impatto su flora, fauna e più in generale sulla biosfera e non potrà essere impiegato nella miscela per ottenere i biocarburanti nell'Unione Europea dal 2021, a meno che non provenga da piccole piantagioni, dell'estensione compresa tra i 2 e i 5 ettari o sia prodotto su terreni inutilizzati per almeno 5 anni. Questa è la proposta della Commissione europea, contenuta in un atto delegato che sarà in consultazione pubblica fino all'8 marzo.

Dalla bozza emerge che l'olio di palma, con Malesia e Indonesia, dove sono a rischio gli oranghi, che sono i principali fornitori, andrebbe eliminato dalle miscele dei biocarburanti, come chiesto dall'Europarlamento nel dibattito sulla nuova direttiva rinnovabili, mentre si salverebbe la soia, che l'Unione Europea importa dalle Americhe.

«Nell'atto delegato ci sono troppe scappatoie. - commenta la ong Transport & Evnironment - La dimensione della piantagione non ha alcun rapporto col rischio di deforestazione e già oggi il modello di business dei giganti dell'olio di palma si basa proprio su piccoli lotti di terra lavorati da agricoltori che vendono a pochi grandi operatori». Per quanto riguarda l'Italia la fotografia dell'utilizzo dell'olio di palma nel biodiesel la traccia Andrea Poggio, di Legambiente.

«Per il gasolio la frazione “bio" c'è, ma non fa bene. Intanto quanta? Mediamente un milione e 164 mila tonnellate nel 2017 (GSE) su un consumo di 22,1 milioni, quindi mediamente il 5%. Quando leggete quindi sull'etichetta B7 è probabile che almeno il 3-5% del vostro pieno sia “bio”. E' molto probabile che gran parte del “bio” sia olio di palma, importato soprattutto dall'Indonesia: sono appunto le piantagioni frutto dalla distruzione di foreste umide tropicali. Quindi le emissioni indirette di quella componente bio, va considerata tripla rispetto al gasolio fossile. - afferma Poggio - Il più “pulito” gasolio speciale è quello classificato “B15”, nel quale c'è una parte di biocarburante composto di olii vegetali usati di riciclo (ad esempio olii di frittura). Bene, peccato che si è trattato (nel 2018) di circa 40 mila tonnellate a fronte di oltre 200 mila di olio di palma. Quell'aggiunta non è sufficiente per renderlo davvero migliore (dal punto di vista ambientale) e quindi non giustifica proprio il prezzo più alto. Un suggerimento: evitatelo».

Insomma il bio, per ora, quando si riferisce al gasolio non è sinonimo i qualità ambientale, ma di "green washing".

Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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