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Legno in edilizia, le scelte necessarie per la durabilità

La durabilità del legno è importante. Ma lo è di più un buon progetto e gli abbinamenti giusti con materiali eco-logici. Lo spiega Alex Merotto, esperto GQL

Quando si parla di legno durevole per le costruzioni di che cosa stiamo parlando? Abbiamo scritto, infatti, che in base alla regola delle “quattro D” la quarta è dedicata appunto alla durabilità naturale della specie legnosa. «Il legno viene suddiviso in quattro classi a seconda della naturale durabilità: nella classe più alta sono presenti i legni esotici come teak, mogano o, comunque, legni molto duri e caratterizzati da una fibra piuttosto fitta – spiega Alex Merotto, ingegnere e membro del Gruppo qualità legno (GQL) – I legni europei comprendono una varietà di specie e di caratteristiche differenti, spaziando dalla robinia, in classe più elevata, ma priva di alcun risvolto commerciale, all’abete rosso, il principale materiale impiegato per la costruzione edile data la sua abbondanza e la sua idoneità all’industrializzazione. L’abete rosso sconta, però, una collocazione nella classe più infima in termini di durabilità. Altra specie legnosa molto utilizzata è il larice, anch’esso non pregevole per la quarta “D”, collocato com’è nella penultima classe di merito».

Occorre però fare un distinguo, perché al di là della classe in cui è inserita una specie legnosa, la stessa regola delle quattro D considera la durabilità all’ultimo posto, dando priorità alle prime tre caratteristiche. Per questo, più che il legno – pure importante – è fondamentale un buon progetto architettonico: esso, infatti, è determinante a definire la durabilità o meno della struttura.

Inoltre è come viene impiegato il legno a caratterizzare la sua durata. «Le condizioni peggiori per il mantenimento del legno sono due: il suo inserimento nel terreno e una collocazione tale da non permetterne l’asciugatura. Nella prima condizione l’umidità, l’ossigeno e gli zuccheri naturalmente presenti nel legno favoriscono la proliferazione dei funghi. L’altra riguarda una situazione particolare, definita tecnicamente Disa (Driying Inhibition Surface Area): si verifica quando il legno è inguainato o messo nelle condizioni di non riuscire ad asciugarsi, ponendo così le condizioni migliori per provocarne la marcescenza», risponde il titolare dello studio Woodlab – ingegneria per il legno.

Materiali e abbinamenti

A proposito di materiali, meglio scegliere un massello, un multistrato o un altro tipo di soluzione? «Il mercato oggi offre un’ampia scelta di proposte e di soluzioni, dal legno massiccio a prodotti in legno ricostruito estremamente tecnici come i micro lamellari o gli LVL (pannelli stratificato di sfogliati), dalle soluzioni classiche con tecnica blochbau a versioni più moderne ma altrettanto affidabili. La scelta deve essere l’espressione sinergica tra committente e progettista».

Il tema dei materiali va affrontato non solo nella scelta del tipo di legno, ma anche nell’accostamento con altri materiali, «meglio se naturali – precisa Merotto – Per esempio, una struttura in legno con un cappotto in polistirene stride molto come accostamento, oltre a essere una scelta discutibile quanto a funzionalità. A mio avviso, bisogna ragionare in modo “eco-logico”. Un esempio: come l’albero per proteggersi esternamente è dotato della corteccia, così una struttura lignea può essere abbinata al sughero. In questo modo la concezione di una struttura architettonica va ad assomigliare quanto più possibile a un organismo. Concepire un progetto architettonico deve essere quindi frutto di un processo che comprende anche l’accostamento di materiali per affinità». Spazio, quindi, al connubio con il sughero, con la canapa o con la fibra di legno: «in ogni caso occorre andare in profondità nelle scelte – ribadisce l’ingegnere – Perché l’edilizia in legno e la bioedilizia sono spesso usati come slogan dietro cui si celano prodotti di basso livello».

Come capire se una casa durerà o meno

Tutti questi aspetti mettono in rilievo la necessità di partire, o ripartire, da una vera cultura della progettazione di case in legno che, purtroppo ancora manca, come segnala Merotto: «è estremamente importante che si sviluppi prima possibile e che metta le basi solide perché possano costruzioni durevoli oltre che belle». A oggi non si può sapere quante case in legno siano state costruite male «a causa della mancanza di comunicazione e anche perché i problemi non emergono subito, ma dopo un certo tempo. Da personali statistiche, le lacune emergono mediamente dopo 2/4 anni dalla costruzione della casa. Dalle richieste, sempre più frequenti, d’intervento cui rispondiamo, i problemi maggiormente riscontrati riguardano l’attacco a terra, i tetti piani, le terrazze mal concepite. Se l’abitazione ha superato o supera indenne i 5/6 anni di vita allora molto probabilmente non avrà problemi nemmeno in futuro».

Il cliente come può tutelarsi e come può capire se il progetto è svolto con criterio? «La prima cosa è informarsi, scegliendo un professionista serio e competente nella progettazione di strutture in legno. Non è una scelta facile, ma è fondamentale».

Autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.

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