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L’Europa brucia ma gli Stati se ne fregano del clima

Salta l’accodo per decarbonizzare l’Europa al 2050, in Italia la temperatura cresce a un ritmo doppio, l’ONU parla di “apartheid climatico”

Mentre salta l’accordo per decarbonizzare, il 20 giugno il Consiglio Europeo si è piegato ai Paesi affezionati al carbone (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Estonia) eliminando dalle conclusioni del vertice tra gli Stati membri l’obiettivo di un’Europa a zero emissioni entro il 2050, il vecchio continente brucia sotto i colpi del cambiamento climatico e delle ondate di calore.
A spiegare la situazione degli ultimi giorni ci ha pensato la World meteorological organization (Wmo), che ha così analizzato il caldo record in Spagna, Francia, Austria, Germania e Italia: “molte parti dell’Europa stanno vivendo la prima ondata di caldo dell’anno a causa delle masse d’aria calda provenienti dall’Africa, stabilendo nuovi record di temperatura mensili per giugno e portando con sé un afflusso di polvere sahariana”.
Un quadro coerente, aggiunge sempre il Wmo, con gli scenari climatici che per via del costante aumento delle temperature prevedono “eventi di caldo più frequenti, estesi e intensi in quanto le concentrazioni di gas serra portano a un aumento delle temperature globali”.

Un campanello di allarme per l’Italia, da sempre hotspot climatico: in pratica ci si aspetta che gli effetti negativi del cambiamento climatico siano maggiori rispetto ad altri Paesi, come quelli del nord Europa, e per questo la situazione va costantemente monitorata.
Anomalia climatica del Belpaese confermata anche dalle ultime rilevazioni dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che certifica: nel 2018 l’aumento medio della temperatura italiana, rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990, ha raggiunto (+) 1,71 gradi centigradi, a livello globale siamo a quota (+) 0,98 gradi centigradi.
Il Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr), invece, amplia il range di riferimento e conferma che “rispetto al 1800 l’Italia oggi è in media più calda di 2,3 gradi centigradi, mentre a livello globale il termometro si è fermato a circa 1 grado centigrado”.
Adesso si teme che l’ondata di caldo che sta colpendo e colpirà l’Italia e il resto dell’Europa potrebbe essere addirittura peggiore di quella del 2003, quando nel corso dell’estate morirono migliaia di persone in più per il caldo “anomalo” (anche se utilizzare il termine anomalo può essere fuorviante, dato che andiamo sempre più verso una preoccupante “normalità”) rispetto alla media del periodo.

Apartheid climatico
Intanto l’ONU continua a mettere in guardia i governi di tutto il mondo sui possibili scenari futuri, definiti catastrofici, se non dovessimo prendere misure urgenti e tempestive a tutela dell’equilibrio climatico.
Per Philip Aliston, relatore speciale delle Nazioni Unite sull’estrema povertà e diritti umani, “mantenere l’attuale percorso è un’ottima ricetta per una catastrofe economica”. Inoltre, sottolinea l’australiano, “il riscaldamento globale avrà maggiore impatto su chi già vive una condizione di povertà, una vera è propria minaccia per la democrazia globale e per il rispetto dei diritti umani”.
Un fattore evidenziato nel recente studio “Climate change and poverty” a cui ha contribuito anche Aliston, dove viene menzionato il termine apartheid: “il cambiamento climatico minaccia di annullare gli ultimi 50 anni di progressi fatti nello sviluppo, nella salute globale e nella riduzione della povertà. Entro il 2030, potrebbe spingere nella povertà oltre 120 milioni di persone in più e avrà l’impatto più grave nei Paesi poveri, nelle regioni e nei luoghi in cui vivono e lavorano i poveri”.
Un rapporto che va giù duro sul ruolo degli Stati definendolo “inadeguato”, dato che non sono in grado neanche di mantenere le promesse di riduzione delle emissioni che avevano presentato a Parigi nel 2015 e che, ricordiamo, ci porterebbero a un aumento medio della temperatura di circa 3 gradi e mezzo entro fine secolo. “I discorsi osceni da parte dei rappresentanti dei governi alle consuete conferenze non stanno portando a un’azione significativa. Gli Stati hanno superato ogni limite e allarme scientifico e quello che una volta era considerato un riscaldamento catastrofico ora sembra uno scenario migliore. Ancora oggi, troppi Paesi stanno facendo piccoli passi alla cieca nella direzione sbagliata”, conclude Aliston.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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