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I problemi ambientali amplificano l'impatto umano sul sistema terrestre

Dobbiamo ridurre la pressione sui “confini planetari”: l’uomo degrada gli ecosistemi e i conseguenti problemi ambientali amplificano l’impatto del genere umano.

È come un cane che si morde la coda, una sorta di labirinto privo di via d’uscita: l’uomo degrada gli ecosistemi e i conseguenti problemi ambientali amplificano l’impatto del genere umano sul sistema terrestre. Se però riduciamo la nostra pressione su un “confine planetario”, in molti casi si ridurrà anche la pressione esercitata sugli altri.
Utilizzando proprio come riferimento i confini planetari, in pratica delle soglie individuate dalla scienza che l’umanità non dovrebbe superare per non compromettere l’attuale livello di benessere, un team di ricercatori guidato da Steven Lade (nel team è presente anche Johan Rockström, tra gli ideatori del concetto che ruota dietro ai confini planetari) ha quantificato per la prima volta alcune di queste interazioni uomo-ambiente su scala planetaria, presentando le proprie conslusioni in un articolo pubblicato su Nature dal titolo "Human impacts on planetary boundaries amplified by Earth system interactions".
Per comprendere meglio l’argomento, basta analizzare una delle interazioni chiave tra i confini planetari: come interagiscono i cambiamenti climatici con il sistema terrestre? Parliamo di un rapporto difficile, che i ricercatori definiscono come un vero e proprio disastro, ne sono un esempi i mega incendi che stanno distruggendo l'Australia orientale.

"Il cambiamento climatico, attraverso l'aumento delle temperature e il cambiamento dei modelli delle precipitazioni, ha svolto un ruolo significativo nel creare le condizioni favorevoli a incendi così vasti e diffusi - ha spiegato Lade, autore e professore presso la Australian National University -. A loro volta, gli incendi boschivi stanno avendo un impatto sul sistema climatico rilasciando grandi quantità di anidride carbonica nell'atmosfera, contribuendo a ulteriori cambiamenti climatici in quello che gli scienziati chiamano circuito di feedback”.
Inoltre, precisa lo studio, il fumo a differenza di altri tipi di “aerosol”, assorbe anche le radiazioni solari, accelerando ulteriormente gli effetti del riscaldamento globale, e questo potrebbe portare a ulteriori problemi futuri: per esempio i “nuovi ecosistemi” nati a seguito dell’incendio potrebbero immagazzinare meno carbonio, facendo quindi aumentare nel lungo periodo il biossido di carbonio nell'atmosfera.
“Abbiamo trovato una fitta rete di interazioni tra i confini planetari – ha affermato Johan Rockström, direttore dell'Istituto di ricerca sull'impatto climatico di Potsdam e coautore dello studio -. Gli scienziati ritengono che due confini fondamentali, cambiamenti climatici e l'integrità della biosfera, contribuiscano più della metà dei punti di forza combinati di tutte le interazioni in quella rete. Ciò evidenzia quanto dovremmo essere cauti nel destabilizzare queste due componenti”.
Lo studio si basa su altri lavori pubblicati tra il 2009 e 2015 che hanno identificato i nove sistemi critici che regolano lo stato del pianeta: cambiamenti climatici, flussi biogeochimici (azoto e fosforo), cambiamento del sistema terrestre, uso di acqua dolce, presenza di aerosol in atmosfera, riduzione dell'ozono, acidificazione degli oceani, perdita di integrità della biosfera e biodiversità, e introduzione di nuovi elementi in natura come le varie sostanze chimiche e la plastica.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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