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A Taranto l’aria rimane pessima

Nonostante il cambio di gestione, l’ex Ilva inquina sempre troppo. A certificarlo Arpa e l’organizzazione Peacelink.

Secondo i dati dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa), diffusi anticipatamente dai Verdi attraverso le parole di Angelo Bonelli insieme a quelle del consigliere Vincenzo Fornaro, nel 2018 i valori di diossina in uno dei punti di rilevamento di Taranto sono aumentati del 916% rispetto all'anno precedente.
Le rilevazioni sono state effettuate nella masseria proprio di Vincenzo Fornaro (fa parte anche del gruppo "Taranto Respira ecologisti"), dove nel 2009 furono abbattuti più di mille capi di bestiame per i livelli inquinanti.
"Si è passato dai valori di diossine degli anni 2013-2014-2015-2016-2017 rispettivamente di 0,98-2,34-1,48,0,77 teq picogrammo per metro quadrato die ad un dato del 2018 pari a 7,06. Dall’anno scorso il valore della diossina è aumentato del 916%: nel 2009 quando furono abbattute i 1124 capi di bestiame il valore era di 8 picogrammi. Sono in aumento le diossine anche nell’area dell’agglomerato con un valore di 11 picogrammi e nel quartiere Tamburi/Orsini con valore pari 5,5 picogrammi. In altri paesi europei come Francia e Germania i valori limiti sono pari a 5 e 4 picogrammi. Ci troviamo di fronte ad una situazione drammatica che evidenzia come a Taranto non si sia mai smesso di inquinare e che il regime d’immunità penale ha favorito questa gravissima situazione".
I due ecologisti chiudono la propria lettera con l'intenzione di presentare "esposto all’autorità giudiziaria perché a questo punto sarà inevitabile aprire una nuova inchiesta Ambiente Svenduto 2 perché l’inquinamento a Taranto non è mai cessato".

Non ci sono solo le rilevazioni Arpa a certificare la pessima qualità dell’aria tarantina per colpa dell’ex Ilva, passata ora sotto la gestione AncelorMittal. Anche Peacelink accusa la nuova gestione: la qualità dell'aria in seguito al passaggio dello stabilimento da Ilva a ArcelorMittal non è mai migliorata, anzi, in alcuni casi risulta peggiore. Questa l’accusa dell’organizzazione.

Intanto il sindaco Melucci ricorre ai ripari con dei piani di emergenza straordinari. Sono state chiuse, dal 2 marzo e per 30 giorni, due scuole della zona Tamburi, le più vicine all'ex Ilva. Si tratta della Deledda e della De Carolis, istituti che insieme contano circa 700 alunni, ora trasferiti negli altri edifici del quartiere.
L'amministrazione comunale chiede chiarezza sulle questione legata alle collinette ecologiche: due colline artificiali (nei pressi degli istituti) costruite negli anni ’70 per separare città e Ilva. Inizialmente si pensava fossero utili per filtrare l’aria della zona ma, in pratica, non sono risultate mai efficaci nella lotta all’inquinamento atmosferico. Una cosa risaputa da almeno 10 anni e su cui nessuno ha fatto mai nulla.
"Abbiamo formulato all’Arpa regionale un invito a produrre in tempi brevi, e con metodologie appropriate, dati certi, che siamo ragionevolmente convinti restituiranno tranquillità ai bambini - scive Melucci -. Ai piccoli di questa città dobbiamo chiedere perdono perché negli ultimi decenni non siamo stati in grado di garantire loro sicurezza, salute, una qualità della vita accettabile, forse nemmeno siamo stati in grado di costruire un futuro certo per loro, sebbene alcune cose stiano cambiando".

Non si è fatta attendere la difesa del colosso dell'acciaio: "ArcelorMittal Italia dichiara che il proprio stabilimento di Taranto è strettamente controllato secondo i più alti standard disponibili e dotato di tutti i sistemi di monitoraggio delle emissioni prescritti dalla Autorizzazione Integrata Ambientale e dal DPCM 29.09.2017, riferiti alle diverse matrici ambientali (aria, acque, rifiuti, suolo, etc.). L’azienda conferma di essere pienamente conforme a tutte le regole imposte dall’AIA. ArcelorMittal Italia ricorda, infine, di essere impegnata a realizzare un piano ambientale che prevede l’investimento di più di un miliardo di euro entro il 2023 e che renderà lo stabilimento di Taranto il migliore stabilimento d’Europa in termini di tecnologie utilizzate e progetti realizzati. Si tratta del piano più ambizioso mai intrapreso in una acciaieria in funzione".

La situazione, dunque, sembra essere la stessa degli ultimi decenni. Quella dove a rimetterci, in termini soprattutto di salute, rimangono sempre i cittadini tarantini.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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