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Cresce la mobilità su ferro, forti disuguaglianze tra Nord e Sud

Nonostante il buon trend, sempre più persone scelgono il trasporto pubblico, resta un’Italia a due velocità.

Cresce nel Paese la mobilità su ferro ma persistono forti disuguaglianze tra Nord e Sud, anzi: si accentuano. È un rapporto in chiaro oscuro il tradizionale studio di Legambiente “Pendolaria” sulle condizioni in cui versa il trasporto in Italia. Per l’associazione ambientalista agli italiani piace viaggiare in treno, sfruttando magari l’alta velocità, e in metropolitana. Si deve però dare a tutti la stessa opportunità, anche perché il trasporto su ferro rimane tra le migliori soluzioni per combattere lo smog urbano.
Nel 2019, anno importante per il trasporto ferroviario basti pensare che celebrava i 10 anni dall’entrata in funzione delle linee ad alta velocità, ogni giorno 5milioni e 699mila persone hanno preso treni regionali e linee metropolitane: più 11,7% rispetto a al 2014, quando il numero di viaggiatori era pari a poco più di 5milioni di passeggeri.
Nello specifico, sono 2milioni e 919mila le persone che usufruiscono del servizio ferroviario regionale, un aumento dell’8,2% rispetto al 2010, e sono 2milioni e 78mila a prendere le metropolitane presenti in 7 città: Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania.
È la Lombardia la regione record per persone che ogni giorno scelgono il trasporto regionale (802mila persone), mentre in alto Adige i passeggeri sono triplicati sulle linee riqualificate.

Nonostante i numeri che segnano una costante crescita, perdurano enormi differenze nella qualità e nell’offerta del servizio ferroviario italiano. “Abbiamo scelto di presentare Pendolaria a Palermo perché sono le grandi città e il Sud le due emergenze del nostro Paese nel trasporto ferroviario – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini –. La nuova Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen si è impegnata per politiche e obiettivi più ambiziosi e per un piano di investimenti da mille miliardi di euro per raggiungere i target fissati con l’Accordo di Parigi sul Clima e fermare la crescita della temperatura del Pianeta. I trasporti sono l’unico settore che in Italia ha visto crescere le emissioni dal 1990 ad oggi. Dobbiamo scegliere di accelerare il cambiamento della mobilità con politiche più incisive e l’obiettivo di raddoppiare il numero di viaggiatori giornalieri su treni regionali e metropolitane, dagli attuali 5,7 a 10 milioni. Il cambiamento della mobilità è imprescindibile per conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall’Unione europea al 2030 e al 2050 in cui si dovrà aver raggiunto la totale decarbonizzazione”.

In alcune parti d’Italia il servizio ferroviario viene ritenuto tra i più competitivi, come per esempio la tratta Firenze-Bologna dove l’offerta per quantità e velocità dei treni non ha eguali nell’Unione, ma fuori dalla cerchia di queste regioni che hanno investito negli ultimi anni c’è un’Italia che stenta a offrire soluzioni virtuose ai propri cittadini. In generale, il Meridione continua a non avere una visione e a soffrire di ritardi e carenze legate a progetti per la mobilità, nel 2019 neanche un chilometro di linee metro è stato inaugurato. Negativa la situazione in Campania dove i passeggeri si sono quasi dimezzati: passati dai 467mila del 2011 ai 262mila dello scorso anno, in Molise che segna un -11% di passeggeri nella tratta Termoli-Campobasso, in Umbria e soprattutto in Basilicata dove il calo si attesta sul 34%. “Al Sud muoversi in treno tra le città è praticamente impossibile, perché i collegamenti sono meno che nel 2010 a seguito dei tagli e i treni sono più vecchi e lenti che nel resto d’Italia – ha infine sottolineato Zanchini -. Serve un piano per il Sud fatto di treni nuovi da mettere su linee da elettrificare e potenziare, ed è urgente cambiare le priorità infrastrutturali del Paese spostandole nelle aree urbane. Il dato positivo è che ovunque in Italia si è investito sul ferro i risultati sono stati positivi, con una quota crescente di cittadini che ha rinunciato all’auto proprio perché esisteva un’alternativa agli spostamenti in automobile che sono ancora preponderanti nel nostro Paese”.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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