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Alga spirulina e cioccolato per combattere la fame in Africa

The Algae Factory è la start up che unisce il sociale e la green economy

The Algae Factory è un progetto tutto italiano che nasce con un obiettivo preciso, quello colmare o ridurre il gap tra chi necessita di cibo per sopravvivere e chi spende tanti soldi in snack per giunta pieni di olio di palma e ingredienti elaborati che non fanno bene alla salute. Questo concetto di “social brand” viene fuori dall’incontro tra la piemontese Stefania Abbona e il pugliese Pierluigi Santoro all’università Wageningen, in Olanda, importante università olandese nel settore alimentare e ambientale. Il mezzo con il quale questa idea si sta sviluppando è la produzione di snack salutari a base di alghe, considerate ormai un ingrediente innovativo sia in Europa che in altre parti del mondo, ad esempio in Giappone e Corea vengono consumate quotidianamente. The Algae Factory utilizza la spirulina, una micro-alga con un alto contenuto proteico, ricca di vitamine, minerali, aminoacidi essenziali e Omega 3 e 6 che viene considerata un super food per il suo profilo nutrizionale completo. Stefania e Pierluigi, hanno ottenuto diversi riconoscimenti con questo ambizioso progetto: hanno vinto il  FoodBytes di San Francisco, il Sial di Parigi, il bando Alimenta2Talent a Milano, programma di accelerazione per progetti di impresa dedicato a start up innovative per l'economia circolare e hanno partecipato anche all’Expo di Milano. Pierluigi Santoro ci ha svelato alcune parti salienti dello sviluppo di Algae Factory. 

Di che si tratta.

“La Fao ha definito le alghe “un potente ingrediente per combattere la fame nel mondo”. La nostra è una fabbrica di alghe, le produciamo e le inseriamo negli alimenti in particolare nelle barrette di cioccolato, il nostro prodotto di punta, abbiamo scelto il cioccolato proprio perché è un super food come le alghe, piace a tutti e non fa ingrassare. Questo è un prodotto per veicolare alga spirulina, nella fase di produzione trattiamo l’alga per dare croccantezza. La parte tecnologica avviene sia in Africa che, a breve, anche in Spagna dove stiamo ultimando un grosso impianto da alte prestazioni.”

Che tipo di percorso avete seguito? (finanziamento, avvio, mantenimento)

“Non abbiamo mai avuto un reale investitore, abbiamo utilizzato all’inizio del percorso un piccolo fondo dell’università in Olanda, poi i fondi di tutti i premi che abbiamo ottenuto per un totale di 50-70mila euro.”

Qual è stata la parte più difficile da affrontare?

“Proprio questo, senza investimenti non riusciamo ad arrivare a dei numeri e a dei mercati ben precisi. La crescita, da questo punto di vista, potrebbe avvenire solo se un’azienda del mondo del food investisse su di noi ed è quello che ci auguriamo avvenga al più presto. Il found rising è un grosso problema, nessuna start up può crescere senza capitali.”

Che tipo di riscontro avete avuto da parte del pubblico?

“Il pubblico è molto interessato per l’idea salutaristica del prodotto, fonte di proteine, omega 3 e vitamine. Inoltre noi siamo una “social venture” ossia, parte della nostra produzione viene lasciata in Africa dopo la produzione proprio per combattere la denutrizione, è un modello social che abbiamo inventato con l’obiettivo di combattere la denutrizione in Africa, per cui ogni volta che il consumatore morderà la barretta aiuterà un bambino in Africa che ne ha bisogno. Devo dire che anche questo attrae molto l’attenzione dei nostri consumatori.”

Quali saranno i prossimi step?

"Da pochissimo abbiamo deciso di diventare una b-corporation certificata, nello statuto della nostra azienda c’è una social mission: “sfamare il pianeta” che è il core business della nostra startup, ispirato all’equilibrio della natura nel #bite4bite, l’equilibrio del dare e avere. Poi stiamo lanciando un nuovo formato da 35 a 100 grammi, ma più di tutto cercheremo di consolidare la capillarità distributiva nel nord Europa.”

Autore

Eleonora Moscara

Eleonora Moscara

Freelance leccese. Inizia a lavorare come giornalista nel 2008 nella redazione tg di un'emittente televisiva locale. Fino ad oggi ha collaborato con diverse testate: dalla carta stampata al web e uffici stampa di vario genere. Si occupa prevalentemente di ambiente e cultura. Scrive sul Nuovo Quotidiano di Puglia e sulla rivista Salento Review. Per Tekneco coordina la redazione web e si occupa della gestione del social media management.

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