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Vertical Farm: il futuro dell'agricoltura

In un futuro non troppo lontano, grazie alle Vertical Farm torneremo a vivere in simbiosi con gli ecosistemi

Negli ultimi tre secoli le aree forestali globali si sono ridotte del 40%, dal 1990 il mondo ha perso il 50% delle zone umide, il 30% delle barriere coralline è stato seriamente danneggiato dalla pesca, l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Sono solo alcuni preoccupanti dati sulla perdita di biodiversità emersi nel 2013 dallo studio “Natural Capital at Risk: The Top 100 Externalities of Business” presentato dal programma internazionale TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity). Nel 58% della superficie terrestre la perdita di biodiversità è tale da compromettere la capacità degli ecosistemi di sostenere le società umane, un chiaro segnale dell'urgenza che si ha nel trovare soluzioni in grado di invertire la tendenza.

Ma come la invertiamo? “Trasformando la nostra società in un ecosistema in sintonia con il pianeta”, ci dice Zjef Van Acker dell’Associazione Vertical Farming. “Se prendiamo in considerazione 4 miliardi e mezzo di anni di storia del pianeta, l’umanità è responsabile della sesta grande estinzione di massa. I nostri ecosistemi sono messi piuttosto male e si possono trovare un sacco di dati scientifici che lo confermano. Quello che adesso dovremmo fare è pensare: come facciamo a cambiare le cose? La sfida per l’umanità è quella di trovare un equilibrio tra l’istinto primordiale e la ragione. L’istinto animale ci spinge ad essere dominatori eppure, siamo dotati di un intelletto. Fortunatamente la nostra intelligenza e il nostro cervello sociale sono in grado di farci comprendere i rischi dei nostri comportamenti”.

Comportamenti che affondano le radici nel settore agricolo, vitale per la sussistenza del genere umano. Attuale settore agricolo che non può essere considerato sostenibile, come afferma Van Acker. “C’è un chiaro esempio che può farlo comprendere meglio: il fosforo. Le pratiche agricole industriali più diffuse tendono ad impoverire il terreno che ha continuamente bisogno di fosforo. Il fosforo va estratto e la sua estrazione provoca enormi disastri ecologici. E cosa succederà quando ci sarà un calo del fosforo a disposizione? Caleranno anche le rese delle produzioni industriali. Ma il problema fondamentale è alla base: risiede nella sbagliata pratica della monocoltura che priva il terreno dei suoi nutrienti. Dobbiamo quindi spingere per la diffusione di altre tecniche agricole, come le Vertical Farm. Tutti insieme dobbiamo alimentare questo tipo di transizione”.

Una Vertical Farm è letteralmente una fattoria che si sviluppa verso l’alto, all’interno di grattacieli che fungono da ecosistema. Una pratica agricola che si sta diffondendo nel mondo e che viene vista sempre di più come soluzione ai problemi di sostenibilità alimentare del pianeta (considerando che tra qualche anno saremo 10 miliardi di persone). “Una Vertical Farm ha un potenziale enorme ed è in grado di aumentare l’uso delle superfici. È una struttura capace di produrre cibo o medicine su superfici verticali inclinate, come le pareti. Capace di creare delle vere e proprie fattorie sui tetti ed ultimamente ha avuto anche una svolta high tech, i vertically stracked layers, utilizzati per produrre piante ma anche insetti all’interno di ambienti chiusi e controllati. Un vantaggio che deriva da questa tecnologia è che si può sapere accuratamente cosa accade dentro e fuori dai sistemi creati. Sistemi che possono essere anche collegati per interagire tra loro. In pratica con una Vertical Farm si può crescere cibo ovunque”.

Sembra, quindi, che la società umana sia destinata a ricondividere i propri spazi con gli ecosistemi. E questo non solo per puro spirito di sopravvivenza: “una Vertical Farm ci permetterà di vivere addirittura in luoghi dove precedentemente era ritenuto impossibile. Saremo ad esempio in grado di vivere in Antartide, di vivere nel sottosuolo e questo è forse il motivo più stimolante di tutti. Se siamo in grado di creare sistemi ad alta tecnologia non c’è limite all’immaginazione, possiamo vivere anche nello spazio. È il vero significato di sostenibilità: creare un sistema resiliente tale da durare per tutto il tempo in cui ne abbiamo bisogno. Anche la NASA e la Space X, che hanno l’obiettivo di andare su Marte, stanno lavorando su questo. Dopo tutto, anche la Terra non è altro che una grande navicella spaziale”.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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