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Lo smog accorcia l’aspettativa di vita e incide sulle capacità cognitive

Aumentano gli studi che analizzano gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute delle persone. Il 92% della popolazione mondiale vive in zone dove si sforano i limiti consigliati

Secondo L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) il 92% delle persone del pianeta (più di 9 su 10), respira aria con polveri sottili che sforano le soglie limite e le morti premature ammontano a circa 6,5 milioni l’anno. Per l’Agenzia per l’Ambiente Europea (Eea), solo in Europa lo smog è responsabile, sempre ogni anno, di 467 mila morti premature.
Numeri che la dicono lunga sulla situazione in cui versano le nostre città (soprattutto), avvolte spesso da una fitta nuvola di smog.
Proprio per aumentare la conoscenza sull’argomento, oltre che per metterci in guardia dagli effetti legati all’inquinamento atmosferico – e magari incentivando pure l’azione di contrasto da parte della classe politica -, si moltiplicano gli studi scientifici di settore.
In particolare, tocca a due recenti ricerche internazionali lanciare nuovi allarmi sugli effetti di un’esposizione alle polveri sottili. Parliamo dello studio pubblicato da “Environmental Science e Technology” dal titolo “Ambient PM2.5 Reduces Global and Regional Life Expectancy” e del lavoro svolto dalla Yale School of Public Health, “The impact of exposure to air pollution on cognitive performance”.

Lo smog riduce l’aspettativa di vita
È la conclusione presente nel lavoro svolto da un team di ricercatori britannici, canadesi e statunitensi, pubblicato dalla prestigiosa rivista “Environmental Science e Technology” il 22 agosto. Un’informazione che, seppur attesa, viene per la prima volta confermata, che quantifica nei diversi Paesi del mondo l'effettiva riduzione della vita umana in relazione alla scarsa qualità dell’aria.
“Il team ha utilizzato i dati provenienti dallo studio Global Burden of Disease per misurare l’esposizione all’inquinamento atmosferico da Pm 2,5 e le sue conseguenze in 185 Paesi. Abbiamo così potuto quantificare l’impatto nazionale sull’aspettativa di vita per ogni singolo Stato”, ha spiegato Joshua Apte della Cockrell school of engineering dell’università del Texas- Austin, coautore dello studio.
In media l’aspettativa di vita, sul piano globale, a causa dello smog viene ridotta di poco più di un anno. A subire le maggiori conseguenze figurano realtà africane come Egitto e Niger, dove l’inquinamento atmosferico accorcia di circa due anni la vita attesa.
Devono rinunciare invece a un anno e mezzo India e Arabia Saudita, mentre in Cina si vive circa 15 mesi (attesi) in meno. Anche l’Italia non se la passa benissimo: secondo la ricerca i cittadini del Belpaese vivono in media quattro mesi di vita in meno.
Inoltre lo studio, in linea con altre ricerche di settore, conferma che dove si fa maggiore uso di energia fossile e si fa ancora affidamento a vecchie tecnologie (soprattutto nei trasporti), l’aspettativa di vita si riduce più della media globale.

Aumentano le malattie degenerative
Condotto in Cina dai ricercatori Xin Zhang, Xiaobo Zhang e da Xi Chen dell’americana Yale School of Public Health, il lavoro uscito il 27 agosto, avvisa che l’esposizione alle polveri sottili è responsabile di un calo delle prestazioni cognitive, e le difficoltà crescono in base all’aumento d’età. A essere colpite maggiormente sono le persone meno istruite, dotate di una scarsa preparazione sulle tematiche ambientali che, tra l’altro, corrispondono in larga parte proprio a chi svolge lavori manuali all’aria aperta.
Inoltre, sottoponendo un campione selezionato della popolazione ai propri test, il gruppo ha dimostrato pure che, oltre a difficoltà nell’apprendimento, lo smog è capace di aumentare il rischio di contrarre malattie come alzheimer e altre forme di demenza, e che le polveri di piccole dimensioni riescono ad arrivare fino al cervello, contribuendo così alla nascita di malattie depressive nell’individuo.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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