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Rinnovabili italiane, il 50% degli investimenti è all'estero

La fotografia delle rinnovabili italiane non è esaltante, ma per il premier è ottima. Due terzi delle operazioni avvenute sono all’estero
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Gli italiani investono in rinnovabili. All'estero. Lo scorso anno,infatti, si sono registrate 140 operazioni, per investimenti da 9,9 miliardi di euro, pari a 6.231 MW, +31,5% rispetto al 2014. La crescita esterna - per esempio acquisizioni - ha superato quella per linee interne, contando per il 53% del totale. Nuovi impianti e progetti hanno fatto segnare 2.402 MW e 3,77 miliardi di investimenti, con due terzi delle operazioni avvenute all’estero, mentre le operazioni straordinarie sono state per il 75% sul mercato domestico e il 51% sono state acquisizioni. È questo il quadro tracciato dal nuovo Rapporto Annuale Irex “La trasformazione dell’industria italiana delle rinnovabili tra integrazione e internazionalizzazione”, realizzato da Althesys. Per il mercato elettrico italiano, nel report si delinea un futuro di produzione diffusa con impianti di piccola taglia, il cui sviluppo è favorito dalla capacità innovativa della nostra filiera tecnologica. «Il mercato dell'energia - spiega l’economista Alessandro Marangoni, coordinatore della ricerca e Ceo di Althesys - è in continuo mutamento, grazie alle rinnovabili che hanno svolto un ruolo centrale e competitivo anche rispetto alla generazione tradizionale. Le imprese sono chiamate oggi ad affrontare una nuova sfida: quella della digitalizzazione delle reti elettriche che sta facendo nascere anche in Italia innovativi modelli di business, in grado di unire energie rinnovabili, efficienza energetica e nuovi servizi». Le operazioni verso l'estero sono il 46%, con 2.961 MW censiti, soprattutto di impianti eolici, e sono localizzate in larga parte in Centro-Sud America (28% per 1.604 MW di potenza) e in Africa (20%, con 1.357 MW). Crescono in generale eolico e idroelettrico e si tratta di operazioni che solo per il 25% sono avvenute in Italia, con una taglia media degli impianti di 20 MW. In discesa, invece, le operazioni nel fotovoltaico, che contribuiscono per il 19% alla crescita interna, per un totale di 359 MW (-35% rispetto al 2014), tutte localizzate all’estero e continuano a diminuire anche gli investimenti in impianti a biomasse, con un calo della potenza mappata del 56%, nonché sparisce il biogas, oramai limitato solo all'installazione di piccoli impianti, mentre il biometano ha sofferto il lungo iter legislativo e non riesce ancora a decollare. Aumentano gli investimenti nell’idroelettrico, con 401 MW contro i 105 del 2014, sviluppati quasi solo all'estero, essendo il 17% della potenza realizzata fuori Italia. Restano al palo i possibili interventi di revamping nel nostro Paese. In questo quadro il premier Matteo Renzi è ottimista. «Nessuno pensi che con quel referendum, che gli italiani hanno giudicato sbagliato, adesso è finita la questione ambientale. Siamo a New York per rilanciare con forza e determinazione il fatto che l'Italia è leader nelle rinnovabili e chiede al mondo di essere più sensibile su questi argomenti», ha detto Renzi da New York dove si è recato per firmare l'accordo di Parigi sul clima. «Nelle prossime settimane siamo pronti a partire con i primi acquisti con i nuovi mezzi di trasporto che permettono di ridurre le emissioni di CO2 - prosegue Renzi - Siamo il paese leader nel settore delle rinnovabili. Ma sappiamo che se vogliamo avere una scommessa di lungo periodo dobbiamo uscire dalla logica della demagogia per l'ambiente ed evitare dibattiti sterili. Quelli che credono in un ambientalismo vero non sprecano le risorse. Ricordiamo che in Francia c'è il nucleare come anche in Germania. Se vogliamo essere concreti le cose le dobbiamo studiare e essere coerenti». Molto critiche invece le opposizioni. Che non credono alle cose dette dal premier. «In Italia il governo sta ostacolando l'avvento delle rinnovabili, si fa terrorismo nei confronti degli investitori con una serie di provvedimenti retroattivi. - dice Gianni Girotto, senatore Movimento 5 Stelle - è una condizione favorevole quella delle fonti fossili in Italia, specialmente per il regime ""conveniente sulle esternalitá. Il governo aveva parlato un anno fa di Green Act, ma da allora chi l'ha visto? Il vero obiettivo è mettere il bastone tra le ruote allo sviluppo delle fonti rinnovabili e questo avviene con una serie di misure retroattive, come lo spalma-incentivi che ha fatto perdere credibilitá internazionale, spaventando gli investitori. E lo stesso è avvenuto vietando l'impiego di sistemi di distribuzione chiusi, consentiti invece dalla normativa europea, o evitando di attuare il Fondo nazionale per l'efficienza energetica. Il governo inoltre non rende strutturale l'ecobonus e non pubblica il decreto per l'incentivazione degli impianti di produzione di energia rinnovabile diversa dal fotovoltaico. Dire che il governo non dá incentivi alle rinnovabili sarebbe riduttivo. Sono moltissime le azioni compiute dal governo per mettere il bastone tra le ruote». E la scommessa da vincere è importante. Il rapporto di Althesys, infatti, traccia un panorama positivo per alcune rinnovabili se non ci saranno altri interventi ostativi da parte del Governo. La generazione distribuita, che già comprende oltre 600.000 impianti per una potenza di circa 30 GW, il 25% della potenza efficiente lorda italiana, dovrebbe continuare a crescere con il fotovoltaico, senza incentivi, previsto nel 2025 fino a 29 GW contro i 19 scarsi attuali. Questo se non ci si inventerà qualcosa come gli oneri di sistema sull'autoconsumo.

Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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