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Il Sole degli emiri

Gli Emirati Arabi Uniti Puntano con decisione sulle rinnovabili, per valorizzare meglio il petrolio

Gli Emirati Arabi puntano sulle rinnovabili. A prima vista sembrerebbe una provocazione e invece è questa la tesi dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) che ha dedicato alle rinnovabili negli Emirati Arabi Uniti un rapporto. E non si tratta di scenari futuri o di trend, ma di fenomeni già in corso in un'area che è tra le più ricche al mondo: di petrolio. Gli Emirati Arabi Uniti, infatti sono il settimo più grande produttore di oro nero con una capacità di 2,8 milioni di barili al giorno e riserve accertate per il 7% del totale mondiale. Ma nonostante ciò eolico, fotovoltaico e solare a concentrazione sono o potrebbero essere a breve fonti meno costose, per la produzione elettrica, rispetto al gas naturale. Il perchè è presto detto. Mentre le rinnovabili hanno dei prezzi in discesa, con il prezzo marginale nullo, il gas è in costante aumento - sul medio e lungo periodo - cosa che ha già provocato a quelle latitudini, caratterizzate tra l'altro da una produttività delle rinnovabili solari molto più elevata rispetto all'Europa e agli Stati Uniti, il sorpasso tra rinnovabili e gas naturale. Più nel dettaglio la dinamica è spiegata da Irena attraverso l'analisi dettagliata dei prezzi. Quello del gas naturale, infatti, è passato quasi quadruplicato negli ultimi anni. Mentre il prezzo del fotovoltaico è sceso del 80%. Il risultato è stato che una delle ultime aste per il fotovoltaico è stata vinta con una produzione fissata a meno di 2,42 centesimi di dollaro per kWh. Un costo che è più basso della produzione elettrica a gas naturale e delle centrali a carbone. Nel dettaglio saranno l'edilizia e la generazione energetica a utilizzare maggiormente le rinnovabili negli emirati, con percentuali stimate, al 2030, rispettivamente del 29% e del 25%, mentre l'industria e i trasporti saranno il fanalino di coda con il 5,5% e l'1,1% di penetrazione delle fonti verdi in questi settori.

E i fossili rimangono comunque un driver importante per le dinamiche anche delle rinnovabili negli Emirati Arabi Uniti. La scelta d'investire nelle rinnovabili, infatti, non è solo spiegabile con i risparmi ma attiene, anche, a logiche di mercato. Consumare meno fossili all'interno, infatti, significa, aumentare maggiormente le esportazioni di petrolio, cosa che consente maggiori guadagni e anche in questa chiave bisogna analizzare il fenomeno. Gli Emirati Arabi Uniti infatti, puntano a ridurre al 2030 dell'8,5% i consumi di gas naturale, del quale sono importatori perchè il 30% viene reiniettato nei giacimenti petroliferi per favorire l'estrazione dell'oro nero, mentre il resto è consumato tra generazione energetica elettrica che è abbastanza inefficiente e dissalazione dell'acqua che è energivora, mentre per quanto riguarda il petrolio la riduzione attesa è del 15,6%, per spostare anche questa quota sulle esportazioni. Sembrerebbero percentuali "normali" ma devono essere messe in relazione con uno scenario energetico che vede da qui al 2030 un aumento dei consumi interni del 3,4% annuo, cosa che cambia radicalmente il punto di vista.

Si tratta, nel complesso, di una strategia industriale di lungo periodo iniziata qualche anno fa con l'investimento da parte dei paesi dell'area nella chimica di base con la realizzazione di grandi raffinerie create al fine di esportare non solo greggio ma anche prodotti chimici intermedi a valore aggiunto maggiore. In un quadro industriale di questo tipo appare chiaro che gli investimenti in rinnovabili assumono un ruolo chiave poichè consentono una maggiore razionalizzazione, sotto al profilo economico, della filiera produttiva.

La stima prudente di Irena è che al 2030 con il 25% per l'elettrico e il 10% per l'energia primaria di rinnovabili farebbe risparmiare quasi due miliardi di dollari l'anno e uno di costi sanitari. E in questo quadro è abbastanza chiaro perchè anche la vicina Arabia Saudita abbia varato un grande piano d'investimenti da 100 miliardi di dollari in rinnovabili al 2035, dei quali il un quarto destinato al solare termodinamico un quarto all'eolico e la metà al fotovoltaico.

Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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