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Energia cooperativa

L'energia in cooperativa stenta a decollare in Italia per motivi normativi, ma potrebbe svilupparsi molto

Mezzo milione d’italiani non sono pochi. Ma rappresentano solo l’inizio dell’associazione tra cittadini per la produzione d’energia. Anzi il consumo d’energia autoprodotta in cooperativa. E oltre a ciò si tratta d’energia rinnovabile e che taglia la bolletta del 30% rispetto ai prezzi medi di mercato. Lo ha detto Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, intervenendo al workshop Energia e cooperazione organizzato da Confcooperative e che si è svolto al Palazzo della Cooperazione a Roma.

«Sono 421 le cooperative che producono energia per 500 mila persone – ha precisato Gardini – il 63% delle cooperative che producono energia è attiva nel settore agroalimentare, il 22% in quello delle utilities, il 5,5% nel settore industriale e delle costruzioni e il 4% nella distribuzione commerciale. Con la produzione di energia pulita le cooperative contribuisco all’attuazione degli obiettivi di COP21 e ad Agenda 2030 su clima e sostenibilità».

Il connubio tra energia e cooperazione, nel mondo, ha una storia robusta e consolidata. Una delle imprese mutualistiche con più soci al mondo è la statunitense Nreca (National Rural Eletric Cooperative Association), cooperativa promossa nel 1935, in piena crisi a seguito del crollo del 1929, dal presidente Roosevelt, e che oggi conta ben 42 milioni di cittadini, tra i suoi iscritti. Una realtà che conta parecchio, visto che senza il suo lavoro il Midwest americano si ritroverebbe paralizzato e al buio. Stessa sorte toccherebbe a molte imprese e famiglie dell’arco alpino che invece durante il black out del 28 settembre 2003 hanno avuto energia elettrica, mentre il resto del paese era al buio. In queste zone le cooperative riescono a produrre energia in modo sostenibile sia dal punto di vista economico e si tratta di territori precari e duri da gestire nei quali le aziende tradizionali avrebbero una vita dura. Ma il mutualismo unito l fatto di non dover dipendere dagli azionisti, in realtà rendono possibile una fornitura energetica vicina ai cittadini.

Le cooperative “energetiche”, in Italia, sono localizzate prevalentemente nelle regioni settentrionali: 1 su 3 ha sede in Trentino Alto Adige; il 20% in Emilia Romagna seguono Lombardia, Veneto e Piemonte con il 10% ciascuno. «Tra le cooperative di grandi dimensioni – conclude Gardini – il 20% produce energia. E l’energia cooperativa oltre a essere sostenibile e più economica produce anche posti di lavoro. Sebbene, infatti, per numero le cooperative rappresentino circa il 4% degli operatori, in termini occupazionali impiegano il 12% del totale degli occupati di tutte le imprese attive nel settore energetico. Le società di capitali, pur rappresentando il 76% degli operatori occupano solo il 19% della forza lavoro complessiva». Insomma utilizzando il modello cooperativo nel settore energetico i vantaggi non sono solo per la bolletta e l’ambiente, ma anche per il mondo del lavoro. Peccato che la generazione in questa forma, ossia quella cooperativa oggi trovi ancora della grandi difficoltà sotto al profilo autorizzativo e normativo. Cose che, in realtà, ne impediscono uno sviluppo organico e strutturato.

Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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