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Innovazione e cambiamento

L'editoriale a firma del dott. Nicola de Cardenas, Vicepresidente di Assolombarda Pavia, CEO della DECSA srl di Pavia

L'innovazione è una strana creatura. È quel tema che, secondo un vecchio adagio, nessun cittadino vuole dallo Stato, nessun dipendente dall'azienda e nessun figlio dalla famiglia. È una definizione che fa riflettere, perché chiama in causa la caratteristica storica e umana dell’innovazione, qualcosa che la allontana dal tema dell'analisi numerica dei benefici che apporta, dagli aspetti quantitativi e ingegneristici, pur centrali, dal tema digitale.

Se letta in questa ottica l'innovazione diventa la capacità dell'essere umano di governare i mutamenti tecnologici. La capacità di utilizzare nuove procedure, processi e tecniche per un avanzamento comune. Il coraggio di condividere esperienza e visione del futuro.

Vi propongo allora dunque questa definizione dell'Innovazione, come della “capacità e coraggio di governare il mutamento”. E la possibilità di creare le condizioni per realizzarlo.

In questo senso, per creare innovazione, serve facilitare e attivare quelle condizioni che possono generarla. Il rapporto tra Università e Impresa, lo scambio orizzontale di stimoli e idee, una politica che permetta e renda feconda quella voglia di cambiare, creare dal nuovo, inventare soluzioni che è tipica di noi italiani.

Un tema chiave per generare innovazione è il trasferimento tecnologico, un processo che mi sta molto a cuore. Il ponte fra Accademia e Impresa, fra formazione e messa a frutto delle competenze, non è solo e non deve essere inteso solo come un mero trasferimento di know how. Trasferimento tecnologico vuol dire saper implementare le best practice che le aziende e le università hanno sviluppato nel loro contatto con il territorio, il mercato, la società. Vuol dire fare sistema, e non è un evento singolo, ma un processo.

Altro tema è quello della generazione di innovazione per contaminazione di idee. Riflettendo con i miei colleghi imprenditori sull’adozione diffusa dello smart working, è emerso un tema che non mi sarei aspettato. Ci sono certamente temi di responsabilità individuale dei dipendenti, di mobilità, nodi giuslavoristici importanti. Ma è ciò che si rischia di perdere con lo smart working a spaventare di più. Si rischia di perdere uno degli elementi chiave, all’interno delle aziende, per generare innovazione: la relazione tra le persone, gli scambi orizzontali di idee e la contaminazione di competenze e specialità.

Ma mai come oggi, pur in questo periodo così difficile per tutti, l’innovazione è una possibilità che abbiamo a portata di mano. Abbiamo assistito, nell’ultimo anno, a una impetuosa accelerazione di processi che stavano avvenendo già prima. Perché il Covid-19 ha ridisegnato le vite, e sta ridisegnando imprese e città. È una occasione storica per procedere con quelle riforme che potrebbero permetterci di implementare nuovi processi e nuove idee nelle nostre imprese come nelle nostre vite. Il Recovery Fund europeo deve andare in questa direzione. Economia circolare, green economy, digitale e competenze diffuse. Su alcuni temi già esprimiamo una leadership e livello continentale, questa è l’occasione per innovare e tornare a crescere.