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Nucleare in pillole di iodio

Il Belgio distribuisce pasticche di iodio per prevenire un disastro nucleare, mentre le sue centrali non vanno in pensione nonostante siano vecchie
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Non è un allarme atomico ma poco ci manca. E a ridosso del trentennale di Chernobyl. Le autoritá belghe hanno in programma, infatti, la fornitura a tutti i residenti del paese le compresse allo iodio per ridurre al minimo i possibili effetti derivanti dalle radiazioni. Già oggi, Bruxelles fornisce questi farmaci ai residenti che vivono entro un raggio di 12 miglia delle centrali nucleari situate sia all'interno del paese, sia negli Stati vicini. Ma, secondo il quotidiano Libre Belgique, il ministro della Sanitá belga Maggie De Block ha deciso di espandere l'area fino a 62 miglia, in modo da coprire efficacemente tutto il paese. La cosa è destinata a rinfocolare la polemica sulla sicurezza delle centrali nucleari operanti in Belgio questione che è stata piú volte sollevate dai paesi confinanti, in gran parte a causa del prolungamento del loro sfruttamento e per via di una serie di ""piccoli"" incidenti e problemi tecnici che si sono verificati. L'Agenzia federale belga per il controllo nucleare, tuttavia, ha sempre espresso ampie rassicurazioni che gli impianti rispondono ai piú elevati standard di sicurezza. Secondo la legge belga corrente, l'energia nucleare deve essere completamente eliminate entro il 2025, ma c'è un trucco pericoloso. Nei prossimi dieci anni i reattori non saranno esattamente sicuri, e la distribuzione dello iodio è un sintomo chiaro, perché hanno degli acciacchi non da poco. I reattori belgi sono ""crepati"". E non si tratta di crepe in edifici di sevizio, ma fessure nei vessel, ossia nei contenitori principali dei reattori di Doel 3 e Tihange 2, nelle due centrali che forniscono il 50% dell'elettricità consumata in Belgio. E non sono un paio le crepe ma migliaia, la cui scoperta ha portato allo spegnimento nel 2012 dei due reattori. Si tratta di microbolle d'idrogeno lunghe fino a 16 centimetri e presenti nell'acciaio del vessel fin dalla realizzazione. Un difetto congenito alla nascita dovuto alla fusione imprecisa dell'acciaio che capita abbastanza spesso e che fino a ora non ha creato problemi perché non si è mai andati nel territorio inesplorato dell'allungamento della vita di reattori affetti da questi difetti.

L'agenzia belga per il nucleare ha autorizzato il riavvio dei due reattori nel novembre 2015, accogliendo le ragioni del gestore il quale sostiene che essendo delle fessure presenti fin dalla costruzione a causa del metodo di fusione dell'acciaio e non dall'usura, non hanno un impatto inaccettabile sulla loro sicurezza.

Da notare che secondo un esame commissionato dagli europarlamentari verdi reattori con difetti simili non sarebbero stati omologati ne oggi, ne negli anni in cui sono stati realizzati. Però si continua nell'accanimento terapeutico allungano la vita ai reattori. Tihange 1, entrato in funzione nel 1975 haraggiunto l'età della pensione nel 2005, che è stata rinviata al 2015, ma che è stata ulteriormente portata al 2025: 50 anni. Stessa sorte per Doel 1 e 2 che avrebbero dovuto essere chiusi nel 2014 e nel 2015 e invece anche loro arriveranno al mezzo secolo: fino al 2025. E le società Electrabel ed EDF, proprietarie degli impianti hanno ottenuto anche delle clausole di salvaguardia per i mancati profitti in caso di chiusura anticipata. E il gioco è fatto. Sarebbe interessante capire se Electrabel ed EDF stanno pagando le spese della prevenzione sanitaria che il Belgio sta facendo con la distribuzione dello iodio alla popolazione.

  Electrabel ed EDF

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Parole chiave

Belgio | Iodio | nucleare

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Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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