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Fukushima senza fine

Dopo otto anni le radiazioni a Fukushima sono ancora alte e il processo di decontaminazione procede a rilento

A otto anni di distanza dall'incidente nucleare di Fukushima, i livelli di radiazioni nella zona di esclusione, ossia quella che non può essere abitata, e le aree di evacuazione di Namie e Iitate sono da cinque a oltre cento volte più alti del limite massimo raccomandato a livello internazionale e Greenpeace Giappone afferma che rimarranno tali per molti decenni e nel prossimo secolo. Nella zona di esclusione di Obori in Namie, i livelli medi registrati d'irradiazione risultano pari a 4,0 μSv all'ora, ossia livelli tali che se un operatore lavorasse nella zona per otto ore al giorno per un anno, riceverebbe una dose equivalente a più di cento radiografie del torace.

Secondo il rapporto, in una foresta situata di fronte all'asilo e alla scuola della città di Namie, dove sono state revocate le ordinanze di evacuazione, il livello medio di radiazioni era di 1,8 μSv all'ora e non solo, tutti i 1.584 punti misurati hanno superato l'obiettivo della decontaminazione a lungo termine fissato dal governo giapponese in 0,23 μSv all'ora. Nel 28% di questa area, la dose annuale di radiazioni a cui sarebbero esposti i bambini sarebbe venti volte superiore al massimo raccomandato a livello internazionale.

Il rapporto, oltre a rivelare gli alti livelli di radiazioni sia nelle zone di esclusione sia nelle aree aperte alla popolazione, nonostante gli sforzi per la decontaminazione, denuncia anche una serie di violazioni del governo nipponico in materia di diritti umani, regolati da convenzioni e linee guida internazionali, in particolare per quanto riguarda lavoratori e bambini.

«Lo sfruttamento dei lavoratori, è un fenomeno molto diffuso, compreso il reclutamento di persone svantaggiate e senzatetto a cui non viene effettuata alcuna seria formazione in materia di radioprotezione. Spesso vengono falsificati i certificati di identificazione o sanitari e si attuano registrazioni ufficiali non affidabili. Nelle aree in cui operano alcuni di questi addetti alle bonifiche, i livelli di radiazione rilevati sarebbero considerati un'emergenza se fossero registrati all'interno di un impianto nucleare - afferma Shaun Burnie, esperto sul nucleare di Greenpeace Germania - Questi lavoratori non hanno praticamente ricevuto nessuna formazione sulla tutela da radiazioni. Poco protetti e mal pagati, sono esposti ad alti livelli di radiazioni e se denunciano qual è la situazione rischiano di perdere il posto di lavoro».

Il rapporto arriva a un mese dalla stesura di una serie di severe raccomandazioni che il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia ha inviato al governo giapponese e che se attuate, queste raccomandazioni, porrebbero fine alle attuali politiche condotte a Fukushima e avrebbero come effetto il ripristino degli ordini di evacuazione, il pieno risarcimento agli sfollati e la piena applicazione di tutti gli obblighi relativi al rispetto dei diritti umani nei confronti degli sfollati e dei lavoratori.

«Alla radice del disastro nucleare di Fukushima, con le violazioni dei diritti umani che ne conseguono, c'è la pericolosa politica energetica promossa dal governo giapponese. - dichiara Kazue Suzuki, della campagna Energia di Greenpeace Giappone - Quello che la maggioranza dei giapponesi chiede è una transizione verso le fonti rinnovabili. Eppure, il governo sta cercando di riavviare i reattori nucleari e allo stesso tempo aumentare drasticamente il numero di centrali a carbone, il che contribuirà ad alimentare i cambiamenti climatici».

E non solo Greenpeace mette sotto alla lente ciò che succede attorno ai resti dei tre reattori nucleari esplosi l'11 marzo 2011, ma anche il ministero dell'Ambiente giapponese punta il dito verso una serie di mancanze e irregolarità.

Gran parte del suolo trattato per la decontaminazione dopo la catastrofe rimane parcheggiato in oltre 100mila località all'interno della zona. Il terreno prelevato per abbassare il livello delle radiazioni, infatti, è stato disposto nei giardini di abitazioni private o nei pressi dei parcheggi, per poi essere trasportato in centri per l'immagazzinamento, a partire dal 2015, in due diverse città della regione. Tuttavia, solo il 17% del suolo contaminato è stato prelevato dalle diverse località di stoccaggio provvisorio e immagazzinato.

Il governo si è giustificato affermando che nel prossimo anno fiscale intende spostare il doppio della quantità del terreno contaminato trasferito lo scorso anno, completando il progetto entro il marzo 2022. Escludendo però le zone di evacuazione nelle quali ora non è possibile abitare. Con ogni probabilità perché la quantità di terreno da rimuovere in queste zone è eccessiva.

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Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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