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Come ti riciclo gli scarti per farne bioedilizia

Scarti del latte, legno, fibre tessili: gli scarti si riciclano, con benefici per ambiente ed economia. Lo raccontano Enel e Fondazione Symbola

L’edilizia rinasce grazie all’economia circolare e punta decisa verso la sostenibilità. In Italia sono molti gli esempi virtuosi, in parte raccolti nel rapporto 100 Italian Circular Economy stories, realizzato da Enel e Fondazione Symbola. Vi sono diversi dati che certificano il ruolo importante giocato dall’Italia: secondo l’Eurostat, è tra i grandi Paesi europei quello con la quota maggiore di materia circolare (materia prima seconda) impiegata dal sistema produttivo; con 236 tonnellate è il più efficiente tra i grandi Paesi europei nel consumo di materia, dietro solo alla Gran Bretagna. Inoltre è il secondo Paese dopo la Germania per riciclo industriale, con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a riciclo. Come segnalato nel rapporto, si tratta di un volume rilevante che garantisce un risparmio di energia primaria superiore ai 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di CO₂ (elaborazione Istituto di ricerche Ambiente Italia). Sui cento esempi riportati nel volume diversi hanno a che fare con l’edilizia. Ecco alcuni dei più significativi.

Dal vitivinicolo all’edilizia, si generano idee e si rigenera l’economia

In Emilia Romagna esiste BIOGEST-SITEIA, il laboratorio per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico costituito da due dipartimenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Qui, tra i progetti avviati c’è Sostinnovi – giunto terzo al premio “Io Penso Circolare” 2017 – che prevede, tra l’altro, la valorizzazione dei sottoprodotti della filiera vitivinicola attraverso la realizzazione di nuovi materiali ecosostenibili per l’edilizia, oltre che materiali a base di bioplastiche per l’industria alimentare.

Tra le storie riportate ci sono casi di grandi realtà come di piccole imprese, di aziende storiche come di nuove attività. Tra queste ultime rientra la startup fiorentina Catalyst Group, che ha messo a punto un nuovo sistema di costruzione che ha per oggetto il mattone e per soggetto una filiera che parte dalla demolizione dell’edificio esistente al recupero dei materiali. Dopo essere stati sottoposti a controlli chimici, vengono miscelati e pressati a freddo direttamente in cantiere grazie a una pressa ad alta compressione, ottenendo nuovi mattoni. Così Catalyst produce: Ri-Block, il mattone per realizzare murature senza malta e con faccia a vista; Carrara-Block, mattoni bianchi ottenuti recuperando gli scarti di lavorazione del marmo di Carrara e la polvere delle e escavazioni prodotte nelle Cave Apuane; e Double-Block, il mattone ottenuto dagli stessi materiali riciclati, con due facce a vista e dotato di canali che consentono l’inserimento di un’armatura per un utilizzo in funzione portante o per la costruzione di edifici di emergenza smontabili.

Sempre in terra toscana trova spazio la storia di Dell’Orco & Villani, che dal 1964 produce macchinari per l’industria tessile, “ma non è una comune industria meccanica”, segnala il volume. I suoi impianti e macchinari, infatti, trattano i materiali di scarto dell’industria tessile per ricavarne materie da reintrodurre nel processo produttivo.

“L’idea di Giovanni Dell’Orco e Silvano Villani, allora piuttosto stravagante, si è rivelata la fonte del successo con una produzione che oggi per il 90% finisce all’estero”.

Le macchine e gli impianti di Dell’Orco & Villani utilizzano gli scarti tessili per produrre filati, tessuti non tessuti, ovatte, feltri ma anche pannelli isolanti per l’edilizia e l’industria automobilistica. Con Next Technology ha messo a punto un procedimento brevettato in grado di rimuovere gli elastomeri da tessuti elasticizzati di nylon, cotone e lana, rendendo queste fibre nuovamente utilizzabili nei rispettivi cicli di rigenerazione. L’idea ecosostenibile non è solo fonte di business e di longevità industriale, ma anche di visibilità e riconoscimenti: a Bruxelles è stata premiata con l’Energy Globe Award per il risparmio energetico generato dalla linea per il recupero della fibra di nylon.

Dagli scarti del latte alle auto, tutto si ricicla per l’edilizia

Di belle storie in tema di economia circolare ce ne sono molte e tutte interessanti. Tra queste Edilatte, azienda di materiali ecologici per l’edilizia - parte della filiera Edizero Architecture for Peace – fondata in Sardegna nel 2010 dalla pluripremiata imprenditrice Daniela Ducato. Cosa fa questa realtà? Acquista scarti dalle aziende latteo casearie che utilizza come materie prime per i suoi prodotti. Tali scarti altrimenti sarebbero destinati a diventare rifiuti, costosi da smaltire oltre che impattanti sull’ambiente: per ottenere 1 kg di formaggio si producono 8 kg di siero, con una carica inquinante molto elevata. Edilatte da questi scarti crea pitture, intonaci, coloranti e additivi utilizzando anche scarti del settore boschivo, apistico, oleo-vinicolo, birrario; potature, cenere di legna dolce, gusci di uova.

Daniela Ducato li trasforma in filler (aggreganti) naturali che migliorano la viscosità, la compattezza e la coesione degli impasti per l’edilizia sostituendo gli additivi sintetici.

L’inventiva trova linfa ovunque in Italia: ancora in Toscana, dal 1960 Manifattura Maiano produce nei propri stabilimenti ovatte, feltri e imbottiture per i settori dell’arredamento, della calzatura, dell’edilizia e dell’automotive. Tutti gli scarti di lavorazione vengono riciclati in azienda con un sistema di recupero che li riporta a fibra per poi essere reinseriti nel ciclo produttivo. I materiali isolanti prodotti da Manifattura Maiano non sono solo ecosostenibili, ma garantiscono notevoli performance, come dimostra il fatto che contribuiscano ad ottenere crediti secondo i criteri delle certificazioni per l’edilizia dei protocolli ITACA e LEED.

Anche calcestruzzo e legno trovano nuova vita

Anche realtà storiche dell’edilizia già da tempo hanno intuito le possibilità offerte dal riciclo: è il caso di Mapei che con Re-Con Zero ha lanciato un prodotto in grado di recuperare il calcestruzzo reso: quello che non viene utilizzato in cantiere e rimane in betoniera, finora destinato alla discarica.

Aggiunto al calcestruzzo reso, Re-Con Zero forma un aggregato che ne allunga il ciclo di vita e che può sostituire in parte gli aggregati naturali nella produzione di nuovo calcestruzzo oppure sostituire completamente gli stessi aggregati nella produzione di sottofondi, magroni, misti cementati, senza generazione di scarti e con un quantitativo d’acqua per il lavaggio della betoniera molto inferiore a quello standard. O come il sistema Mapei HPSS per la decontaminazione di terreni e sedimenti, che da questi terreni permette di produrre conglomerati cementizi granulari.

Infine, va segnalato Rilegno, consorzio che nel corso della sua attività ormai ventennale ha consentito raccolta e riciclo di oltre 27 milioni di tonnellate di rifiuti legnosi, nonché la riparazione e il riutilizzo di ben 331 milioni di pallet. Rilegno gestisce una filiera composta da 2.372 imprese che si occupano a vario titolo di imballaggi in legno: fornitori, produttori, importatori, riciclatori. Pallet, cassette, gabbie e bobine per cavi, imballaggi industriali non più utilizzabili non si perdono, ma rinascono sotto forma di pannelli, blocchi per nuovi pallet, oltre che elementi per l’edilizia.

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Autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.

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