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Dal chicco alla casa: la start up Ricehouse

Grazie alla start up Ricehouse gli scarti della lavorazione del riso avranno una nuova vita nella bioedilizia

Sfruttare la lolla, un sottoprodotto derivante dal processo di sbramatura del riso grezzo naturalmente ricca in silice, per la realizzazione di malte naturali che offrono oltre ad un elevato isolamento termico anche ottime potenzialità di regolazione dell’umidità interna, eccellenti prestazioni acustiche ed un’ottima traspirabilità. Nasce così RH100, un intonaco totalmente riciclabile e che, tra le altre cose, sequestra copiose quantità di anidride carbonica dall’atmosfera. L’architetto Tiziana Monterisi, dopo anni di studi ed esperienza nel campo della bioedilizia, fonda, nel 2016, la start up Ricehouse allo scopo di valorizzare gli scarti della produzione risicola e di convertirli in risorse per l’architettura. Non a caso il progetto nasce a cavallo tra Biella e Vercelli, un territorio particolarmente dedito alla coltivazione del riso. L’innovativa start up, presentata all’edizione 2018 di “Klimahouse startup award”, ha dimostrato come sia possibile coniugare la necessità di ottimizzare l’efficienza energetica degli edifici con la tutela dell’ambiente naturale.
Il progetto rientra completamente nei principi dell’economia circolare e promuove la filiera corta, minimizzando così l’impatto ambientale. Inoltre, l’azienda emergente promuove i prodotti RH200 e RH300 rispettivamente un intonaco colorato di finitura in pula di riso ed un massetto leggero, duttile e traspirante. Con il progetto RISORSA viene invece valorizzata la paglia di riso la quale, una volta precompressa ad associata a telai in legno, è in grado di offrire le migliori prestazioni energetiche ad un costo decisamente più conveniente di quello di mattoni e cemento.
“Lo scopo è quello di armonizzare il sistema territoriale centralizzando gli aspetti di raccolta,
immagazzinamento e logistica delineando una reale filiera produttiva, partendo dalla materia
prima, con l’obiettivo di ridurre le perturbazioni nell’approvvigionamento e quindi di rendere i
flussi sufficientemente consistenti e continuativi per poter così organizzare il percorso di utilizzo
di impiego industriale” è quanto afferma il team del progetto guidato dall’architetto Tiziana Monterisi.

Le coltivazioni di riso occupano circa la metà della superficie agricola del nostro paese e spesso la produzione di questo cereale è associata a pratiche agricole intensive poco sostenibili.
Il nuovo modello di filiera che promuove Ricehouse favorisce, per la produzione risicola, un trend diretto verso la sostenibilità e l’economia circolare.

Autore

Simone Valeri

Simone Valeri

Laureato in Scienze Ambientali presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, attualmente frequenta la laurea magistrale in Ecobiologia. Divulgare, informare e sensibilizzare per creare consapevolezza ecologica: fermamente convinto che sia il modo migliore per intraprendere la via della sostenibilità. Per questo, e soprattutto per passione, realizza un sito web (ecologicalrevolutionblog) ed inizia a collaborare con testate giornalistiche del settore.

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