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Troppa plastica sulle spiagge: l’indagine di Legambiente

In circa due terzi delle spiagge monitorate la plastica eguaglia o supera il 90% del totale dei rifiuti trovati. Forte presenza di mascherine

Una media di 783 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. Sono i risultati dello studio “Beach Litter 2021” condotto da Legambiente, pubblicato il 12 maggio, che fotografa una situazione italiana che nel corso degli ultimi anni non si può dire migliorata.
La ricerca ha analizzato 47 spiagge di 13 regioni italiane (Abruzzo, Basilicata, Toscana, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto), dove sono stati rinvenuti quasi 37 mila rifiuti (36821) in un’area che si estende per circa 176 mila metri quadrati. Un numero enorme, che va ben oltre il target di riferimento europeo che consente di considerare una spiaggia in un “buon stato ambientale”, e cioè 20 rifiuti spiaggiati per ogni 100 metri lineari di costa.
“L’inquinamento da plastica in mare e sulle spiagge – ha dichiarato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – resta, insieme all’emergenza climatica, l’altra grande questione ambientale e mondiale da affrontare con interventi e politiche mirate tenendo alta l’attenzione sul tema. Per questo sono importanti le campagne di informazione, sensibilizzazione e volontariato per la rimozione dei rifiuti, come stiamo facendo da anni con Spiagge e Fondali Puliti (quest’anno dal 14 al 16 maggio, l’iniziativa punta a ripulire le nostre coste e i fondali dai rifiuti). Quasi la metà dei rifiuti spiaggiati monitorati sono i prodotti al centro della direttiva europea sulla plastica monouso (il 42,3% del totale dei rifiuti monitorati da Legambiente è infatti costituito da quei prodotti usa e getta banditi dalla diretta europea, detta anche “Single Use Plastics”), ossia prodotti usa e getta, dalle bottiglie di plastica alle stoviglie, dai mozziconi di sigaretta ai cotton fioc, solo per citarne alcuni. Per questo chiediamo che l’Italia emani entro il 3 luglio 2021 il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea pensata per bandire e ridurre la produzione e commercializzazione di alcuni prodotti di plastica monouso su tutto il territorio nazionale. Non ripetiamo lo stesso errore fatto con l’ennesima proroga della plastic tax”.
La plastica resta il materiale più trovato sulle nostre spiagge, basti pensare che in circa un terzo delle spiagge campionate, la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90% del totale dei rifiuti monitorati.
Gli oggetti recensiti dalla ricerca sono di diversi tipi: si va dalle bottiglie ai tappi di plastica, dai mozziconi di sigaretta ai calcinacci, fino a frammenti di vetro, guanti e mascherine (quest’ultime due rinvenute nel 72% dei lidi monitorati, in particolare si segnala una forte presenza di mascherine).
Per quanto riguarda la classifica relativa alla tipologia di rifiuto trovato, si confermano al primo e al secondo posto gli oggetti e i frammenti di plastica o di polistirolo non identificabili (insieme formano il 29% dei rifiuti registrati), seguono al terzo posto i mozziconi di sigaretta (8,7%), poi tappi e coperchi in plastica (8,3%), e cotton fioc in plastica (5,4%).
“L’indagine Beach Litter – ha spiegato infine Serena Carpentieri, vice direttrice di Legambiente – rappresenta una delle più grandi esperienze di citizen science a livello internazionale grazie all’impegno dei volontari e delle volontarie di Legambiente. Il protocollo utilizzato è sviluppato nell’ambito dell’iniziativa Marine Litter Watch dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, cui diverse associazioni comunicano i dati raccolti, con l’obiettivo di creare uno dei più ampi database sui rifiuti spiaggiati costruiti dai volontari a livello europeo. Un problema quello del marine litter che nei prossimi anni dovrà vedere un Mediterraneo sempre più unito mettendo in campo anche una politica unitaria contro i rifiuti in mare partendo da un aggiornamento su proposte dell’Unep e dell’Unione Europea, estendendo le linee guida europee a tutto il bacino del Mediterraneo”.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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