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Ondate di calore: a rischio il 74% della popolazione mondiale

Mentre ci attendono nuove torride temperature, un recente studio dimostra come il problema sia stato sottovalutato

Dopo la piccola tregua concessa su gran parte del territorio italiano, soprattutto quello settentrionale, torna il grande caldo. Una nuova ondata di calore interesserà l’Italia nei prossimi giorni, un flusso di aria calda proveniente dal Nord Africa che dalla Penisola Iberica, dove si trova attualmente, si trasferirà sul Bel Paese.
Si prevedono picchi fino a 36° C e, tra le zone maggiormente interessate, troviamo città come Milano, Brescia, Modena, Bologna, Ferrara, Firenze, Roma, Foggia, Benevento, Caserta, Matera, Cosenza, Nuoro e Caltanissetta. Presente tutta la penisola, quindi, proprio per ricordare che il clima che cambia colpisce indistintamente.
La nota dolente, questa volta, è che il problema diventa sempre più serio e, pur restando tra i Paesi del Mediterraneo più colpiti, non coinvolge solo l’Italia.

Il 74% della popolazione mondiale è a rischio, il 30% è già coinvolta
Un nuovo report mette in chiaro rischi e pericoli delle ondate di calore. Rischi fino ad ora sottovalutati, sia in Italia che in giro per il mondo.
Secondo il “Global risk of deadly heat”, studio pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Natura nella sezione Climate Change, il 74% della popolazione globale sarà costretta a vivere nella morsa del caldo torrido e dell’afa. In pratica, 3 persone su 4 saranno esposte a ondate di calore potenzialmente letali entro il 2100.
La soluzione, come è ovvio, sarebbe quella di diminuire in modo drastico la produzione di CO2. Soluzione che, tuttavia, non mette completamente al riparo dal problema, ma riesce solo a mitigarlo.
Già oggi, infatti, il 30% della popolazione subisce il fenomeno (vive per almeno 20 giorni l’anno a contatto con temperature rischiose per la salute) e, pur abbassando di molto le emissioni, al 2100 la percentuale della popolazione mondiale coinvolta raggiungerà comunque il 48%.
Una morsa dalla quale non si scappa, che spesso è anche letale.
Lo studio, che prende in considerazione quasi 2000 articoli accademici pubblicati nel periodo 1980-2014, ha mostrato che sono più di 1900 le località dove il caldo torrido ha distrutto vite.
La maggioranza degli episodi analizzati si è avuta tra l’Europa e il Nord America. Tra gli esempi che il lavoro cita c’è, ad esempio, l’ondata di caldo che nel 2003 colpì l’Europa: uccise circa 70000 persone. Nella sola Mosca, invece, nel 2010 furono 10000 le persone a perdere la vita.
“Trovare così tanti decessi collegati al caldo è stato sorprendente. Questo tipo di morti passano spesso in secondo piano – dichiara il principale autore dello studio Camilo Mora del Department of Geography dell’Università delle Hawai – È come essere lentamente cotti, una tortura. Chiaramente sono i giovani e gli anziani quelli più a rischio, ma abbiamo scoperto che il calore può uccidere anche persone più preparate fisicamente, come soldati e atleti. L’obiettivo è trovare una soglia che ci permetta di capire quando gli eventi climatici estremi diventano dannosi per le persone”.

Che le ondate di calore fossero letali, era un fatto già abbastanza chiaro. Ora si scopre, però, che non solo possono colpire pure le persone "in forma” ma che sono più diffuse di quello che si pensava.
La questione, quindi, rimane ancora poco conosciuta, soprattutto dall’opinione pubblica. Forse perché i decessi causati dal caldo sono più difficili da individuare, o forse perché risultano “meno sensazionali”, più silenti nel fare notizia rispetto ad altri.
Fortuna (o sfortuna) che, spesso, il mondo scientifico ci fornisce un quadro reale della situazione. Una situazione che non vede l’Italia essere fuori dal problema. Nel 2015, infatti, in 21 città italiane esposte al caldo record di quell’estate, ci sono state quasi 3000 vittime per l’aumento delle temperature.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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