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Sottovalutate le emissioni di metano generate dall’uomo?

Un nuovo studio pubblicato su Nature avverte: le emissioni di metano sono aumentate in misura maggiore di quel che si pensava dal periodo preindustriale.

Negli ultimi decenni abbiamo di sicuro sottovalutato l’impatto umano sui sistemi naturali, spinti dal mito della crescita infinita capace di curare tutti i mali del mondo, ma adesso gli scienziati si chiedono: stiamo stimando in modo corretto la quantità di metano rilasciata in atmosfera? Forse no. A sostenerlo un gruppo di ricercatori che hanno pubblicato i risultati del proprio studio sulla prestigiosa rivista “Nature”.
Il punto è chiaro: il metano (CH4) è un gas climalterante pericoloso, ha un impatto pari a circa 30 volte quello della CO2 sul riscaldamento del Pianeta, e la stime effettuate fino a ora sulla quantità rilasciata a causa di attività antropiche potrebbero essere sottodimensionate.
Nello studio “Preindustrial CH4 indicates greater anthropogenic fossil CH4 emissions”, infatti, viene specificato che la quantità di metano in atmosfera nel periodo pre-industriale, prima dunque del via all’uso sfrenato di combustibili fossili, era parecchio inferiore. Le nostre emissioni di metano potrebbero essere superiori del 40% di quel che si pensava.

La difficoltà di stabilire l’entità delle emissioni di questo gas da attività antropica sta nel fatto che viene costantemente rilasciato anche in maniera naturale, per esempio dalle zone umide. Lo studio, una vera e propria novità sull’argomento, sostiene che negli ultimi tre secoli la quantità di CH4 sia addirittura cresciuta del 150%.
"Come comunità scientifica stiamo lottando per capire esattamente quanto metano noi umani emettiamo nell'atmosfera - ha dichiarato Vasilii Petrenko, geochimico dell'Università di Rochester e autore dello studio -. Sappiamo perfettamente che dai combustibili fossili dipendono le nostre emissioni, ma è stato difficile capire quale parte relativa al metano sia di natura antropica o meno, dato che possiedono isotopi molto simili”.
È stato possibile arrivare a questa conclusione grazie all’analisi, appunto, di un isotopo radioattivo, noto come carbonio-14, contenuto nel metano biologico e non in quello generato dai combustibili fossili. Raccogliendo “nuclei di ghiaccio” attraverso la tecnica del “carotaggio” in Groenlandia, Petrenko e i suoi colleghi sono stati in grado di utilizzare il carbonio-14 per costruire la quantità di metano presente in atmosfera negli ultimi secoli.
Fino al 1870 circa, i risultati suggeriscono che i livelli definiti “molto bassi” di CH4 erano quasi totalmente dovuti al metano di natura biologica, ma dopo questa data vi è stato un repentino aumento della concentrazione in atmosfera, proprio in coincidenza con un aumento dell'uso dei combustibili fossili.
Se lo studio venisse confermato, sarebbe come ammettere che ogni anno la comunità scientifica ha sottostimato le emissioni di metano generate dall’uomo del 25% o addirittura del 40%. Un fatto che potrebbe avere, però, pure un risvolto positivo. “Non voglio essere troppo disperato sul tema, perciò possiamo dire che se grossa parte delle emissioni di metano sono antropogeniche, significa che possiamo controllarle”, ha concluso il geochimico dell'Università di Rochester Benjamin Hmiel.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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