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L'Europa ha deciso: glifosato per altri 5 anni

Dopo anni di rinvii, decisivo il voto tedesco per far raggiungere la maggioranza qualificata

Era dal 2015 che si attendeva una decisione ma, rinvio dopo rinvio, è arrivata soltanto nei giorni scorsi. Esattamente il 26 novembre, quando la Commissione Europea, grazie al voto congiunto dei ministri di agricoltura e ambiente dei 28 stati membri dell’UE, si è pronunciata sul rinnovo in terra comunitaria per l’uso del glifosato.

La decisione dell’Europa
Una decisione inaspettata, almeno per quel milione e trecentomila europei che attraverso la raccolta firme della campagna “Stop Glifosato” ne chiedevano la messa al bando definitiva dall’anno 2020. La Commissione nel voto di lunedì scorso, invece, ha deciso di rinnovare per altri 5 anni l’uso del principale componente del Roundup (l’erbicida più diffuso al mondo, prodotto di punta della Monsanto).
Un voto che ha sconfessato quello di pochi giorni prima, dove il Parlamento Europeo consigliava alla Commissione sì un periodo di 5 anni: ma per la messa al bando definitiva entro il 2022. Mentre la decisione adottata dalla Commissione prevede la possibilità di un nuovo rinnovo proprio nel 2022.
Sono stati 18 i voti favorevoli al rinnovo, 9 quelli contrari e 1 solo Paese si è astenuto. L’Italia e la Francia, come precedentemente annunciato, hanno votato contro. Favorevole, invece, il voto tedesco che è stato determinante per raggiungere la maggioranza qualificata: serviva il 55% degli Stati membri (16 su 28) rappresentante almeno il 65% della popolazione comunitaria. Grazie alla Germania si è raggiunto il 65,7%.
Interessante e da approfondire il retroscena riguardo al voto tedesco. Come detto in precedenza, ogni Nazione doveva esprimere un singolo voto deciso insieme dal Ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura e fino allo scorso lunedì la Germania si era sempre astenuta. Come mai? Perché Christian Schmidt (Ministro dell’Agricoltura) era a favore e Barbara Hendricks (Ministro dell’Ambiente) contraria. Posizione che si apprende, e proprio dalle dichiarazione della Hendricks, doveva essere la stessa pure in quest’ultima sessione: “Ci eravamo sentiti fino a due ore prima. Sono sorpresa, il voto non doveva essere a favore, non avevamo concordato questo”.
Quindi sembra che Schmidt abbia deciso di testa sua. Forse perché messo alle strette da una parte dell’agricoltura tedesca? E dalle pressioni dell’azienda nazionale Bayer? Il colosso internazionale del settore agrochimico in procinto di acquisire proprio Monsanto (si aspetta una decisione dell’Antitrust europeo in merito)? Domande che sia una fetta della stampa internazionale che quella dell’opinione pubblica si sta ponendo.

Intanto arrivano le prime dichiarazioni. Il Ministro dell’Agricoltura italiano, Maurizio Martina, twitta: “Su #glifosato l’Italia ha fatto la battaglia giusta in #Europa. Bisogna superare il suo utilizzo. Noi andiamo avanti con il piano zero glifosato entro il 2020”. Mentre Coldiretti ricorda: “In Italia resta il divieto di uso nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi definiti vulnerabili. Divieto anche in campagna in fase di pre-raccolta”.
Più duro invece il commento dell’associazione Slow Food che parla di “Una decisione politica che va contro i cittadini, che non ha tenuto conto dell'indirizzo del Parlamento e che antepone il profitto alla sostenibilità e alla salute dell'ambiente e delle persone. Sono decisioni di questo tipo che allontanano i cittadini dall'Europa”.
Ci va giù duro anche Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione italiana StopGlifosato: “Se il ministro Schmidt ha tradito le direttive del suo Governo è evidente che la decisione è stata totalmente falsata. E’ evidente che dopo le dichiarazioni della Merkel la “maggioranza qualificata” che ha imposto agli europei il glifosato per ancora 5 anni non è qualificata per niente: se la Germania si fosse astenuta o addirittura avesse votato contro il rinnovo non sarebbe passato. Si è insomma trattato di un colpo di mano, probabilmente in nome degli interessi dell’agroindustria tedesca che pensa di sostenere così la fusione del supercolosso Bayer-Monsanto. E’ una decisione che suona illegittima: un Ministro non può esprimersi in sede internazionale solo a nome proprio, delle proprie convinzioni o dei propri interessi, presentando il conto delle sue decisioni personali a tutti i cittadini europei. Chiediamo che la Commissione Ue esamini non solo formalmente la decisione del Comitato: oggi appare illegittima, deve essere cambiata. Visti gli avvenimenti, il governo tedesco potrebbe e dovrebbe chiedere una revisione delle decisioni prese ieri. E Italia e Francia, che hanno già annunciato iniziative nazionali per eliminare il glifosato in tempi più brevi, potrebbero sostenere questa richiesta”.

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Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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