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Il digitale migliora le performance delle centrali elettriche

Le centrali elettriche a ciclo combinato sono di supporto alla transizione e grazie al digitale possono ancora migliorare le prestazioni

Il mercato dell’energia è in corso di trasformazione. L’innovazione tecnologica, i problemi sociali, ambientali ed economici generati dai cambiamenti climatici più la nascita di nuovi competitor, sono solo alcuni dei motivi che spingono le aziende verso una maggiore efficienza dei processi produttivi. In questo senso, una buona soluzione in grado di favorire sia lo sviluppo delle rinnovabili che un minor impatto ambientale può essere rappresentata dalle centrali elettriche a ciclo combinato, soprattutto quando alimentate da gas naturale (il gas comunemente utilizzato nelle nostre case).

Il funzionamento
In un mondo dove cresce la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, si cercano soluzioni che consentano di utilizzare l’energia elettrica anche quando queste sono, per loro natura, impossibilitate a funzionare (basti pensare al fotovoltaico che ha bisogno del Sole e all’eolico del vento). Una di queste sono le batterie di accumulo, in grado di conservare l'energia prodotta e immetterla nel sistema quando la richiesta del mercato lo impone. Tuttavia, anche se in fase di sviluppo, questo tipo di soluzione risulta essere ancora economicamente proibitiva sia per i singoli consumatori che per grandi impianti.
In questa fase c'è bisogno, dunque, di tecnologie che consentano prestazioni tali da assicurare la fornitura di energia per l'utente finale abbinata al minor impatto ambientale possibile.
Tra le tecnologie più citate per la trasizione verso un'economia a basso contenuto di carbonio, c'è senz'altro quella del ciclo combinato a gas naturale. Una centrale a ciclo combinato sfrutta due cicli di produzione. In pratica, la prima turbina genera elettricità grazie all’utilizzo del gas come combustibile. Dalla combustione si generano fumi ad alta temperatura convogliati poi in un secondo generatore, dove è presente acqua. Questo passaggio favorisce lo scambio di calore creando vapore acqueo, il “motore” in grado di innescare la seconda turbina dell’impianto.
L’elettricità, una volta prodotta, viene subito immessa nelle rete nazionale gestita da Terna.
Una tecnlogia matura e già utilizata nel nostro Paese che, però, può ancora migliorare le proprie performance.

Un sistema di controllo digitalizzato garantisce maggiore efficienza
Le centrali elettriche devono essere pronte ad immettere quantitativi diversi di elettricità nella rete nazionale più volte, anche nel corso della stessa giornata. Hanno quindi bisogno di una gestione flessibile in grado di adattarsi in modo repentino alle richieste del mercato elettrico e questa maggiore flessibilità può essere data da un sistema digitalizzato.
Sono diversi gli impianti che nel mondo puntano su una gestione digitale e, In Italia, un esempio può essere quello dell'impianto di Termoli di proprietà Sorgenia che, ad un anno di distanza dalla partnerhip con Siemens, ha presentato recentemente i risultati. 
I dati messi in mostra confermano che un sistema di controllo digitalizzato risponde più velocemente all'instabilità della domanda generando diversi benefici.
Benefici che per l'azienda si sono tradotti, da una parte, nella riduzione dei costi legati principalmente alle operazioni di accensione/spegnimento e, dall'altra, maggiori ricavi dettati da una pronta risposta alle esigenze di mercato.
E benefici per la collettività, relativi ad un ridimensionamento del "rischio di black out" (immaginiamo, ad esempio ai costi a cui vanno incontro le imprese che devono obbligatoriamente fermare i loro processi produttivi) e ad una minore immissione di gas nocivi e climalteranti in atmosfera, quali ad esempio NOx (ossido di azoto), SO2 (biossido di zolfo) e CO2.  
"Per quanto riguarda le emissioni, la centrale di Termoli ha prestazioni del 30% in meno rispetto alle soglie autorizzate dall’AIA - ha spiegato Claudio Moscardini di Sorgenia - Facendo un confronto, possiamo dire che immette il 60-70% in meno di CO2 in atmosfera rispetto a tecnologie tradizionali. Quest’impianto, infatti, genera circa 380 grammi di CO2 per kilowattora, sensibilmente meno rispetto alle vecchie centrali a gas a ciclo combinato, e decisamente meno rispetto a centrali a olio (600-700 grammi per kilowattora) e a centrali a carbone che superano pure i 1000 grammi a kilowattora”.
Questo produce pure un passo in avanti nel capitolo sicurezza. Secondo studi di settore, gli errori riscontrati nella gestione di un impianto sono di natura umana nel 42% dei casi e, il digitale, può aiutare gli operatori a svolgere il proprio lavoro in maniera più semplice e meno rischiosa.
Insomma, una tecnologia utile per la transizione, meno impattante rispetto ad altre, e che strizza l’occhio all’obiettivo di lungo termine del 100% rinnovabili. 

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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