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Continua la guerra dei Sioux

Torna la guerra degli oleodotti con Trump: i Sioux pronti per la nuova battaglia

L’avevamo già anticipato. Quella dei Sioux era stata la vittoria di una battaglia che, seppur importante, non avrebbe rappresentato la guerra, per quella bisognava aspettare Trump. E Trump è arrivato. Nella sua prima settimana, il nuovo Presidente americano non ha certo perso tempo e, mantenendo fede alle sue promesse elettorali, ha dato il via libera agli oleodotti che Obama aveva bloccato durante la sua giurisdizione. Insieme al Dakota Access, quello che interessa da vicino il popolo Sioux, ha autorizzato anche la costruzione del Keystone XL, un lungo oleodotto capace di trasportare 800 mila barili di petrolio al giorno dalle sabbie bituminose dell’Alberta in Canada fino alle raffinerie del Texas. Il Keystone XL, progetto in parte già realizzato, era stato abbandonato dalla precedente amministrazione democratica a seguito di una ragionata (ci è voluto qualche mese) analisi costi-benefici: impatto ambientale troppo elevato per giustificarne la costruzione.
Tra le motivazioni anche quelle di natura economica: con il prezzo del petrolio vicino ai minimi storici, non avrebbe fornito i posti di lavoro desiderati. Estrarre greggio dalle sabbie bituminose provoca ancora più emissioni in atmosfera, stiamo parlando, infatti, tra le forme più inquinanti di estrazione. Adesso, però, tutto questo non è più un un problema e neanche il rispetto dell’Accordo di Parigi sembra interessare ai repubblicani.

Ma cambiamo oleodotto e torniamo alla battaglia di Standing Rock, quella del popolo Sioux schierato contro il Dakota Access. Su questa opera c’è la fondata paura che la realizzazione sia in grado di inquinare il lago Oahe (bacino presente lungo il corso del fiume Missouri), la risorsa idrica dalla quale dipende il popolo indiano. Per questo si è schierata al fianco dei nativi anche l’associazione Water Protectors promettendo azioni legali a difesa del territorio. Dopo la nomina di Trump di Robert Speer a capo dell’U.S. Army corps of engineers, quest’ultima ha bocciato la sua precedente decisione riautorizzando la costruzione dell’opera. Ma per agire l’esercito deve prima aspettare l’Eis, la valutazione di impatto ambientale che aveva ordinato Obama, sostengono i Sioux. “Abbandonare l’Eis equivarrebbe ad un cambiamento arbitrario e inspiegabile, basato sulle opinioni personali del Presidente e, potenzialmente, sui suoi investimenti personali – afferma la Standing Rock Sioux Tribe - siamo pronti a combattere questa battaglia contro gli interessi delle corporations che puntano a sospendere le procedure governative e che vanno contro la salute e il benessere di milioni di americani”.

Tutte le associazioni ambientaliste si sono schierate immediatamente a difesa dei diritti del popolo Sioux e del benessere di milioni di cittadini.
350.org ha suggerito di inondare l’“Armi corps di osservazioni” perché “ogni osservazione che inviamo rafforza la loro causa legale secondo la quale il governo federale dovrebbe violare proprie norme e forzare illegalmente le procedure per far passare il progetto. Se ci riusciamo, il Dapl (Dakota Access Pipeline) sarà costretto a passare attraverso una revisione del suo impatto sull’acqua potabile, i diritti tribali e il clima. Revisione che richiede diversi mesi”
I Difensori del Clima di Greenpeace ci vanno giù duro e fanno sapere che Trump, oltre ad aver riempito di petrolieri la sua squadra di governo, possiede anche azioni della compagnia che ha in mano il progetto del Dakota Access: “far passare con la forza e illegalmente questo progetto sarebbe un esempio di corruzione che viola i diritti degli indigeni e la scienza del clima”.
Sierra Club, la più grande associazione ambientalista USA, lancia la sua campagna social con l’obiettivo di accerchiare Trump su twitter “la Keystone XL pipeline è stata respinta perché non era nell’interesse del Paese e la valutazione ambientale della Dakota Access Pipeline è stata ordinata a causa delle minacce che pone ai Sioux di Standing Rock. Niente è cambiato. Questi oleodotti erano una cattiva idea allora e sono una cattiva idea ora. Mostra a Trump che non arretriamo, staremo con i nostri alleati e lo combatteremo ogni passo del cammino”.
Chiunque può aderire. Chiunque non pensi che “l’ambientalismo è fuori controllo”. Chiunque non la pensi come Trump.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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