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Ispra: 259 tipi di pesticidi nelle acqua italiane

Sostanze chimiche riscontrate nel 67% dei casi analizzati per le acque superficiali, nel 33,5% dei casi in quelle sotterranee

Troppi pesticidi presenti nelle acque italiane. A comunicarlo è l’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ente addetto proprio al monitoraggio dello stato di salute della nostra Penisola.
Grazie all'analisi di più di 35 mila campioni durante il biennio 2015-2016, dati sintetizzati nel “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque”, l’Ispra ha riscontrato che la presenza di pesticidi è praticamente diffusa su tutto il territorio italiano.
Le indagini effettuate rivelano che nel 2016 è stata riscontrata una quantità di pesticidi pari al 67% dei casi analizzati per le acqua superficiali, e al 33,5% in quelle sotterranee (in pratica, due volte su tre e una volta su tre).

«I dati del rapporto Ispra sulla presenza di pesticidi nelle acque mettono in luce una situazione sempre più preoccupante che contribuisce in maniera determinate all’inquinamento che ancora oggi grava su fiumi, laghi e falde. – afferma Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – La contaminazione del 67% dei punti monitorati nelle acque superficiali e di un terzo di quelle sotterrane conferma che la strada è ancora lunga, nonostante la crescita esponenziale dell’agricoltura biologica e di pratiche sostenibili che stanno dando un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci, al ripristino della biodiversità e alla salute dei suoli. Servono strumenti concreti di riduzione e eliminazione dei pesticidi al centro delle misure della nuova Politica agricola comunitaria (Pac) e dei Piani di sviluppo rurale, ancora troppo incentrati sull’agricoltura conservativa che fa largo uso di queste sostanze».

Tra le 259 sostanze chimiche che sforano i limiti ambientali previsti dalla legislatura vigente, figura l’ormai famoso glifosato, principale componente del diserbante più diffuso al mondo, il Roundup.
Oltre al numero di sostanze, cresce anche il mix, le cosiddette “miscele”. La media per singolo campione è ora di 5 sostanze diverse, arrivando in alcuni a toccare perfino quota 55.

Per quanto riguarda la diffusione territoriale dei pesticidi, va fatto un discorso sulla qualità dei dati. Perché se è vero che sono le regioni del nord Italia a possedere numeri più preoccupanti, è anche vero che le concentrazioni maggiori vengono riscontrate proprio in quelle regioni che hanno migliorato nel corso degli ultimi anni il proprio piano di monitoraggio. Una considerazione che implica un problema, quello di aver sottostimato i dati da parte soprattutto delle regioni centro-meridionali carenti, sempre a detta del report, nella copertura territoriale (caso emblematico la Calabria: non ha inviato alcun dato in merito).
Al netto della premessa, dunque, il report individua nel Friuli Venezia Giulia, nel Piemonte e nel Veneto, le regioni con il più alto tasso di sostanze chimiche nelle acque superficiali: presenti in oltre il 90% dei casi analizzati. Migliora di poco la situazione in Emilia Romagna e Toscana, dove si sfora per più dell’80% dei casi. Per le acque sotterranee, invece, la presenza di pesticidi è particolarmente elevata in Friuli (81%), Piemonte (66%) e Sicilia (60%).

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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