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Powahome, il sistema di smart home invisibile

La start up fondata da due fratelli pugliesi ha ideato piccoli dispositivi che trasformano la casa in una casa domotica

Il sistema Powahome, ideato da Pasquale e Michele Longo rispettivamente ingegnere elettronico e architetto, permette la trasformazione “smart” di vecchi interruttori, pulsanti e prese che, senza bisogno di ristrutturare e cambiare impianti, vengono modificati grazie a un dispositivo che aggiunge il controllo e può essere gestito da remoto tramite smartphone.

La start up si è anche aggiudicata il primo premio  alla seconda edizione del Klimahouse Startup Award, la startup competition lanciata da Klimahouse, è stata finanziata da LVenture Group e accelerata da LUISS ENLABS e ha base a Roma. L’assenza di soluzioni che fossero semplici da installare e utilizzare spinge Pasquale a progettare il primo prototipo elettronico del dispositivo Powahome, ecco l'intervista fatta al fratello Michele:

Come è nata l’idea della vostra Start Up?

Powahome nasce da un’idea di Pasquale Longo a giugno 2016, quando, per avere più spazio per lavorare alle proprie idee, costruisce con me suo fratello un letto a soppalco. Ben presto emerge un problema: spesso andando a dormire dimenticava la luce del lampadario accesa e doveva quindi scendere nuovamente dal letto a soppalco per raggiungere l’interruttore, nasce così Powahome, dalla necessità di una comodità oggi facilmente raggiungibile con le nuove tecnologie domotiche. 

Di che si tratta? Quali i vantaggi e gli svantaggi?

Powahome è il sistema di smart home invisibile che non necessita di ristrutturazioni e centraline aggiuntive. Il sistema consta di dispositivi così piccoli che si installano nelle cassette dell’impianto elettrico a fianco a interruttori e prese da controllare da remoto. Ogni dispositivo comunica in WiFi direttamente con il modem già presente in casa o ufficio per la connessione internet senza aggiungere nuove centraline da installare e configurare. Il vantaggio del sistema Powahome, oltre a garantire il retrofit sull’impianto elettrico esistente, è che lascia inalterata la funzionalità dell’interruttore fisico già presente.

Che tipo di percorso avete seguito? (finanziamento, avvio, mantenimento)

Il progetto Powahome è nato come idea a giugno 2016 e a gennaio 2017 siamo stati selezionati per il programma di Open Innovation “Android Factory 4.0” in collaborazione tra Google e Luiss EnLabs (l’acceleratore per startup innovative nato dalla joint venture tra LVenture Group e l’Università LUISS “Guido Carli”). Alla fine del programma Android Factory siamo stati selezionati per il programma di accelerazione di Luiss EnLabs e abbiamo ricevuto un primo micro-seed di 80.000 euro da LVenture Group (holding di partecipazioni quotata sul MTA di Borsa Italiana che investe in startup digitali e ne supporta la crescita). Con questo primo investimento ci siamo costituiti come società, abbiamo ingegnerizzato, certificato a norma CE il dispositivo e servito i primi clienti. Alla fine del programma di accelerazione, a novembre 2017, abbiamo aperto un round d’investimento a cui hanno già partecipato la stessa LVenture Group e business angels.

Da chi siete stati affiancati?

Durante il percorso di accelerazione siamo stati supportati da un team eterogeneo che ci ha permesso di affrontare al meglio problematiche di ogni tipo, da aspetti commerciali a burocratici.

Qual è stata la parte più difficile da affrontare?

Come per tutte le startup, soprattutto early stage, anche per noi il mantra che ci accompagna continuamente è “fare meglio con meno”. La difficoltà principale, quindi è andare più veloce di un’azienda tradizionale, avendo a disposizione meno risorse, sia umane che economiche.

L’unica soluzione è fare di questa difficoltà una sfida quotidiana!

Che tipo di riscontro avete avuto da parte del pubblico?

Fin da subito abbiamo avuto un ottimo riscontro perché finalmente si può rendere domotico il proprio appartamento eliminando i costi di ristrutturazione. Con il nostro sistema riusciamo a creare valore anche per elettricisti ed installatori che possono proporre e installare un sistema di domotica che è facile da installare che da configurare, senza alcuna conoscenza informatica.

Qual è la strategia di exit?

Powahome in questo momento è una startup early stage e il nostro unico obiettivo è crescere rapidamente per raggiungere subito la copertura nazionale e quindi i mercati europei.

Più in generale, comunque, nel settore smart home abbiamo assistito ad acquisizioni sia da parte di multinazionali leader del settore, che da parte di grandi player i cui core business sono affini all’ambito domestico (ci si riferisce ad esempio alle exit di Nest acquisita da Google e Ring acquisita da Amazon).

Quale tipo di supporto credete sia opportuno per la prosecuzione di successo di una start up?

Il principale supporto necessario ad una startup è di tipo economico e quindi l’investimento in capitali di rischio che permettano l’adozione di adeguate strategie il cui obiettivo sia una rapida crescita per scalare subito su mercati esteri.

Quali saranno i prossimi step?

In questi giorni stiamo ultimando la produzione industriale dei dispositivi e saranno disponibili per l’acquisto a partire da fine giugno. Dal punto di vista commerciale, nei prossimi mesi svilupperemo una rete vendita capillare che copra tutto il territorio nazionale e puntiamo a stringere importanti partnership per la distribuzione. Sotto l’aspetto tecnico invece, abbiamo già in progetto due nuovi dispositivi legati al controllo dei consumi che vorremmo iniziare a sviluppare entro l’anno.