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Clima in Europa: non ci siamo

Un rapporto del Climate Action Network fa il punto sull'attuazione degli Accordi di Parigi da parte dell'Europa. Risultato: insufficiente

Arriva la classifica dei paesi dell'Unione europea circa la performance climatica, tenendo conto anche dei loro progressi nella riduzione delle emissioni e nella promozione di rinnovabili ed efficienza energetica. . E non ci sono buone notizie. I dati sono rilevati nel rapporto "Off Target" pubblicato dal Climate Action Network (Can) Europe, la coalizione delle associazioni impegnate nella lotta ai cambiamenti climatici. In sintesi Europa e Italia sono ancora molto lontane dal tradurre in realtà i già fiacchi accordi di Parigi.

Secondo il rapporto nessun Paese Ue ha una performance sufficiente, sia per ambizione che per progressi, nel ridurre le emissioni climalteranti. E per questo, il rapporto non assegna la prima posizione della classifica tra i 28 Paesi Ue. L'Italia si classifica al dodicesimo posto con il 41% dei punti: una performance assolutamente insufficiente dovuta a una posizione poco ambiziosa, combinata con un trend medio di riduzione delle emissioni che è un risultato raggiunto nonostante una politica climatica nazionale non sia adeguata agli obiettivi di Parigi, ma che come è sottolineato dl rapporto vede un forte contributo delle rinnovabili e dell'efficienza energetica. Nonostante i bastoni tra le ruote messi a rinnovabili ed efficienza energetica dagli ultimi governi.

Tornando alla classifica del rapporto "Off Target" in testa si posiziona la Svezia, con il 77% dei punti, seguita dal Portogallo, con il 66% - ragione per la quale non ci sono alibi del tipo "crisi" e cose di questo tipo - , la Francia, con il 65% che però gode di una rendita di posizione sulle emissioni dovuta al nucleare, l'Olanda, con il 58% e il Lussemburgo, con il 56%, grazie, in particolare, al loro sostegno a obiettivi climatici più ambiziosi a livello europeo. Ma anche per questi Paesi c'è ancora molta strada da fare a livello nazionale per ridurre le emissioni e promuovere le rinnovabili e l'efficienza energetica.

Tutti gli altri Paesi hanno una performance inferiore al 50% per il loro forte ritardo rispetto agli impegni di Parigi. Da sottolineare il trend negativo, rispetto al passato, della Danimarca, con il 49% e della Germania, con il 45%, che hanno abbandonato la loro storica guida nella lotta ai cambiamenti climatici, anche perché ora devono affrontare la soluzione di un baseload energetico fatto di fossili che è più complicato da aggredire. In fondo alla classifica si posizionano Estonia con il 24%, l'Irlanda, con il 21% e la Polonia, fanalino di coda con il 16%: «per la loro ostinata opposizione a un'ambiziosa azione climatica sia a livello europeo che nazionale», si afferma nel rapporto.

«L'Europa è ancora lontana dal centrare il bersaglio nella lotta ai cambiamenti climatici con il grave rischio di mancare gli obiettivi fissati nell'Accordo di Parigi. - afferma Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, commentando il rapporto "Off Target" pubblicato dal Climate Action Network (Can) Europe - La fotografia scattata dal rapporto evidenzia in pieno le difficoltà da parte dei Paesi europei nell'attuare e mettere in campo politiche e azioni concrete in grado di ridurre le emissioni climalteranti. Solo pochi Paesi si stanno muovendo in questa direzione, mentre molti altri sono in gravissimo ritardo e tra questi c'è l'Italia che si salva solo grazie all'importante contributo delle energie rinnovabili, cresciute sull'onda lunga degli investimenti degli anni scorsi e purtroppo arrestatasi nel 2014, e dell'efficienza energetica».

Il rapporto del Can arriva in un momento decisivo per la politica climatica ed energetica europea. Siamo nella fase finale dell'approvazione del nuovo pacchetto legislativo "Energia Pulita 2030" e nell'avvio del processo di definizione della posizione europea alla Cop24 di Katowice. Dove l'Ue dovrà impegnarsi a sottoscrivere entro il 2020 obiettivi climatici più ambiziosi degli attuali per il 2030, sulla base di una strategia di lungo termine che consenta di raggiungere zero-emissioni nette ben prima del 2050. «Proprio per questo il prossimo Consiglio Ambiente che si terrà in Lussemburgo il 25 giugno e la chiusura dei negoziati tra Parlamento e Consiglio sul pacchetto "Energia Pulita 2030" sono importanti occasioni per rafforzare l'ambizione climatica europea», conclude il rapporto.

«I negoziati in programma a livello europeo nei prossimi giorni su efficienza energetica e governance sono fondamentali per consentire ulteriori passi in avanti con un accordo più ambizioso - continua Zanchini - È importante che l'Italia confermi la posizione avanzata, in linea con il Parlamento, assunta per la prima volta al Consiglio Energia dello scorso 11 giugno. Un segnale indispensabile per evidenziare la volontà politica del nuovo governo di voltare definitivamente pagina e impegnarsi senza ambiguità per una forte leadership europea nell'azione climatica globale. Un impegno indispensabile non solo per tradurre in realtà la promessa di Parigi. Ma, soprattutto per accelerare la transizione, fondata su efficienza energetica e rinnovabili, verso la decarbonizzazione dell'economia italiana ed europea. Solo così sarà possibile vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l'occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l'Europa e l'Italia non possono fallire».

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Parole chiave

clima | fossili | rinnovabili

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Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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