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Smart building, efficienza e intelligenza entrano in casa

Niccolò Aste, docente del Politecnico di Milano, espone quali saranno i concetti chiave dell’edilizia futura: intelligenza, integrazione, efficienza

L’efficienza energetica in edilizia passerà sempre più dal concetto di smart building. Per comprendere bene cosa significhi abbiamo avuto modo di incontrare il professor Niccolò Aste, del dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente costruito del Politecnico di Milano, in occasione di Klimahousecamp. Un autentico esperto di temi quali “edifici energia zero” ed “edilizia intelligente” nel segno dell’efficienza e dell’interazione delle parti del tessuto urbano.

Niccolo Aste

Lo stesso docente è coinvolto in prima persona nel progetto Milano 4 You, considerato il primo smart district italiano che sorgerà a Segrate, all’avanguardia mondiale per molti aspetti, primo tra i quali la sua capacità di porre in relazione edifici e rete energetica. In occasione della presentazione del progetto segnalò il processo di cambiamento: «Da organismi pesantemente energivori, gli edifici si trasformeranno in sistemi efficienti, interattivi ed interoperabili, capaci di autoprodurre e scambiare reciprocamente elettricità e calore prodotti da fonte rinnovabile e di azzerare, o quasi, gli impatti sull'ambiente».

Durante il convegno Klimahousecamp si è parlato anche dell’evoluzione da green building a smart building.

Quali sono i punti di contatto tra il green building e lo smart building?

Ci sono due livelli di lettura, a mio avviso: il primo è quello del marketing e della moda, ovvero legare una definizione a quanto c’è per renderlo “di tendenza” e, nel settore edilizio la definizione aiuta a livello commerciale a rendere più appetibile un contesto. In realtà le definizioni nascono da considerazioni molto più approfondite, partendo dall’edificio bioclimatico, ovvero quello che univa il concetto di auto-climatizzazione al concetto biologico, ovvero di un edificio in grado di comportarsi come un organismo, riuscendo ad autoregolarsi, sfruttando le energie provenienti dall’esterno e riducendo così l’apporto energetico convenzionale. Poi, in senso lato, il termine green è stato esteso a tutta una serie di edifici che hanno un minore impatto ambientale. Il risparmio energetico è la principale voce in questo senso: edifici energeticamente efficienti, realizzati con materiali che hanno richiesto un limitato consumo energetico nel loro ciclo produttivo. E qui entra in gioco anche il concetto di sostenibilità, termine che designa un processo che non va a pesare né al presente né sulle generazioni future. Così i termini green e sostenibili sono associati nel definire edifici dal limitato consumo e impatto, andando in direzione dell’efficienza e del comfort. In questa direzione concettuale lo smart building vede unire ai concetti precedenti quello di intelligenza artificiale, tale da ridurre i consumi, regolare l’impianto di riscaldamento o le schermature solari, il tutto in modo smart. L’edificio intelligente, quindi, è un complesso che si regola sulla base di determinati parametri, un po’ come già avviene sulle automobili, in cui una centralina elettronica presiede a molte funzioni, ottimizzando la vita stessa della vettura e i suoi parametri.

Il mondo della ricerca, di cui lei è un esponente, su quali direzioni sta puntando per realizzare edifici al tempo stesso più green e smart?

Il campo della ricerca è quanto mai ampio e va a indagare una pluralità di aspetti e direzioni, facendo emergere aspetti positivi da sviluppare e nuove strade percorribili ed escludendone altre non efficaci o in grado di offrire benefici. In questo momento, per quanto riguarda l’efficienza energetica e lo smart building sono diversi i settori esplorati. Uno dei più interessanti riguarda l’interazione fra l’edificio e la rete, correlandoli in modo smart, e facendo emergere il concetto che l’edificio non sia più da considerare una monade, ossia una realtà chiusa in sé, ma un sistema, un nodo in un network in cui si scambia e si produce energia, si riceve e s’immette nella rete. È un concetto interessante perché va a modificare le abitudini del consumatore, le tecnologie e la convenienza di certi aspetti.

Nella logica delle reti intelligenti e delle fonti “pulite” per alimentare anche gli edifici, che ruolo possono giocare i sistemi di storage?

Hanno e avranno un ruolo importante specie per colmare gli andamenti di flusso energetico “altalenanti” come sono il solare e l’eolico. Il nostro team del Politecnico sta lavorando sull’accumulo termico dell’energia elettrica, considerando che il 40-50% dei nostri consumi elettrici sono legati alla climatizzazione. Il limite attuale che occorre superare è lo storage con batterie ad accumulo elettrochimico: tutte le grandi realtà del settore stanno lavorando per offrire batterie più performanti puntando anche ad alternative quali l’idrogeno, supercondensatori, batterie a volano. Questo sarà un tema forte dei prossimi anni.

Il Politecnico è coinvolto attivamente nel progetto di smart city Milano 4 You. Quali sono le peculiarità che lo rendono, a detta di molti, un’eccellenza mondiale?

Come Politecnico abbiamo chiesto come condizione preliminare per la nostra adesione al progetto di applicare tutte le tecnologie più avanzate allo stato dell’arte, finalizzate al risparmio energetico, alla produzione energetica da fonti rinnovabili e allo smart building, quest’ultimo considerato non tanto come organismo sì complesso, ma in grado di offrire praticità d’uso e miglior qualità della vita. Si tratta di un progetto che è anche una sfida importante e interessante: starà a noi riuscire a trovare un equilibrio economico che passa dal contare su edifici molto performanti al prezzo di edifici tradizionali.

Autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.

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