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NZEB, novità e buone pratiche tra edilizia e ricerca

Sul tema NZEB l’Europa si mobilita, ma anche in Italia vi sono nuovi progetti, iniziative e interventi da parte istituzionale e privata, startup comprese

In materia di NZEB, ovvero gli edifici a energia quasi zero, le novità non mancano. A livello europeo di recente è stata raggiunta un’intesa tra Consiglio e Parlamento UE sulla direttiva EPDB, in materia di efficienza energetica negli edifici. Il punto sostanziale dell’accordo recente prevede che entro il 2050 l’intero parco immobiliare europeo sia NZEB.

NZEB in Italia, cifre e progetti

In Italia per legge dal 2019 tutti gli edifici pubblici (nuovi o soggetto di un’importante ristrutturazione di primo livello) dovranno essere a fabbisogno di energia quasi zero e dal 2021 lo stesso varrà per tutti gli immobili. La Regione Lombardia ha anticipato già al 2016 tale obbligo per edifici privati e pubblici, mentre l’Emilia-Romagna lo ha anticipato al 2017 per gli edifici della PA e al 2019 per quelli privati.

A oggi si sa che gli edifici NZEB in Italia sono compresi tra 650 e 850, dei quali il 93% ad uso abitativo, concentrati in Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto. A registrarlo è l’ENEA che sul tema ha avviato un progetto per monitorare la realizzazione degli edifici a elevate prestazioni e di guidare progettisti e decisori con esempi di tecnologie e buone pratiche: si tratta dell'Osservatorio nazionale degli edifici a energia quasi zero in Italia, secondo la EPBD e la legislazione nazionale vigente. Fa parte del portale 4E (efficienza energetica edifici esistenti) che intende offrire informazioni su novità e buone pratiche per cittadini, imprese, professionisti e per la pubblica amministrazione.

Inoltre ricordiamo anche i recenti accordi stretti tra la società consortile interistituzionale STRESS (Sviluppo Tecnologie e Ricerca per l’Edilizia Sismicamente Sicura ed ecoSostenibile), il distretto ad alta tecnologia per le costruzioni sostenibili con soci pubblici e privati, e il Ministero della Difesa e tra quest’ultimo e l’università Federico II di Napoli. I due accordi prevedono la definizione e attuazione di progetti di ricerca, di consulenza tecnico-scientifica e di formazione nel settore energetico, con riferimento all’efficientamento energetico e alle tecnologie per NZEB delle strutture della Difesa già esistenti e di nuova costruzione. A ricordarlo è il report GreenItaly, realizzato da UnionCamere e fondazione Symbola.

L’azione della ricerca e delle startup

Sull’argomento NZEB è attiva anche la ricerca. Dall’Università La Sapienza di Roma partirà quest’anno un team alla volta di Dubai per Solar Decathlon, con il progetto ReStart4Smart. Si tratta di un concept che intende unire alle caratteristiche di efficienza energetica e ambientale tipiche di un edificio a energia quasi zero e di un green building, anche quelle “di intelligenza e flessibilità attraverso una continua interazione con il contesto ambientale, con l’ambiente costruito e con gli utenti al fine di acquisire dati e informazioni utili all’ottimizzazione del suo funzionamento, fino alla possibilità, grazie ad un innovativo sistema costruttivo”. In pratica, esso potrà trasformarsi nel tempo per adattarsi alle esigenze degli occupanti e interattiva rispetto all’ambiente esterno, unendo il rispetto dell’ambiente alla tecnologia. Lo evidenzia ancora il report GreenItaly, segnalando anche altri progetti in ottica NZEB: per esempio, quanto sta portando avanti AAkhon, startup del Milanese, con Edilizia 0.0: edifici a zero consumi di energia, emissioni in atmosfera, scarti in ambiente, inefficienze di produzione ed utilizzo, zero discomfort dell’abitare. Con il sistema industrializzato e-Home la startup punta a realizzare edifici near zero energy e dotati di building automation a costi accessibili. Spiega il report:

“Il sistema si basa sulla realizzazione in fabbrica dei componenti che poi vengono assemblati in cantiere, eliminando sprechi di materiale ed efficientando il prodotto finale. Tali componenti sono realizzati da aziende partner italiane ed europee: dall’involucro opaco che garantisce l’isolamento termico e acustico ai fluidi termovettori con recupero attivo. L’edificio e-Home viene gestito dal sistema myGEKKO realizzato da Ekon, che rileva i dati utili alla regolazione degli impianti e adatta il sistema edificio alle abitudini degli occupanti, consentendo di monitorare i consumi energetici e di gestire persino la ricarica della propria auto elettrica”.

Riqualificare in NZEB, gli esempi ci sono

L’ambito near zero energy building non riguarda solo le nuove costruzioni, ma anche l’ambito attinente alla ristrutturazione. Di esempi significativi si possono citare quelli del Comune di Pietradefusi (AV), di Milano e di Firenze. Il primo ha per oggetto la riqualificazione NZEB di 80 alloggi popolari. L’intervento, costato circa 4,5 milioni di euro, tre dei quali provenienti dal Conto Termico. Oggetto dei lavori è l’ottimizzazione dell’efficienza energetica delle abitazioni con particolare riguardo per la dispersione energetica dell’involucro fabbricato e per il sistema di climatizzazione invernale e di produzione di acqua calda sanitaria. Come si legge nel report, gli interventi hanno interessato varie parti del costruito, a partire dalla sostituzione delle coperture di eternit dei sottotetti con coperture metalliche ventilate e coibentate, fino alla eliminazione dei ponti termici su travi, pilastri e cassonetti e alla sostituzione degli infissi con nuove soluzioni a doppi vetri basso emissivi. Il lavoro di riqualificazione energetica ha compreso anche l’installazione di pompe di calore centralizzate e autonome e un impianto fotovoltaico di supporto. “All’interno degli alloggi, che nel corso dei lavori hanno continuato ad essere occupati, sono stati installati nuovi radiatori, sostituite le lampade a incandescenza con lampade a led e introdotti nuovi sistemi di riduzione dei flussi idrici. I risparmi che si ottengono da queste soluzioni consentono di ripagare l’attività progettuale e le rate per l’acquisto degli alloggi che potranno essere riscattati dagli assegnatari”.

A Milano, invece, è da segnalare il progetto “Cenni di cambiamento” il più grande housing sociale d’Europa, che ha per oggetto l’intervento su 124 alloggi, 4 torri da 9 piani in classe energetica A. Sviluppato su 17.000 metri quadrati, il complesso è stato realizzato utilizzando pannelli portanti in legno a strati incrociati che coniugano resistenza ed ecocompatibilità.

A Firenze sono stati consegnati due edifici, uno di 6 piani per 39 alloggi, il secondo di 4 piani per 6 alloggi realizzati in X-lam e a energia quasi zero. Si tratta di alloggi popolari cui si aggiunge una ludoteca pubblica su due piani di 600 mq in legno. “Dal progetto originario che prevedeva per essi la classe energetica A si è passati alla NZEB aumentando la coibentazione delle pareti esterne mediante 14 cm di pannelli di lana di roccia, l’installazione di un impianto centralizzato a pompa di calore aria-acqua per la climatizzazione, boiler a pompa di calore integrato con impianto solare termico a circolazione naturale, pannelli fotovoltaici per l’energia elettrica e impianti di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore in ogni abitazione. Gli edifici producono da fonte rinnovabile il 76% del loro fabbisogno energetico”.

 

Photo by Juhasz Imre from Pexels

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Autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.

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