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Tecnologie green, il pioppo per la bonifica di suoli contaminati

Un esempio di come le piante contribuiscano a ridare vita all'ecosistema

I residui organici e gli xenobiotici derivanti dalle attività antropiche possono essere facilmente degradati applicando i principi del biorimedio fitoassistito (o fitorimedio). Questa tecnologia in linea con la sostenibilità ambientale sfrutta le particolari condizioni che si vengono a creare nella rizosfera, la porzione di suolo compresa tra le radici delle piante. Queste, essudando ossigeno, sostanze carboniose ed enzimi, creano le condizioni ottimali per la proliferazione microbica. I microrganismi, dal canto loro, attraverso i loro processi metabolici, favoriscono l’assorbimento dei nutrienti da parte delle piante e le rendono maggiormente resistenti nei confronti dei patogeni. 

Le naturali potenzialità degradative dei microrganismi e di alcuni enzimi vegetali possono essere così sfruttate per trasformare, contenere o rimuovere gli inquinanti organici dai suoli. I principali vantaggi derivanti da interventi di risanamento di questo genere sono riconducibili ad un costo del 10% o del 20% in meno rispetto ai comuni trattamenti meccanici, alla possibilità di applicarli direttamente in situ ed alla conservazione delle risorse naturali. È tuttavia necessario selezionare delle specie vegetali con una buona tolleranza nei confronti degli inquinanti da degradare.

Il pioppo è stato utilizzato con successo per il recupero di siti contaminati da policlorobifenili (PCB).  I PCB sono fra i principali inquinanti organici rinvenuti negli ecosistemi naturali a causa del loro ampio impiego fino agli anni 80. La loro natura chimica li rende persistenti nell’ambiente e bioaccumulabili negli organismi. L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) li ha inclusi tra i cancerogeni, mentre la World Health Organization (WHO) fra i distruttori endocrini. Rimuoverli dagli ecosistemi è quindi una priorità. Nell’ambito di un intervento promosso dal Centro Nazionale delle Ricerche (CNR), attraverso l’incrocio tra due specie di pioppo (Populus sp.), è stata selezionata una varietà, denominata Monviso, che presenta una buona tolleranza ed adattabilità: requisiti essenziali per procedere con il biorisanamento. A questo scopo sono stati realizzati degli impianti agro-forestali ad elevata densità per ridurre al minimo i limiti imposti dalla biodisponibilità del contaminante. Questo, se le piante sono molto vicine fra loro, verrà a trovarsi sempre nella rizosfera, nella quale si svilupperanno batteri in grado di metabolizzare i PCB e di convertirli ad innocui costituenti inorganici.

La biomassa impiegata per interventi di biorimedio fitoassistito può essere utilizzata per la produzione di energia. Nel caso del biorecupero di siti contaminati da PCB, non essendo questi ultimi traslocati nella porzione aerea della pianta, è evidente questa possibilità.    

Il fitorimedio è quindi una tecnologia a ridotto impatto sull’ambiente, di facile applicazione ed a basso costo, che può sostituire in modo efficace trattamenti meccanici invasivi nella bonifica di suoli contaminati da sostanze organiche pericolose per l’uomo e dannose per gli ecosistemi.   

di Simone Valeri                                                                                                                 

Autore

Simone Valeri

Simone Valeri

Laureato in Scienze Ambientali presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, attualmente frequenta la laurea magistrale in Ecobiologia. Divulgare, informare e sensibilizzare per creare consapevolezza ecologica: fermamente convinto che sia il modo migliore per intraprendere la via della sostenibilità. Per questo, e soprattutto per passione, realizza un sito web (ecologicalrevolutionblog) ed inizia a collaborare con testate giornalistiche del settore.

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