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Pulire gli oceani sfruttando le correnti marine, ora si può

È pronta la prima rivoluzionaria macchina in grado di pulire gli oceani dai rifiuti plastici, si chiama Ocean Array Cleanups

Dal 1950 al 2015 sono 6,3 miliardi le tonnellate di rifiuti plastici immessi dall’uomo nel pianeta, cifra spaventosa se si ragiona in termini di tempi di decomposizione delle materie plastiche. Per rendere l’idea, un comune sacchetto od una bottiglia in polietilene impiegano oltre 100 anni per degradarsi totalmente.   A pagarne le conseguenze più care sono gli oceani dove ogni vengono riversate almeno 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici.

Una soluzione concreta per arginare gli impatti dell’inquinamento da materie plastiche viene dal giovane Boyan Slat. La sua idea, formulata quando aveva appena diciannove anni, consiste nello sfruttare le correnti oceaniche per convogliare i rifiuti verso delle strutture galleggianti.

Le correnti oceaniche naturali, ed in particolare il Vortice subtropicale del Nord Pacifico, sono le stesse che hanno determinato la formazione della spaventosa isola di plastica (Pacific Trash Vortex) di dimensioni stimate tra 700.000 e 10 milioni di km quadrati. L’obiettivo dell’ideatore di Ocean Array Cleanup è proprio quello di dimezzare, entro 5 anni, la dimensione del Pacific Trash Vortex.

Questo, sarà realizzabile grazie ad una catena di barili galleggianti lunga circa 2 km e posizionata secondo la direzione della corrente. I rifiuti verranno così convogliati verso una piattaforma ad imbuto il cui contenuto verrà mensilmente raccolto da un’apposita barca.

Quest’anno sarà quindi installata la prima struttura che verrà attentamente monitorata allo scopo di apportare eventuali miglioramenti prima che il progetto venga esteso. Sessanta, sparse per tutto il pianeta, sono le piattaforme che il giovane ideatore punta ad installare entro il 2020.

Non solo, dal momento in cui il più del lavoro è svolto dalle correnti oceaniche, Ocean Array Cleanup è un’innovazione praticamente ad impatto zero. Le uniche componenti che necessitano di energia, tra l’altro, sfruttano quella rinnovabile del sole.

I rifiuti plastici, una volta riportati sulla terraferma, saranno ovviamente riciclati. Alcuni grandi marchi, come Adidas, si sono interessati all’iniziativa e potrebbero iniziare ad acquistare la plastica la quale, in quest’ottica, non sarà più un rifiuto bensì una risorsa.

Boyan Slat e l’associazione Ocean Cleanup da lui fondata sono fiduciosi e, a patto che la prevenzione diventi una priorità per la maggior parte dei paesi del mondo, auspicano di avere oceani liberi dalla plastica entro il 2050.

 

 

 

 

Autore

Simone Valeri

Simone Valeri

Laureato in Scienze Ambientali presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, attualmente frequenta la laurea magistrale in Ecobiologia. Divulgare, informare e sensibilizzare per creare consapevolezza ecologica: fermamente convinto che sia il modo migliore per intraprendere la via della sostenibilità. Per questo, e soprattutto per passione, realizza un sito web (ecologicalrevolutionblog) ed inizia a collaborare con testate giornalistiche del settore.

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