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Cosmetici dallo scarto di fermentazione della birra

Simbiosi industriale e upcycling stanno diventando lo standard per l'economia circolare

Rifiuti, o meglio residui che diventano materia e creano valore. E così anche da un residuo alimentare si può ottenere un doppio valore economico, perché si crea una materia prima e si evita un rifiuto, e ambientale visto che non si immettono rifiuti, si usa meno energia per cui si emette meno CO2 e si utilizzano meno risorse. Si tratta dell'upcycling ossia l'aumento del valore nel passaggio della materia dallo stato di rifiuto a quello di materia prima. E oggi anche lo scarto della fermentazione della birra può essere riciclato e trasformato in un prodotto di lusso per la cosmetica. Lo ha scoperto Maria Paola Merlo, torinese, laureata in Chimica dell'ambiente e titolare di un piccolo laboratorio di cosmesi. Dopo due anni di studi, in collaborazione con l'Università di Torino, ha estratto un principio da un prodotto destinato a essere buttato dopo i vari stadi di vita del lievito della birra. Si tratta dello "squalene", una molecola della pelle, che è il più importante costituente del sebo protettivo del cuoio capelluto, che si trova anche nell'olio d'oliva e nel fegato degli squali. Fonte dal quale deriva il nome.

«Ho sposato un birraio - dice Maria Paola Merlo - e non potevo che iniziare le mie sperimentazioni proprio dal processo di fermentazione della birra. Ho analizzato con cura vari tipi di residui di produzione. Dopo due anni sono riuscita a ottimizzare l'estrazione del principio innovativo, lo squalene, che utilizzerò nel mio laboratorio di cosmesi. È una molecola molto importante per la pelle, in più recupero un residuo alimentare e lo valorizzo con un moderno processo di chimica ragionata». La scoperta è stata resa nota nel dicembre scorso con una tesi di laurea dal titolo "Estrazione dello squalene dai residui di birra: principio funzionale per la formulazione cosmetica", che è stata selezionata e premiata da Federchimica.

Il primo cosmetico realizzato con la scoperta della torinese ha debuttato al Cosmoprof, la fiera del beauty e della cosmetica che si è svolta a Bologna. «È il Golden Oil Luxurious Transformation, un ricostituente e riequilibrante - prosegue Maria Paola Merlo - della fibra capillare. È l'esempio di cosmetico che nasce da un riciclo e riutilizzo consapevole delle risorse naturali in modo sostenibile, secondo i principi dell'economia circolare e della green economy».

Nel suo percorso di ricerca applicata, la chimica torinese è stata affiancata da Daniela Gaudiello, docente universitaria di Chimica cosmetica: «Ci siamo conosciute all'Ordine dei chimici nel 2014: Maria Paola - racconta Daniela - mi disse che voleva creare una sua linea cosmetica di alto livello. Così l'ho aiutata a formulare i suoi prodotti e le ho insegnato a trovare le formule adatte per una linea di cosmetica eco-bio che rispettasse esseri viventi e ambiente. La scienza e la ricerca sono alla base della cosmetica. Leggendo i numeri, si capisce quanto sia importante parlare di sostenibilità anche nel campo della cosmesi: il fatturato annuo mondiale è pari a oltre 205 mila bilioni di dollari. Dal 1996 è sempre in crescendo. Nel mondo si vendono più cosmetici che pasta».

Così è nata, "Ambadué-the science of nature", la linea di bio-eco cosmesi, vegana e italiana, che utilizza solo principi attivi innovativi di derivazione vegetale e biologica. «Per un chimico - conclude la Merlo - la ricerca delle materie prime è un momento di grande entusiasmo e il confronto tra me e Daniela è uno dei momenti più importanti nella formulazione dei cosmetici. Il nostro motto? La natura è una questione di chimica».

Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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