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Rischiamo più cambiamenti in 50 anni che in 6mila

Di questo passo miliardi di persone potrebbero essere spinte fuori da quella “nicchia climatica” che ha consentito all’umanità di prosperare

La pandemia in atto ci ha sorpreso, nonostante gli avvisi della comunità scientifica, e la specie umana sembra proprio destinata a subire i duri colpi dal riscaldamento globale. Motivo per cui non possiamo più permetterci di rimandare la transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio.
Siamo molto più vulnerabili di quel che si pensava. A dimostrarlo è lo studio “Future of the human climate niche” pubblicato il 5 maggio sulla rivista Pnas (Proceedings of the national academy of sciences of the United states of America), che descrive come l’intera popolazione mondiale rischia di subire enormi cambiamenti.
Secondo infatti le previsioni costruite dal team di scienziati, per ogni aumento di un grado centigrado di temperatura potrebbero esserci un miliardo di persone costrette a spostarsi, oppure a vivere in zone dove è impossibile resistere a un calore definito “insopportabile”. Secondo lo scenario peggiore nei prossimi 50 anni, orizzonte temporale molto ristretto, un terzo della popolazione mondiale potrebbe vivere in aree calde come il deserto del Sahara. Mentre, se dovesse verificarsi lo scenario migliore, sarebbero circa 1,2 miliardi di persone a vivere in zone dove la temperatura rappresenta una seria minaccia per la salute.
“Sono numeri davvero sbalorditivi – ha commentato uno degli autori dello studio, Timothy M. Lenton dell’università di Exeter -. Studio da tempo i ‘tipping points’ climatici (punti critici che la comunità scientifica consiglia di non superare, per evitare l’innesco di una serie di conseguenze che potrebbero mettere in discussione persino l’esistenza umana sul pianeta), quelli che vengono considerati apocalittici, ma questo mi ha colpito maggiormente. I risultati pongono la cosa in termini molto umani”.
Dello stesso avviso Marten Scheffer dell'università di Wageningen, altro autore del rapporto: “Con 29°C e più di temperatura media le condizioni sono invivibili. Siamo stupefatti da queste conclusioni, pensavamo fossimo meno sensibili, ma in effetti abbiamo sempre vissuto all’interno di una nicchia climatica. A questi ritmi ci saranno più cambiamenti nei prossimi 50 anni che negli ultimi 6mila. Dovremmo quindi muoverci o adattarci, ma ricordiamo che anche l’adattamento conosce limiti.”

Nicchia climatica
In effetti lo studio questa volta pone il tema in maniera diversa, descrivendo l’argomento in “termini molto umani”, come sostengono i ricercatori. L’umanità nel corso degli ultimi millenni ha sempre prosperato in “fasce climatiche” dove la temperatura variava trai i 6°C e i 28°C. Questo perché sopra o sotto una certa soglia non solo si mette a rischio la propria salute ma va in difficoltà anche la capacità produttiva dei terreni, minacciando la sicurezza alimentare e incentivando il fenomeno delle migrazioni.
Senza una netta accelerazione sulle politiche di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, le previsioni ci dicono che in media da qui alla fine del secolo le temperature saliranno di almeno 3°C ma, trattandosi proprio di una media, questo vorrebbe dire che in alcune zone la temperatura potrebbe aumentare anche di 7,5°C. Le stesse zone dove, tra l’altro, ci si aspetta una crescita maggiore della popolazione, come in Africa e Asia.
Per evitare dunque di vivere una tragedia ben più drammatica, e per di più irreversibile, del Coronavirus, gli scienziati infine ricordano che non si può più posticipare: “la ripresa post Covid-19 deve essere l’occasione per cambiare il nostro modello economico”.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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