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Il Covid-19 ci allontana dall’Agenda 2030

Brusco passo indietro dell’Italia rispetto allo sviluppo sostenibile. ASviS: crisi impatta negativamente su 9 dei 17 SDGs, Italia non raggiugerà almeno 12 dei 21 target in scadenza quest’anno

Di sicuro la crisi ha accentuato i ritardi del nostro Paese nell’attuazione dell’Agenda 2030, ma non bisogna dimenticare che anche prima della pandemia non eravamo di certo su un sentiero di sviluppo sostenibile.
È quanto ricorda l’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) con il Rapporto annuale dal titolo “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, presentato alle istituzioni durante un evento presso il Ministero degli Esteri l’8 ottobre, che fa il punto sulla situazione italiana.
In generale, i dati fin qui raccolti nel 2020 nel nostro Paese mostrano un peggioramento per 9 dei 17 SDGs (Sustainable Development Goals) e un miglioramento per 3 mentre, per i restanti 5 Obiettivi, non è stato ancora possibile valutare l’effetto della crisi.
Per esempio, nel corso di questi ultimi mesi abbiamo assistito a effetti devastanti sul settore sanitario (SDG 3 dell’Agenda 2030); sulla povertà (SDG 1), basti pensare al calo dei redditi e alle tante famiglie che vivono sotto la soglia di povertà; sul mondo occupazionale (SDG 8); e sull’istruzione di qualità (SDG 4), dato che la didattica a distanza, a causa anche del “digital divide” non è risultata efficace e accessibile a tutti, e a pagarne il prezzo maggiore sono sempre le famiglia più vulnerabili.
Qualche miglioramento si è invece assistito nella lotta al cambiamento climatico (SDG 13), per via del calo produttivo e dei minori trasporti, ma non va dimenticato che la ripresa sta riportando tutto ai livelli pre-Covid e che la cattiva gestione dei dispositivi di protezione individuale, come guanti e mascherine, potrebbero creare enormi impatti negativi sugli altri SDGs ambientali come l’SDG 14 (Vita sott’Acqua) e l’SDG 15 (Vita sulla Terra).

Come detto, il Paese è vittima anche dei gravi ritardi accumulati nel corso degli anni. “Abbiamo perso 5 anni su 15 per attuare l’Agenda 2030 – ha dichiarato il Portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini -. L’accordo del 2015 non è stato preso abbastanza seriamente dalla classe dirigente, dalla politica e dall’opinione pubblica e così l’Italia mancherà molti dei target fissati al 2020”.
21 dei 169 target di cui si compongono i 17 SDGs hanno infatti scadenza proprio quest’anno e, in almeno 12 casi, il nostro Paese risulta lontano dai valori di riferimento, e non solo per via del Covid-19. Questi target, infatti, sarebbero stati disattesi anche in assenza della crisi sanitaria, target che comprendono la riduzione delle vittime di incidenti stradali, il numero di giovani che non studiano e non lavorano, la definizione da parte delle città di piani per la gestione dei disastri naturali, la difesa della biodiversità.
“La crisi in corso rischia di allontanarci dal sentiero verso l’Agenda 2030, ma la scelta dell’Unione europea a favore dello sviluppo sostenibile consente di cambiare direzione. L’ASviS avanza numerose proposte non solo su come orientare il ‘Piano di ripresa e resilienza’ e i fondi nazionali, ma anche su come costruire una nuova governance delle politiche pubbliche, per aumentare la loro coerenza in nome del principio di giustizia intergenerazionale”, ha ricordato infine Giovannini.

Tra le proposte che l’ASviS indirizza alla classe politica, per una trasformazione resiliente del sistema Paese alla luce di quanto emerso con la crisi pandemica e delle linee guida europee, troviamo: la creazione di un ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro e la programmazione strategica; l’adeguamento della normativa che prevede la relazione sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) nell’ambito del ciclo di bilancio, per allinearla agli SDGs utilizzati nel Semestre europeo; la costruzione di una seria e dettagliata Strategia di sviluppo sostenibile per fornire una visione solida e coerente dell’Italia al 2030; l’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC) per allinearlo agli obiettivi europei e l’approvazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici; e predisposizione di una Legge annuale sullo sviluppo sostenibile, per disporre di un veicolo normativo destinato a introdurre modifiche di carattere ordinamentale con un’ottica sistemica ispirata all’Agenda 2030.

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Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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