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Italia chiama rinnovabile

Presentato al Forum QualEnergia il dossier Comuni Rinnovabili di Legambiente.

C’è un’energia che unisce, che lega tutti i 7.978 municipi italiani, ed è rinnovabile. Ogni comune del Belpaese possiede infatti uno o più impianti da fonti rinnovabili installato, un buon risultato se pensiamo che 10 anni la componente green era presente solo in 356 casi.
Lo sostiene Legambiente attraverso la diffusione del suo ultimo lavoro sui “Comuni Rinnovabili” durante il Forum QualEnergia di Roma (27 e 28 novembre) che ha trattato del bisogno, in base anche a quanto detto recentemente dall’Ipcc, di accelerare il processo di transizione.

Secondo il rapporto è la Lombardia la regione più virtuosa, quella che possiede i numeri migliori, grazie ai 7.989 MW di potenza installata. Se prendiamo in esame solo il solare e l’eolico, diventa però la Puglia la miglior regione d’Italia.
In generale, sono le installazioni fotovoltaico a riscuotere maggior consenso con i 20GW di potenza installa lungo tutto la Penisola.
"Dobbiamo, e finalmente possiamo, fermare la febbre del Pianeta – ha dichiarato la Responsabile Energia di Legambiente Katiuscia Eroe -. In Italia entro il 2030, dobbiamo riuscire almeno a triplicare i 20 GW installati di impianti solari e realizzare investimenti capaci di ridurre drasticamente consumi energetici e emissioni di CO2. Obiettivi realizzabili, come dimostrano i risultati già raggiunti dalle storie che premiamo oggi - Legambiente durante il Forum ha premiato le 100 esperienze virtuose e all’avanguardia per capacità di soddisfare i fabbisogni energetici tramite risorse locali -. Storie di pionieri che hanno scelto di puntare a un modello 100% rinnovabile costruito con risorse locali. Un modello che si può allargare a tutta l’Italia, dai condomini ai distretti produttivi, grazie alla nuova direttiva sulle fonti rinnovabili che finalmente consentirà anche in Italia di premiare chi si autoproduce l’energia e di aprire alle comunità energetiche. Ci aspettiamo quindi che il Governo recepisca subito queste nuove regole per permettere alle famiglie e alle imprese di ridurre la spesa energetica diminuendo le emissioni climalteranti”.

C’è però ancora molto da fare, il sistema Italia ha rallentato negli ultimi anni
Di fianco alle esperienze virtuose, c’è però anche un’Italia che arranca, soprattutto negli ultimi anni dove “ha fortemente rallentato” l’esplosione del settore “perché le politiche hanno guardato in un'altra direzione, e perché non sono stati risolti i problemi legati alle barriere, anche non tecnologiche, che trovano i progetti nei territori”, si legge ne comunicato stampa diffuso.
In molte zone è stata infatti vietata, anche per motivi di carattere burocratico, il permesso a edificare nuove strutture energetiche pulite. Basti pensare al parco eolico offshore bocciato in Puglia perché “deturpava il passaggio”, che doveva sorgere, però, di fronte all’ormai ex Ilva di Taranto che, tanto per dirne una, possiede ciminiere alte oltre i 100 metri, che contribuiscono all’inquinamento atmosferico del luogo.
Negli ultimi cinque anni, la crescita delle installazioni è stata quasi ferma, la media per il solare è stata di 407 MW all’anno e di 301 MW per l’eolico, cifre del tutto inadeguate a raggiungere perfino i già limitati target fissati dalla SEN (Strategia Energetica Nazionale).

Adesso l’attenzione è posta sull’imminente road map che il Governo è chiamato a presentare entro la fine di quest’anno.
"Il nuovo Piano energia e clima, che l’Italia dovrà presentare in una prima versione entro Dicembre 2018, dovrà fissare la traiettoria degli obiettivi e delle politiche al 2030, inquadrate dentro una strategia di lungo termine al 2050 di decarbonizzazione dell’economia, come previsto dalle nuove Direttive europee. Domenica si apre la Conferenza sul Clima a Katowice, in Polonia, e ci aspettiamo che il nostro Governo si batta per mettere in campo un’azione climatica ambiziosa, coerente con l’obiettivo di fermare l’aumento delle emissioni entro 1.5°C, in modo da ridurre in maniera significativa i danni climatici non solo per i paesi più poveri e vulnerabili, ma anche per l’Europa. Secondo Eurostat, infatti, nel solo 2015 le perdite economiche sono state di ben 11.6 miliardi di euro. Mentre un recente studio dell’Agenzia europea dell’ambiente stima costi sino a 120 miliardi l’anno con un aumento della temperatura globale di 2°C e addirittura 200 miliardi se si raggiungessero 3°C”, ha concluso il Vice Presidente di Legambiente Edoardo Zanchini.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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