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Ischia: l’Italia trema ancora

Ad un anno di distanza dal sisma del centro Italia, tocca ora all’isola fronteggiare l’emergenza terremoto

1500, sono gli sfollati che hanno ricevuto assistenza dalla Protezione Civile a seguito del sisma di Ischia delle ore 20.57 dello scorso 21 agosto.
Il comune più colpito è Casamicciola, dove a circa 2 chilometri di profondità è stato identificato l’epicentro del sisma, insieme a quello di Lacco, Ameno e Forio.
Nei giorni scorsi, durante il Consiglio dei Ministri, il Governo ha varato lo stato di emergenza per l’isola. Per il momento sono 7 i milioni di euro stanziati per la ricostruzione (provenienti dal Fondo per le emergenze nazionali), milioni che dovrebbero rappresentare soltanto una prima tranche nell’attesa di stime più accurate sugli interventi da mettere in campo.
Sui luoghi del terremoto è arrivato anche il Presidente Mattarella che ha tenuto a far sentire la sua vicinanza, e quella del Paese intero, agli isolani: “Siamo qui per aiutarvi, tranquilli. Abbiate fiducia nelle istituzioni, non vi abbandoneremo”.
Oltre ai crolli, alle 2 vittime e ai molti feriti, il terremoto è stato un duro colpo pure per l’economia del luogo, in particolare per i posti di lavoro estivi.
Sono infatti 450 i lavoratori con contratti stagionali, impiegati nel settore turistico, che hanno dovuto interrompere anzitempo il loro percorso lavorativo.
E proprio sulla risorsa principale, il turismo, si è soffermato il Capo dello Stato esortando “L’isola a mantenere la sua ordinata ed efficace struttura e capacità di accoglienza turistica. Perché il turismo è la garanzia della straordinaria bellezza di Ischia”.
Intanto il procuratore Giovanni Melillo di Napoli ha aperto un’inchiesta. L’indagine al momento è a carico di ignoti e l’ipotesi formulata è quella di omicidio e crollo colposo. L’obiettivo è cercare di capire come e perché i danni di maggiore entità siano tutti concentrati in una ristretta area appartenente al comune di Casamicciola.

Un anno fa il sisma del Centro Italia
Ischia è il primo terremoto su territorio italiano capace di causare vittime da quello del 24 agosto 2016.
Ma, ud un anno di distanza, com’è la situazione relativa alla ricostruzione e alla messa in sicurezza del territorio nel Centro Italia? 
Proviamo a fare una breve panoramica.
Fino ad ora, nelle Marche, nel Lazio, in Umbria e in Abruzzo, sono stati rimossi solo l’8,5% dei cumuli di macerie: circa 230 mila tonnellate a fronte delle 2,6 milioni stimate. Di questo passo la scadenza prevista per la pulizia totale del territorio del 31 dicembre 2018 pare impossibile da rispettare.
Sono le macerie derivanti dagli edifici pubblici e da quelli privati pericolanti che devono avere priorità per la rimozione, questo per liberare le “zone rosse” (le più colpite) e consentire l’avvio della ricostruzione per la rinascita delle comunità locali.
La regione delle Marche è quella che ha più bisogno di aiuti: solo 1 milione e 100 mila tonnellate raccolte, il 10,5% del totale, e su 87 comuni colpiti, 52 sono ancora invasi dai resti degli edifici e addirittura 9 risultano essere inaccessibili.
Pure Lazio con il 7% e l’Umbria con il 10% delle macerie rimosse confermano i ritardi dei piani d’azione che trovano però nell’Abruzzo la regione con il maggiore ritardo: addirittura si attende ancora che inizino le operazioni di raccolta.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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